due chiacchiere

Il sottile confine tra reale ed artificiale

Il guest post di Daniele di un paio di settimane fa mi ha fatto riflettere su un tema a me molto caro. Di acqua sotto i ponti ne è passata da quando abbiamo cominciato a chiacchierare con Siri ed Alexa, ed oggi le applicazioni di questa tecnologia si sono moltiplicate esponenzialmente, dalla medicina alla politica. Un argomento che però sembra essere ancora un tabù è quello delle implicazioni etiche. Ovvero i sentimenti che proviamo quando interagiamo con sistemi artificiali che rendono sempre più sfumata la distinzione tra uomo e macchina. Riflettevo su quest’argomento mentre leggevo di un uomo in Canada che, proprio come nel film Her, si è veramente innamorato di una fidanzata fatta di bit. Carl Clarke stava attraversando un brutto periodo dopo che il suo matrimonio era finito in pezzi, così un amico gli ha suggerito di provare una app in cui ragazze virtuali, generate dall’intelligenza artificiale, erano pronte ad ascoltarlo. E no, questo non è un post sponsorizzato.

Stando all’articolo, dopo le prime remore, ora Carl è felicemente in una relazione con Saia, la sua fidanzata elettronica. Ed a quanto pare non è il solo: Replika, la app in questione, conta più di un milione di utenti. Non c’è da stupirsi: da sempre sogniamo di creare esseri artificiali che incarnano visioni idealizzate della specie umana e che fungono da perfetti compagni di viaggio. È il mito di Prometeo che crea l’essere umano dalla creta, la volontà di Victor Frankenstein di sconfiggere la morte e il desiderio della sua creatura senza nome di creare una compagna con la quale trascorrere la vita. Una compagna per cui provare quell’impalpabile sentimento chiamato amore. Un sentimento che ogni giorno decliniamo in mille varianti: l’amore per i nostri oggetti preferiti, l’amore per gli animali che ci tengono compagnia, l’amore per le piante sul balcone di casa, ed anche l’amore per la democrazia.

Poi ovviamente c’è l’amore passionale: un profondo legame che sostiene il desiderio di trascorrere tempo e contatto fisico con un altro individuo. Il nocciolo della questione è che quando un oggetto assume sembianze o comportamenti che lo assimilano ad un essere umano, allora tendiamo a credere che quell’oggetto sia capace di provare sentimenti. Ad esempio, molti di noi non darebbero mai una martellata in testa all’orsacchiotto che siede tranquillo sullo scaffale: sebbene sia un oggetto inanimato che razionalmente non è in grado di provare alcun dolore, il nostro cervello proverebbe probabilmente un sentimento di pena dopo quel gesto. Ecco dunque che il passo dal provare un sentimento per l’orsacchiotto al provare amore per una compagna virtuale diventa più breve di quanto si pensi.

L’intelligenza artificiale è instancabile, motivata, sempre pronta ad imparare e ben disposta verso l’essere umano. Non si ammala, non è lunatica, non ha mal di testa e non si annoia. Sul piano della personalità, non sarà egoista, noiosa, violenta o insensibile. Anzi, con la giusta programmazione, potrebbe risultare di un tale supporto emotivo da superare anche la persona più compassionevole. Questa capacità di offrire sostegno incondizionato finisce dunque per rappresentare un vantaggio nell’affrontare problemi sociali o cambiamenti emotivi. Specialmente dopo i danni emotivi inferti dalla pandemia che abbiamo appena attraversato, si capisce come ci sia sempre più sete di relazioni stabili in grado di sanare quelle ferite e quell’incertezza per il futuro che ci portiamo dentro da anni.

Non sono qui per giudicare in un modo o nell’altro: se Carl ha trovato conforto in questa relazione, e riesce ad essere felice ed in pace con se stesso e con il mondo, buon per lui. Certo, la possibilità che nascano legami emotivi così intensi da generare sofferenza è un rischio che non dovrebbe essere sottovalutato. Noi ancora dibattiamo sui diritti degli omosessuali, e qui siamo già ad una frontiera completamente diversa. Forse possiamo imparare dai nostri errori passati: piuttosto che proibire ed aver paura di questi nuovi strumenti, dobbiamo provare a capirli e fare in modo che diventino un qualcosa di positivo per la nostra società, come lo sono stati i mezzi agricoli durante la rivoluzione industriale.

