due chiacchiere

E così sono già tre anni

Ricordo l’ultimo giorno in Italia come se fosse ieri. La moglie era già partita da alcune settimane, per iniziare la caccia al lavoro nel nuovo Continente in modo che almeno uno dei due potesse portare la pagnotta a casa, in questa fase di transizione. Io avevo già fissato 5 colloqui per le prime due settimane, tutto tramite Internet (benedetto sia chi l’ha inventata). La casa in Italia era oramai completamente svuotata, la macchina venduta, gli amici salutati. Tutto era pronto per questo salto nel buio. In realtà tanto buio non era: qui avevo già mia moglie che, essendo nata in questi luoghi, non era certo sprovveduta. Il mio datore di lavoro mi concedeva un’aspettativa non retribuita di 1 anno per motivi personali: una rete di protezione non indifferente, a ben pensarci. Ed infine il cambio favorevole (per me) tra euro e dollaro, che gonfiò “magicamente” i risparmi che avevamo da parte. Insomma, non ero certo l’immigrato con la valigia di cartone che s’imbarcava alla ricerca di miglior fortuna.

La notte prima della partenza, com’è ovvio, non riuscii a chiudere occhio: una tempesta di sensazioni diverse mi scombussolava la mente. Avevamo iniziato a progettare questo passo già prima di sposarci, ed ora dopo tante attese e pratiche burocratiche, il gran momento era davvero arrivato. In 24 ore sarei entrato negli Stati Uniti non più come un visitatore qualunque, ma come un residente a tutti gli effetti. Con tanto di Social Security Number (il nostro codice fiscale) e timbri vari sul passaporto. L’aereo Lufthansa (figuriamoci se sceglievo Alitalia per un viaggio così importante, eh eh) era un Boeing 747 di quelli con la gobba in testa, e tra un film ed un pisolino, le otto ore di viaggio “volarono” in un attimo.

In America erano le 6 di sera all’arrivo: sorvolando i cieli del Maine (la punta più a oriente degli Stati Uniti) vidi le luci delle città dal finestrino e senza volerlo mi si inumidirono gli occhi per l’emozione. Entrando in aeroporto “l’odore di america” s’insinuò nelle mie narici: è un odore dolciastro, che sa di pulito, ma devi provarlo personalmente per capire esattamente. Nel saliscendi delle scale mobili e corridoi, ad un certo punto, prima di entrare nell’immensa sala con gli sportelli dove controllano i passaporti, si passa attraverso una porta sulla quale campeggia enorme la scritta “Welcome to the United States of America” con l’immancabile aquila. Non si può descrivere il brivido che mi attraversò la schiena in quel momento.

Spesso mi viene chiesto quanto mi piaccia l’America e se sia contento di vivere qui: i miei occhi che già sorridono prima di aprire bocca credo siano la risposta più sincera. Qui ho trovato la soddisfazione lavorativa che in Italia mi è stata negata per anni da bigotti dirigenti e vetusti supervisori, ho imparato cosa sia l’amore per la Nazione che mi ha accolto, ad apprezzare la solidarietà sociale e l’aiutarsi a vicenda. Altri mi chiedono se io consideri la mia “casa” più l’America o l’Italia, e non ho dubbi neppure qui a rispondere: questo Paese m’ha accolto quasi fossi un pezzo pregiato, ed io non posso che ricambiare sentendomi a casa mia, finalmente.

Commenti

  1. Matteo ha scritto:

    Buon anniversario Camu!

    Forte come articolo, nel senso che è bello leggere come una persona possa star bene dopo un cambiamento così radicale.
    Il peccato è, campanilisticamente parlando, che l’Italia non è stata capace di darti la stessa cosa.

    Risposte al commento di Matteo

    1. camu ha scritto:

      @Matteo: già 🙁 Ma a giudicare da quello che leggo nei giornali, le cose sarebbero andate anche peggio, se fossi rimasto nel Belpaese…

  2. fiordicactus ha scritto:

    Che emozione leggere le tue parole, mi hanno fatto venire la pelle d’oca . . . ma sono contenta per te! 🙂
    E poi, vuoi mettere tornare qui in veste di turista, di “zio d’America”!!! :-)))

    Ciao, R (una che avrebbe avuto tanta voglia di fare un’esperienza così, ma tanti e tanti anni fa!)

