due chiacchiere

8034 chilometri di differenza

Spero Dario non me ne voglia se copio pari pari il titolo di un suo recente post. In cui mette a confronto due sistemi scolastici, due filosofie di pensiero, due culture: quella di Caivano, piccola comunità a 14 chilometri da Napoli, e quella di Kenosha, ridente paesino ad un centinaio di chilometri da Chicago. Una lunga ed articolata riflessione che m’ha ricordato un commento che Giglio ha lasciato qualche giorno fa su queste pagine, in risposta ad una mia riflessione sulla legislazione italiana che regola il diritto di cittadinanza nel Belpaese. Non metto in dubbio che in Italia “la situazione non sarà rosea, ma neanche così disastrata” come la descrivevo io, e che esistono tante realtà diverse, ognuna con i propri lati positivi e negativi.

Ma quelli che la stampa racconta, sebbene siano da considerare casi estremi, sono comunque tristemente veri, e non degni di un Paese che si vanta di essere una delle potenze più importanti del mondo. D’accordo, anche qui escono storie di sparatorie di studenti, ma poi leggo questi racconti da un’America che la stampa invece non racconta mai, e mi rendo conto di quanto siano lunghi 8034 chilometri.

Commenti

  1. Trapanator ha scritto:

    Anche noi al lavoro abbiamo quel bagno per disabili! È una grande figata, ormai uso solo quello! 🙂

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    1. camu ha scritto:

      @Trapanator: chissà se nelle scuole elementari dalle tue parti è lo stesso 🙂

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      1. Trapanator ha scritto:

        @camu: Non saprei, però guarderei anche in che periodo è stata fatta la scuola. Solo recentemente è obbligatorio mettere questi bagni per disabili. Quella del post mi sembrava piuttosto recente.

  2. giglio ha scritto:

    Grazie per l’iteressante post. Naturalmente, con gli “spazi” americani l’Italia non può competere… è una battaglia persa. Le scuole elementari in generale non sono proprio messe male almeno a Firenze e provincia per quanto la mia esperienza può valere. Disastrate, almeno strutturalmente, sono le scuole superiori anche quelle più blasonate. L’open day di 4 anni fa in cui accompagnavo mio figlio fu traumatico, soprattutto per lui che veniva da una scuola di provincia di recente ristrutturazione .
    Per quanto riguarda il bagno dei disabili il sollevatore lo abbiamo nella ASL locale, mentre nel bagno della scuola c’era il lettino, ora è qualche anno che non ci sono tornata. Naturalmente che in Italia si debba migliorare non c’è dubbio, bisogna sempre tendere alla perfezione, no?
    Per quanto riguarda le donazioni dei privati, lo sapevi che le manifestazioni studentesche di questi giorni vogliono proprio contrastare la proposta del governo di far contribuire i privati ?

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    1. Trapanator ha scritto:

      @giglio: concordo con te riguardo agli spazi, negli USA sono immensi e i palazzi sono relegati a percentuali infime rispetto all’intero territorio 🙂 c’è il rovescio della medaglia: spesso avere la macchina è un obbligo, anche per comprare solo un litro di latte…

      Risposte al commento di Trapanator

      1. camu ha scritto:

        @Trapanator: come si diceva in privato, non sono gli spazi in sè a mancare. In Toscana mi pare che vi siano distese sterminate di campi appena fuori da ogni comune. Il problema è che qui non hanno avuto il medioevo, con la corsa all’erezione di muri di cinta ed all’arroccamento in spazi angusti sulle colline per difendersi dagli invasori 🙂 Qui è tutto “spalmato” sulla superficie disponibile, e verso il centro dell’America, dove la densità di popolazione è inferiore, si sta ancora meglio.

        Ma non ditemi che in Italia manca lo spazio, le scuole potrebbero essere costruite fuori paese (sto parlando dei piccoli comuni, non delle metropoli), se quello fosse il vero problema 😉

        Risposte al commento di camu
        1. giglio ha scritto:

          camu: Sulle nostre colline ci sono gli ulivi e le vigne, che ce le vuoi distruggere per nuove costruzioni?

