due chiacchiere

Il paese delle formiche

Oggi ti segnalo un bel pezzo di Giangiacomo Schiavi sul Corriere della Sera. La domanda che si pone l’autore è se ha senso, nell’Italia dei quartierini e dei furbetti, dei politicanti e delle veline, studiare e pagare le tasse. Insomma, essere bravi ed onesti cittadini, alla fine paga ancora nel Belpaese?

Abbarbicati alla speranza di un Paese normale dove buongiorno vuol dire davvero buongiorno. Formichine inattuali nel generale appiattimento verso la società della convenienza, che rischiano di essere schiacciate tra scarpe gigantesche e pietraie desolate, come immaginava vent’anni fa Anna Maria Ortese in un memorabile racconto milanese. Un bimbo, scivolato per disgrazia sotto le ruote di un tram, che offre al padre angosciato una riflessione fulminea sul senso della vita: «Noi siamo come le formiche, vero, papà?».

Commenti

  1. Francesco ha detto:

    Ciao,

    siamo tanti a vivere secondo una morale corretta (W la modestia), ma siamo soli a passeggiare sulla spiaggia o nei parchi.
    Purtroppo l’opposizione ai nostri principi ci raggiunge dappertutto, e se le siamo davvero ostili cerca di insinuarsi nelle nostre famiglie, il nemico è onnipresente: tutto diventa colpa nostra, gli esami all’università non si passano, il lavoro non si trova, noi siamo scansafatiche e inadeguati, volutamente si intende.
    Ma ognuno di noi crea un’onda che si espande: non illudiamoci di riuscire a cambiare gli equilibri, e soprattutto speriamo di non riuscirci, perchè le sanzioni sono molto pesanti… l’articolo parla di mobbing, se ne fa un uso spropositato, anche verso gli interinali (?!?).
    Però qualcuno deve essere nel giusto, e se gli viene riconosciuta cittadinanza è già tanto.
    Se crediamo davvero nell’equità possiamo riuscire a essere giusti quasi di mestiere, c’è ancora spazio al mondo per chi lo è, e qualcuno deve esserlo.

    Rende poco ma è un bel mestiere.

    Francesco

  2. camu ha detto:

    @Francesco: che ci sia spazio nel MONDO è evidente, quello che si chiede l’autore è se ci sia ancora spazio in Italia. Stando a quello che leggo sui giornali a proposito dello Stivale, mi pare che la risposta penda sempre più verso il no.

  3. Francesco ha detto:

    Ciao Camu,
    evidentemente il significato di Mondo era romanticamente e “piagnucolosamente” traslato.
    L’Italia – tra i paesi opulenti – ha probabilmente il triste primato della soppressione dei talenti, della mortificazione delle dedizioni.
    Io ho lasciato i miei radi impegni di formatore a Parma per assistere mia madre malata di Alzheimer perchè i costi erano insostenibili, il risvolto positivo è che è bello vivere in questo lembo di Sardegna.
    Però mi sembre che anche il Globo nicchi: la mia smania di Accessibilità web non trova molta corrispondenza neppure nella cybersfera anglofona, dove non cerco neppure un grazie ma che qualcuno provi una volta i miei template accessibili gratuiti proiettati dappertutto.
    In Italia si riesce a essere utilizzati secondo le proprie competenze ma non non pagati e soprattutto utilizzati come elettrodomestici con atteggiamenti schiavistici, nella migliore delle ipotesi come precari disposti a rinunciare ai propri meriti e alla gratificazione psicologica per il proprio operato.
    Francesco

  4. lurebu ha detto:

    @francesco
    maledettamente troppo vero quello che dici

    @camu
    per quanto mi riguarda l’onesta è diventata “tigna”, ossessione, a volte una questione di ‘diversità’ dal resto d’Italia. Non ho trovato altra ragione, ne morale, ne materiale, per continuare ad esserlo.

    E spesso mi tocca evitare di guardarmi allo specchio, che non sbarcare un lunario e rimanere onesti è dura cosa … “tigna” appunto.

    Anche io schiavo di qualcuno che si aspetta che lo ringrazi per il mio culo in cambio di un tozzo di pane.

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