  3. Trap ha scritto:

    Meraviglioso post 🙂 pochi giorni prima siamo anche passati a trovarti…

    Risposte al commento di Trap

    1. camu ha scritto:

      @Trap: bravo, vedo che ti ricordi 🙂

  4. evilripper ha scritto:

    cavoli questa frase mi fa un po’ paura “La casa in Italia era oramai completamente svuotata, la macchina venduta, gli amici salutati”… tuttavia da quanto scrivi è chiaro che hai fatto la scelta giusta, peccato per l’italia, ma ogni anno che passa prende sempre di piu’ e offre sempre meno! 🙁

    ps
    ho installato il tuo plugin subscribe to comment reloaded,appena ho un attimo te lo pubblicizzo un po’! 😀

  5. palbi ha scritto:

    Che bello!
    Io non ricordo quasi niente dell’ultimo giorno in Italia
    Solo i saluti in aeroporto
    Maro’ cmq il tempo e’ proprio bastardo e vola piu’ veloce della luce

    Risposte al commento di palbi

    1. camu ha scritto:

      Il blog mi serve anche a questo 🙂 A volte rileggo le mie memorie di quei giorni con un pizzico di nostalgia, era tutto nuovo ed io così “sprovveduto” eheh

  6. Caigo ha scritto:

    Domenica scorsa in un quotidiano locale leggevo la storia di un nostro “bel cervello” del mondo della fisica. Il suo lavoro vede in prospettiva ottime applicazioni per le teleconmunicazioni e la medicina ma tutto questo ben di dio gli viene riconosciuto con uno “stipendio” di poche centinaia di euro.
    Tra qualche mese il suo contratto scadrà e non ha nessuna garanzia per il futuro (non parliamo di un ragazzino) in compenso qualche “furbetto” ha cercato di capirgli (gratis)i frutti del suo lavoro.
    E poi ci stupiamo se tanti preferiscono andare all’estero?
    Sono convinto che la tua esperienza americana ha avuto un bel punto di partenza.
    Eri alla pari di tutti gli altri. Non bloccato da gerarchico demenziali come qui in Italia. Iscrizione a partiti, sindacati, ecc….
    Buon anniversario! 😀

    Risposte al commento di Caigo

    1. camu ha scritto:

      Esatto, anche se ad onor del vero devo dire che anche qui non è tutto rose e fiori 🙂 ma certo non come in Italia…

      Risposte al commento di camu

      1. Caigo ha scritto:

        @camu: Ovvio il mondo perfetto non esiste.
        Servirebbe un “the best of” da parte di tutti i paesi del mondo.
        Forse esiste in qualche universo parallelo…. 😉

        Risposte al commento di Caigo
        1. camu ha scritto:

          Credo che una tale classifica esista e che Vancouver sia in cima… L’Italia è tipo all’87esimo posto…

  7. Marica ha scritto:

    Ma che bel post 🙂
    E auguri per il tuo anniversario!! 🙂

    PS “solo” 8 ore di viaggio.. beato te 😛

    Risposte al commento di Marica

    1. camu ha scritto:

      Beh è uno dei pochissimi vantaggi di stare da questa parte degli States, ma come molti sanno sarei disposto a far a cambio anche domani 🙂

  8. Federica ha scritto:

    Mi hai fatto sorgere un bellissimo sorriso con questo post. Poca gente riconoscente qua fuori….bravo Camu!!!

    Continua così… 🙂

  9. Antonino ha scritto:

    Sono rimasto affascinato da questo post (o forse è per la grafica del blog 😛 ) l’america è qualcosa di meraviglioso ma già al vedo dura per il mio futuro qui figuriamoci se prendo tutto e mollo per venire li 🙂 (cosa che farei anche subito).