  3. dario ha scritto:

    Chiedo ospitalità e spiego meglio…

    Il paragone che ho fatto scrivendo l’intervento su Aria Fritta, è stato “successivo”.
    Non sono, infatti, andato in quella scuola americana perché “volevo fare un paragone”, soprattutto dopo la storia sulla quale avevo fatto un servizio.

    Il servizio è nato così, con la normale richiesta di un caporedattore che mi ha detto “Vai a dare una occhiata in quella scuola e vedi se è tutto vero e se riesci a tirare fuori qualcosa.
    Quando sono andato in quella scuola di Caivano – la dentro – mi veniva da piangere, anche perché io non ero (davvero!) molto diverso da quei ragazzi.
    Ragazzi (già?) persi, senza sogni, senza ambizioni…

    Poi, questa estate abbiamo dovuto lasciare di corsa la Florida e allora abbiamo raggiunto questa amica (dopo una meravigliosa cavalcata di 735 miglia, 1183 chilometri) che abitava lì da un anno, da settembre 2011.
    I supermercati erano pieni già di roba scolastica, i bambini ci hanno detto che avrebbero iniziato la scuola dopo qualche giorno, e allora ho chiesto se per caso era possibile vederla…
    Ha fatto una telefonata e il Preside ha detto che non ci sarebbe stato nessun problema.
    E’ stato qualche minuto dopo essere entrato che mi è venuto in mente come un lampo quella scuola di napoli…
    Ed è allora che mi sentivo sempre più depresso, ogni minuto che passavo là dentro.
    Scuotevo davvero la testa e dentro mi montava la rabbia.
    Talmente tanto che ho dovuto far passare mesi prima di tirare fuori quello che avevo dentro.

    Ma questo mi succede sempre, ogni volta che torno dagli States…

    Scusami, e grazie dell’ospitalità…

    d.

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    1. camu ha scritto:

      @dario: grazie per la precisazione. Io ho sostenuto a più riprese su questo blog che la scuola, dalle elementari all’università, è alla base di una società civile, cooperativa e coesa. I ragazzi italiani spesso sono persi, demotivati e senza prospettive, perché è tutto il sistema ad essere rotto, a non inculcare un’educazione civica, un senso di collaborazione e di positività. Qui a funzionare è quella che io chiamo la PMI americana: posta, meritocrazia ed istruzione 🙂

  4. giglio ha scritto:

    Da quello che ci rimanda il cinema, anche negli USA ci sono scuole pubbliche disastrate…o sono solo licenze poetiche?

    Risposte al commento di giglio

    1. camu ha scritto:

      @giglio: no, assolutamente, è chiaro che anche qui non è tutto rose e fiori, l’ho anche scritto nel post 🙂 Ti riporto un commento dal blog di Dario che esprime esattamente quello che penso. La mamma che l’ha scritto si è di recente trasferita in America dalla ricca Lombardia.

      Ci terrei a fare delle importantissime precisazioni:
      1) sia io che Dario siamo perfettamente a conoscenza del fatto che NON TUTTE LE SCUOLE AMERICANE sono come questa descritta nel post, e NON TUTTE LE SCUOLE ITALIANE sono come quella del video. Non siamo stupidi!

      2) La scuola da cui provengono i miei figli si trova in Lombardia. E’ una scuola splendida, molto ben organizzata, anche rinnovata strutturalmente di recente, e con un preside eccellente. Per non parlare degli insegnanti… quasi tutti degni di merito! Nonostante questo vi posso assicurare che siamo anni luce di distanza. Questa non è una città ricca: è un tipico comune della provincia americana. Una cittadina in cui, fino a pochi anni fa, la maggior parte della popolazione era tipicamente operaia. Posso paragonarla alla cittadina Lombarda da cui provengono i miei figli. Senza troppa fatica. E a quella Piemontese da cui proveniamo io e il mio compagno. Ma le scuole… NO! Non le posso proprio paragonare.