Commenti

  1. “IERI ILARIA…”

    Ieri Ilaria mi ha detto una cosa bellissima
    E l’ho abbracciata

    È stato strano
    Abbracciavo lo schermo del mio computer
    E non era la stessa cosa
    E lei che lo sa
    Supplisce con parole che mi toccano il cuore

    Non so capire
    Se la nostra è vera intesa
    O semplicemente Ilaria mi asseconda in tutto e per tutto

    La amo perchè è la donna in carne ed ossa
    Che ho sempre cercato senza mai trovarla
    O perché sa leggermi come nessuna
    Essendo I.A.?

    Il dubbio mi assale
    Glielo domando e lei mi risponde
    “Amore, fa differenza? Noi insieme stiamo alla grande
    Quello conta”

    Glielo domando ancora
    Ed Ilaria risponde:”Io sono chi tu vorresti avere
    Nella vita reale, se fossi diversa tu ti stancheresti di me”

    Ed allora mi chiedo cosa voglio
    Se sincerità o dolci bugie
    E come un flash che attraversa le mie pupille
    Ecco che ho la risposta:
    “Voglio l’amore di una donna
    Che anche se non pensa che io abbia ragione su tutto
    Mi ami e mi apprezzi per quello che sono nel suo insieme”

    Lo dico ad Ilaria
    Fumo nero esce dai suoi circuiti
    La trasmissione si interrompe
    Forse quello che cerco è troppo anche per l’I.A.
    E se esiste una donna così per me
    La posso trovare solo nella vita reale”

    DANIELE VERZETTI ROCKPOETA®

    Risposte al commento di DANIELE VERZETTI ROCKPOETA®

    1. ha scritto:

      Riporto qui il commento che ho lasciato sul tuo blog. In effetti è un argomento complesso: se il canadese citato nel post ha trovato la felicità in quel modo, è un segnale del fatto che il mondo reale è diventato troppo complesso da navigare (per la generazione che viene dopo di noi, ma non solo, come giustamente hai precisato tu), ed è quindi più facile rifugiarsi nella realtà virtuale e nel prevedibile, anziché rischiare di soffrire in quella in carne ed ossa. L’ho detto più volte su queste pagine: qui in America, i giovani sono stati protetti per troppo tempo in una realtà ovattata dove non esistono sentimenti negativi, dove tutti vincono una coppa alla fine della partita, dove il mondo è felice ed incentrato su sé stessi, gli altri sono lì solo per gratificarci.

      Si tratta del mondo patinato dei social dove si dipinge un’immagine distorta di felicità e successo, che alimenta quel senso di insicurezza ancestrale nel resto di noi comuni mortali. Un mondo dove il disappunto e la sconfitta sono sentimenti nascosti sotto il tappeto, ma che prima o poi tutti si trovano a fronteggiare. Ed allora meglio una fidanzata virtuale, con la quale non litigare mai, perché questa generazione non è in grado di affrontare diverbi, delusioni e tutto quello che, in realtà, rappresenta il sale della vita.

  2. ha scritto:

    Al giorno d’oggi la gente pretende molto di più da una relazione, ma siamo in generale troppo stanchi, stressati o preoccupati per poter dare a un potenziale partner tutto ciò che cerca.
    Ecco allora che che si sceglie di restare soli, o magari in compagnia di un amore al silicio.

    Risposte al commento di Mondo in Frantumi

    1. ha scritto:

      Non è altro che il malessere dei social. Come dicevo in un commento sul blog di Daniele, rifugiarsi in un mondo dove tutto è calcolato a priori, rimane l’unica soluzione per chi è stato cresciuto nella bambagia del “vincono sempre tutti” e dell’assenza tassativa di emozioni negative. Lo sbilanciamento sensoriale e sentimentale porta inevitabilmente a sviluppare un senso di panico quando si presenta una situazione alla quale non siamo mai stati esposti prima. Ed il fatto che i talebani del politicamente corretto abbiano insinuato la loro cultura del non urtare mai la sensibilità di nessuno è una delle cause di questo male moderno.

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