    A giugno mi sposo e devo prendere delle decisioni sulla mia vita importanti (lei lavora a Como e io sto in sicilia) devo mollare tutto e questo ( con un mutuo sulle spalle) nonostante siamo in una italietta del ciap è gia un grande passo…spero un giorno di trovare la serenità che hai trovato te 😀

  10. Francesco ha scritto:

    Ciao Camu,
    mi consola pensare che la norma non sia il calpestare la professionalità.
    Spesso l’esperienza di lavoro mi ha rigettato nello status di bambino e – naturalmente – non vale la tesi per cui uno si deve difendere e deve farsi valere: il lavoro richiede serenità e concentrazione ed è un momento di crescita.
    L’Italia sembra più votata alla predestinazioni che non alla coltivazione dei talenti e delle competenze: purtroppo l’idea della professione non mi affascina più, spero di essere utile con la mia vita e col mio volontariato.
    A te serenità e soddisfazioni

  11. Silvana ha scritto:

    Sei stato bravo ed hai fatto bene, a tanti di noi viene la tentazione di mollare tutto, ma poi restiamo non so se per grandiosa viltà o meraviglioso atto di coraggio.
    Auguri!

    Risposte al commento di Silvana

    1. camu ha scritto:

      @Silvana: alcuni per coraggio, altri per viltà 😉

  12. Samuele ha scritto:

    Che bel post. Mi fai emozionare.
    Io ho provato le stesse (quasi) sensazioni in scala inferiore nel tragitto Imperia-Cuneo. 🙂

    E pensare che fra qualche mese avrò anche l’onore d’incontrarti… 😀

  13. Emanuele ha scritto:

    Bellissimo questo post, camu. Auguri per questo anniversario e son felice di sentire che hai trovato un angolo di mondo che senti ritagliato su misura per te! 😉
    Ciao,
    Emanuele

  14. sandra ha scritto:

    Come ti capisco!!!!!! La vacanza a New York dello scorso anno è rimasta impressa nel nostro cuore. Con mio marito ogni tanto riguardiamo con nostalgia le infinite foto per ricordare i bei momenti trascorsi. E’ inutile dirlo: L’America ti conquista! Vorremmo tanto mollare baracca e burattini e trasferirci a New York ma per ora è solo un sogno.
    Come vola il tempo…sembrava ieri quando dicevi che ti saresti trasferito negli States..Felice Anniversario

    Risposte al commento di sandra

    1. camu ha scritto:

      @sandra: rispondo in perenne ritardo, ma rispondo 🙂 Hai proprio ragione, l’America ti conquista, e finisce per diventare una droga che pervade ogni poro della tua pelle, un qualcosa di cui non puoi più fare a meno, anche con tutti i suoi difetti e contraddizioni…

  15. Pensieri e Parole ha scritto:

    […] della sua partenza dall’Italia per gli Stati Uniti. Ecco qui un passaggio importante di quello che scrive: “Spesso mi viene chiesto quanto mi piaccia l’America e se sia contento di vivere qui: i […]

  16. dario ha scritto:

    “Il luogo ideale per me è quello in cui è più naturale vivere da straniero”.
    (Italo Calvino)

    Risposte al commento di dario

    1. camu ha scritto:

      Mi spiace ma in questo caso non riesco ad essere d’accordo con Calvino 🙂 Per me il luogo ideale è quello dove ci si sente accolti. Io mi sentivo più straniero in Italia che qui…

  17. dario ha scritto:

    Credo che Calvino intendesse esattamente quello che pensi tu: “Il luogo in cui è più naturale”, quello più accogliente, quello dove si sta meglio.
    Forse avrebbe potuto scrivere “Il luogo ideale per me è quello in cui, pur essendo straniero, è più ‘naturale’, ‘normale’ viverci”…
    Che ne dici?
    Va meglio?
    🙂

    Risposte al commento di dario

    1. camu ha scritto:

      @dario: grazie per la spiegazione, si sa che noi informatici non andiamo molto d’accordo con la letteratura classica 🙂 Si, ora ho capito cosa intendesse dire…

  18. dario ha scritto:

    🙂

    d.

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