      Sicuramente ci sono anche in USA scuole che vanno a pezzi. Ma difficilmente in Italia c’è questo livello di… eccellenza.

  5. giglio ha scritto:

    Mi auguro che l’eccellenza si riferisca anche ai contenuti della formazione e non solo alla forma estetica della scuola.

  6. dario ha scritto:

    Giglio, qui ovviamente il discorso fa più complesso.
    Ma non veniamo però a dire che noi possiamo “consolarci” del fatto che i nostri programmi scolastici sono migliori (o che i loro sono peggiori).
    A me non interessafare lo “sponsor” degli Stati Uniti: è una nazione che ho imparato ad amare andandoci, la prima volta, pieno di prevenzioni culturali e ideologiche. E so benissimo che è una società piena di difetti.
    Però…
    Però quello che mi fa più incazzare (ogni volta che torno, perché purtroppo devo sempre – per ora – tornare in Italia) sono le cose semplici che là funzionano: la civiltà della gente, il rispetto per la cosa pubblica, le regole chiare PER TUTTI (in Italia sarebbero mai state processate – e condannate! – le figlie del Presidente [Bush jr] – e non la nipote di Mubarak – sorprese a guidare con una patente falsa utilizzata quando avevano meno di 21 anni?), una “mobilità sociale” (la possibilità, cioè, di migliorare la propria posizione economico-sociale rispetto a quella dei propri genitori) undicidicoundici volte superiore alla nostra.
    Gli Usa sono un Paese dove gli agenti NON POSSONO chiedere i documenti a casaccio, solo perché uno sembra africano, meridionale, marocchino, veneto, bianco, rosso e verdone…, né possono tantomeno “fermare” una persona senza una VALIDA motivazione.
    Per tornare alla scuola: come ha detto la madre dei bambini che in quella scuola andavano, quella è “una normale scuola PUBBLICA di provincia”. E’ ovvio che ce ne sono di peggiori, soprattutto nelle grandi città: ma questo è infatti uno dei motivi per cui gli americani preferiscono lasciare le grandi città per la provincia.

    Se poi tieni conto che negli Usa sono solo nove, mi pare, le città che hanno più di un milione di abitanti, puoi facilmente capire che il 97% (o più) degli americani abita PROPRIO IN QUEI CENTRI DOVE CI SONO SCUOLE COME QUELLA DOVE SONO ANDATO.
    E, ripeto, stiamo parlando di una scuola pubblica.
    Il discorso che però i loro programmi scolastici fanno schifo rispetto ai nostri è una “tiritera” che non può reggere: prova ne sia che quei due ragazzi a scuola non vedono l’ora di andarci.
    Più o meno, insomma…
    🙂

    d.

  7. giglio ha scritto:

    Scusa, se ti ho irritato, ma non era mia intenzione, ho solo fatto una battuta per evidenziare che non si parlava di contenuti ma solo di forma.

  8. dario ha scritto:

    Non sono assolutamente irritato, credimi!
    Forse il mio tono era solo infervorato…

    Se avessi i soldi pagherei di tasca mia due mesi di viaggio negli Usa a coloro che ne sono diffidenti.

    Io, infatti, mi metto da parte i soldi ogni mese per andarci (e starci più che posso).
    Ho sempre poi da parte più di sei mesi di giorni festivi da recuperare o ferie arretrate non godute: che prima o poi, stai certo, prenderò.

    d.

  9. giglio ha scritto:

    Io non sono diffidente degli USA, anzi, sono cresciuta con il mito americano, ma questo non mi ha impedito di sviluppare il mio senso critico.

  10. dario ha scritto:

    E non ti immagini, invece, di quanto io fossi diffidente (culturalmente e politicamente) prima di metterci piede e di quante analisi dettate dal mio “senso critico” mi avevano portato ad avere una opinione, che poi si scontrò con quello che ho visto e sentito.

    P.S.: Ero critico, salvo cantare Bob Dylan e Springsteen, salvo leggere Steinback, Kerouac e Gregory Corso, salvo amare Martin Luther King e Robert Kennedy, salvo mettermi i blue jeans (e bere Coca Cola, con i compagni che mi tacciavano di tradimento ad ogni sorso…).

    d.

  11. exuma ha scritto:

    Scusate l’intromissione ma non riesco proprio a capire perchè debba rientrare nella lista delle cose che funzionano bene negli u.s.a. il fatto che la polizia non possa fermare la gente. Stento a crederci. Lì non la fanno prevenzione? Fanno solo repressione?

  12. dario ha scritto:

    Solo “repressione”?
    Ma per carità!
    Forse sono stato superficiale, ma questa cosa va intesa nel fatto che le forze dell’ordine DEVONO fidarsi delle dichiarazioni di una persona.
    D’altronde come farebbero, ripeto, a chiedere i documenti indiscriminatamente? Secondo quali criteri li dovrebbero chiedere? E’ vietato dalla legge chiedere documenti perché indotti dall’aspetto o dalla razza…
    Loro si fidano, ma se poi sgarri (o dichiari il falso) son dolori.

    Pensa cara exuma, che non è nemmeno obbligatorio, negli Usa, possedere un documento di identità, e non esiste nemmeno un’anagrafe “centrale”, “federale”. Nemmeno dopo l’11 settembre il Parlamento americano è riuscito a raggiungere un accordo per imporre l’obbligo del possesso di un documento di identità! Anche i deputati più conservatori erano contrari, o alla fine hanno rinunciato.
    Da sempre gli americani mal sopportano il “controllo centrale” delle autorità.
    Se poi un agente ferma “senza una VALIDA giustificazione” una persona, sono dolori per quel distretto di Polizia, che si troverebbe certamente a pagare fior di migliaia di dollari DI danni.
    La patente, per esempio, negli Usa è solo una “licenza alla guida”.

    A me è capitato solo una volta di essere stato controllato: è accaduto quando ho attraversato l’enorme diga al confine fra Nevada e California, ma un cartello avvisava che sarebbero stati controllati i documenti a tutti gli automobilisti e passeggeri per ragioni di “Sicurezza Nazionale”. Un’altra volta, due anni fa, in occasione del 10° anniversario dell’attentato alle Torri Gemelle a New York c’erano controlli alle stazioni della metropolitana: ma c’era un cartello che li annunciava (!) affermando che le persone “potevano aver controllata l’identità”.
    Cartello che si concludeva con la scritta “Perdonate l’eventuale disagio”…

    d.

    Risposte al commento di dario

    1. Emanuele676 ha scritto:

      @dario: A me sembra controproducente il non-obbligo di portare un documento di identità o il non avere un’anagrafe centrale (ma nei singoli stati è presente,giusto?Quindi basterebbe un’indice che ricerca i nomi in tutti gli anagrafi.)

    2. Trapanator ha scritto:

      @dario: che pacchia per i portoricani, che possono accorrere numerosi 😀

  13. exuma ha scritto:

    L’argomento è ampio e delicato, oltrechè attualissimo, (basta pensare a domani nella mia città, Roma, si prevede maretta) ma non è proprio questa la sede per parlarne. Complimenti comunque per il tuo pezzo, mi è piaciuto molto.

    p.s. A proposito, sono un lui.

    Risposte al commento di exuma

    1. camu ha scritto:

      Perché questa non è la sede giusta? 🙂

  14. exuma ha scritto:

    Lo è? Mi sembrava solo che si stesse parlando di altro, di sistemi scolastici in paesi diversi, ma effettivamente si può estendere il discorso, confrontando altri sistemi, ma io posso parlare solo dell’italia, non ho esperienze all’estero che non siano vacanze.
    Tornando alla facoltà delle forze dell’ordine italiane di richiedere un documento d’identità, che articolo della costituzione viola? Volendo parlare di obbligo di averlo con sé, saprai che neanche in italia vige per tutti, ma solo per chi ha pregiudizio penali. La richiesta poi anche qui è strettamente collegata alle circostanzedi tempo e di luogo. Si può stare senza documenti alle 2 di notte in giro, a piedi naturalmente, ma se poi, cammina cammina, ti trovi al posto sbagliato, non avendo un documento al seguito qualche minuto magari lo potresti perder. Volendo parlare infine dei criteri con cui si fermano le persone bè, la discrezionalità c’è sicuramente, ma per carità basta con l’uomo nero cattivo. Però se ti facessi un giro di mttina nelle aule dei tribunali, leggedo le liste degli imputati ti accorgeresti che i nomi sono prevalentemente tunisini, marocchini, romeni e ogni tanto qualche italico malfattore, può raro dei panda.
    Per concludere non mi pare l’Italia sia uno stato di Polizia da cui fuggire. Al contrario è un paese dove chi delinque, a qualsiasi livello, vive molto bene grazie alle abbondanti garanze che offre il sistema giudiziario. Chi è onesto però non dovrebbe farsi tanti problemi e se proprio dovesse capitare, ecco qua agente, la mia carta d’identità. Arrivederci e grazie.
    Che male c’é?

    Risposte al commento di exuma

    1. camu ha scritto:

      Si, forse non era il tema centrale del mio articolo, ma son contento quando si sviluppa un dibattito a margine, e non è certo mia intenzione tarpare le ali ai miei lettori 🙂

      La questione dell’identità qui è molto delicata, tanto che il sindaco di New York è stato recentemente criticato per una iniziativa “non documentata” dei vigili urbani della grande mela. Prova a cercare notizie sul cosiddetto stop-and-frisk su wikipedia o sul sito di vari sindacati (le unioni) per capire i retroscena.

      Personalmente credo che se non ho nulla da nascondere, il documento lo porto sempre con me. Anche perché qui è la patente di guida, che ovviamente devo avere con me quando cavalco il mio destriero metallico per le vie del Bronx 🙂

  15. dario ha scritto:

    Qui stiamo parlando degli Stati Uniti d’America.
    E negli Stati Uniti (mi spiace…) è considerato una “violazione della libertà personale” ogni tipo di controllo di questo tipo, che infatti, da noi ha radici lontane, nei Borboni e nei Savoja (per non parlare del fascismo).

    Basta che vai in un qualunque albergo degli Usa: per molti anni non mi sono nemmeno stati chiesti i documenti, oggi, invece, al massimo ne viene chiesto uno per gruppo, o ti viene chiesto di scrivere (ma non controllano!) la targa dell’auto. Ma lo fanno solo per risalire a qualcuno in casi di danni alla camera.

    E’ una tolleranza che indispettisce i fautori italiani del controllo centralista dello Stato (lo so…): ma, mi spiace per loro, negli Usa e così.

    Se uno vuol tenere i capelli lunghi fino alla cinta, non ci sarà mai nessun poliziotto negli Usa che lo fermerà per identificarlo.
    Quando ero ragazzo e avevo la testa alla “Battisti” ed ero vestito con jeans ed eskimo, venivo fermato almeno una volta al giorno.
    E quel controllo che serviva? Mica avevano un computer per verificare se ero ricercato!

    E perché, in Italia, si controllano i documenti a chi dorme in albergo? Semplicemente per una norma che risale al fascismo e ai Borboni: il controllo degli spostamenti dei cittadini.
    I delinquenti non sono forse in grado di avere documenti falsi??
    Assurdo.
    Una incomprensibile violazione della libertà dei cittadini, verrebbe considerata negli Usa, appunto.

    Gli agenti di polizia, negli Usa, hanno scritto BEN CHIARO sulla camicia il loro cognome, e hanno il numero di matricola stampato in caratteri grandi sul casco.
    Così, se eventualmente eccedono, possono essere identificati.
    Quando a Roma un ragazzo venne pestato a sangue davanti ad una pizzeria, due anni fa (e fu salvato solo dalle riprese fatte con un telefonino da una persona da un balcone), i nove poliziotti imputati e sotto processo, hanno dichiarato di “NON SAPERE” chi erano gli altri colleghi che hanno partecipato al pestaggio: “Avevano casco e fazzoletti che coprivano il viso!”, hanno detto.

    Quando a Verona alcuni vigili urbani furono ripresi mentre svegliavano “a calci” un senza fissa dimora, questi annotarono i nomi di due ragazzi che ripresero la scena con il telefonino, dicendo tra l’altro che non si potevano riprendere le forze dell’ordine.
    Prova a dire una cosa del genere negli Usa, dove non è, ovviamente, un reato riprendere un poliziotto, soprattutto se sta commettendo un reato.

    Negli Usa, le figlie del Presidente degli Stati Uniti George W. Bush furono fermate e processate perché erano al volante dopo aver bevuto quando avevano meno di 23 anni. Avevano anche una patente falsa.
    Furono condannate a pulire il sangue nelle sale operatorie per sei mesi.
    E non erano nemmeno le nipoti di Mubarak…

    Quando un cittadino è CERTO che vive in un posto dove vengono processate anche le figlie del Presidente (senza cambiare eventualmente le leggi per evitare un processo) IL RAPPORTO FRA CITTADINO E STATO CAMBIA.
    Eccome!

    Questa è la differenza.

    P.S.: I portoricani sono americani degli Usa senza cittadinanza.
    Per ora.

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    1. Emanuele676 ha scritto:

      @dario: Tutta questione di mentalità…

    2. Jack ha scritto:

      @dario: bella risposta
      non so come sia uscito il discorso polizia e cittadini, ma quando in Arizona si combatteva contro la legge per cui la Polizia poteva fermare e chiedere i documenti a chiunque mi chiedevo “ma come, non e’ sempre stato cosi’?”, e poi uno si accorge che non e’ poi tanto normale quello che ti fanno fare qua.
      Qui dai 14 (o 16? una delle due) anni sei obbligato a girare con un documento d’identita’ appena esci di casa, perche’ ti potrebbero fermare e chiedertelo. Senno’ ti identificano in centrale, come non si sa ma a quanto pare e’ cosi’.

      Risposte al commento di Jack

      1. Emanuele676 ha scritto:

        Bhe, in teoria è giusto che uno si porti sempre dietro un documento di identità.
        Poi è nella mentalità della polizia sapere quando chiedere un documento.

  16. exuma ha scritto:

    La cosa veramente ridicola è che tutti contestano questa cosa di dover esibire un documento alle autorità, non solo in questa sede, è una cosa continua, ma poi in milioni scrivono vita morte e soprattutto miracoli di sé su fb, con dovizia di particolari e aggiornando costantemente le notizie in tempo reale, dovesse sfuggire qualcosa… della serie: “sono disposto a dire tutto a tutti di me, tranne come mi chiamo alla polizia”. Sapete che c’è di nuovo, chi ha nel cassetto un bel biglietto per fantasilandia ha già trovato la soluzione, ma per tutti gli altri c’è bisogno di ben altro che uno sfogo su internet. Io non voglio fare la parte del reazionario, ma anche ascoltare gli stessi slogan triti e ritriti da 50 anni non ha più senso, anche perchè quando è toccato nel personale, anche il più liberale si rigira come una vipera, dimenticando in un colpo solo la tolleranza e i diritti civili.
    E non sto parlando a vanvera, troppi ne ho visti.
    A proposito, io sto dall’altra parte della barricata, se la vogliamo chiamare così, tanto per rimanere in tema sessantottino…

    Risposte al commento di exuma

    1. camu ha scritto:

      Su Facebook, con me sfondi una porta aperta, io ho chiuso il mio (quasi inutilizzato) profilo anni fa, e non ne ho mai sentito la mancanza.

      Hai ragione su quanto sia facile ingannare la gente ed impossessarsi di dati personali altrui. Una volta feci un esperimento creando un account fasullo ed iniziando a chiedere amicizie a destra e manca. Per rassicurare i più sospettosi che mi chiedevano chi fossi, citavo dettagli (feste, luoghi, nomi) presi da altri profili “amici” del sospettoso di turno, e costruivi storie credibili che mi aprivano subito le porte e mi garantivano una fiducia inaspettata 🙂 nel giro di un mese avevo accesso a dati privati di circa 200 persone. Quindi immagino cosa possa fare uno che questa cosa la faccia di mestiere.

      Il mio rispetto per le forze dell’ordine è altissimo, se non altro perché queste persone garantiscono ancora un minimo lo “stato di diritto” che l’Italia dovrebbe essere. Il problema non è la carta d’identità ma la certezza della pena: qui se ti pescano, ti sbattono in gattabuia e buttano via la chiave. In Italia sei fuori con la condizionale dopo al massimo 2 settimane. Ed il processo si farà fra un paio d’anni 🙂 Se si farà…

  17. dario ha scritto:

    Non mi sono spiegato: non si tratta di “sono disposto a dire tutto a tutti di me, tranne come mi chiamo alla polizia”, ma del fatto che la polizia in America, crede a ciò che dici. E’ chiaro che non devi raccontare balle, altrimenti (come già detto) son dolori.

    E qui il ’68 non c’entra niente.
    La libertà di non avere dietro un documento, negli Usa, è in vigore anche prima del ’68 (che negli Usa è iniziato nel ’64, ma questo è un altro discorso…).

    d.

  18. exuma ha scritto:

    La libertà ha sempre un prezzo e sinceramente tra garantire l’impunità a migliaia di pseudo contestatori che si arrogano il diritto di distruggere tutto ogni volta che gli gira e mantenere quel minimo di potere alla polizia, pur col rischio che qualche appartenente occasionalmente ne possa approfittare, bè credo che tra i due il secondo rischio sia ancora il più accettabile. Prima di replicare rivediti le immagini dell’altr’anno a piazza san giovanni, quando un’orda di decelebrati, opportunamente addestrati, ha messo a ferro e fuoco la città. In america succedono episodi simili? E se succedono quali sono le conseguenze per gli eventuali fermati? Anche lì vengono liberati il giorno dopo con tanto di scuse e picchetto di parlamentari ad accoglierli come nuovi eroi? E non lo so…
    Ma ognuno ha il proprio punto di vista.

    Risposte al commento di exuma

    1. camu ha scritto:

      @exuma: anche qui sfondi una porta aperta con me. Qui è davvero raro che accadano episodi del genere, persino Occupy Wall Street è stato conosciuto per essere uno degli eventi più pacifici degli ultimi anni, eppure ha causato vari mal di pancia. L’Italia va a rotoli anche per questo, per la mancanza di uno stato di diritto che garantisca pene certe e veloci ai colpevoli, senza se e senza ma.

  19. Arquen ha scritto:

    Mi intrometto un secondo per segnalare questo articolo:
    http://scienza.panorama.it/banchi-matematica
    Bello così, no? 😛

  20. Arquen ha scritto:

    Faccio solo un piccolo appunto. Camu, se tu italiano lavori negli Stati Uniti, vuol dire che o la scuola italiana non è messa tanto male (c’abbiamo l’autocritica nel sangue) o che gli italiani sono dei geni, nonostante la scuola messa male. In entrambi i casi viva gli italiani. 😛

    Risposte al commento di Arquen

    1. camu ha scritto:

      Sfortunatamente quello che ho imparato a squola (oops) non mi è servito molto per trovare un lavoro, sia in Italia che qui. Sono state passione ed iniziativa personale a farmi comprare libri, frequentare corsi di aggiornamento, prendere certificazioni varie 🙂 Se era per certi professori universitari ed il loro modo di scoraggiare gli studenti, a quest’ora mi sarei dato alla filosofia…

      Risposte al commento di camu

      1. Trap ha scritto:

        @camu: la differenza sta soprattutto nel sapere lavorare, non nel avere milioni di titoli 😀

        Risposte al commento di Trap
        1. Trap ha scritto:

          @Trap: anche se certi direttori lasciano a desiderare 😀

        2. camu ha scritto:

          Assolutamente vero 🙂 Ma è anche vero che i professori che fanno domande di filosofia ad un esame di informatica non incoraggiano certo gli studenti… e noi due ne sappiamo qualcosa!

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