due chiacchiere

Archivio del giorno soggiorno e tv

The Good Doctor, un medico autistico in corsia

Il professore del corso del master in disabilità ed inclusione sociale che ho seguito lo scorso semestre, una settimana ci ha dato il compito di recensire un film o serie televisiva che avesse una persona disabile come protagonista. L’obiettivo era analizzare l’uso di stereotipi o l’adozione di concezioni sbagliate che dessero un quadro distorto delle difficoltà che alcune persone si trovano a fronteggiare ogni giorno. Così ho approfittato dell’occasione per parlare di una serie TV che guardai l’anno scorso, ed ho pensato di conservare qui sul blog questa recensione. Come già dicevo a proposito di Doc, Nelle tue mani, per me quella di Gregory House rimane ad oggi l’unica serie impareggiabile, ma visto che l’autore di The Good Doctor era lo stesso, ero curioso di vedere cosa avesse tirato fuori dal suo cappello magico. Senza contare il fatto che il titolo mi ricordava un’altra serie che ho tanto amato, The Good Wife. The Good Doctor, un medico autistico in corsia: Leggi il resto »

Legion, il virus mentale psichedelico

Correva l’anno 2018 quando il mio collega José, che è sempre stato aggiornatissimo sulle produzioni per piccolo e grande schermo più gettonate, e la cui conoscenza dell’universo Marvel e di altri supereroi in genera rivaleggia quella di Wikipedia stessa, mi consigliò di guardare la serie TV Legion. José conosce i miei gusti, e non manca mai di colpire nel segno ogni volta che mi da un suggerimento. Ricordo che all’epoca finii per guardai tutte e tre le stagioni nel giro di meno di un mesetto, tanto m’intrigò il concetto di base e la bravura degli autori nello scardinare i criteri classici della narrazione convenzionale. Già, perché guardare Legion per me è stato come se avessi assunto sostanze stupefacenti di un certo livello, un trip mentale come mai ne avevo sperimentati prima. La prima stagione specialmente ti prende alla sprovvista, con le sue continue allusioni a cosa sia vero e cosa sia immaginato dal protagonista. Legion, il virus mentale psichedelico: Leggi il resto »

Gli uomini d’oro

Tanti, ma tanti anni fa, Sunshine ed io guardammo un film intitolato Crash, contatto fisico, di cui scrissi una breve recensione quando questo blog era ancora in fasce. A parte le vicende narrate in quella pellicola, ciò che mi colpì fu l’espediente narrativo di esplorare i fatti dal punto di vista dei vari personaggi coinvolti. Un approccio simile a quello che Vincenzo Alfieri decide di usare in Gli uomini d’oro, una produzione del 2019 con Edoardo Leo, Fabio De Luigi ed un a me sconosciuto Giampaolo Morelli. La storia racconta, a quanto dichiarano i titoli di coda, gli incredibili eventi di un fatto di cronaca realmente accaduto: una rapina con l’obiettivo di fuggire nei paradisi esotici da parte di un gruppo di uomini che non sono criminali ma hanno l’occasione giusta in virtù del lavoro che fanno. Il risultato finale ha il sapore di un miscuglio tra Pulp Fiction e Leòn, con una spruzzatina di Ocean’s Eleven. Gli uomini d’oro: Leggi il resto »

Il gioco del calamaro coreano

Era il 17 settembre 2021 quando usciva in contemporanea su tutti gli schermi del mondo una serie TV che da lì a poco sarebbe stata sulla bocca di tutti: Squid Game. Una produzione che ha squarciato una volta per tutte i canoni delle solite pappette melense a cui eravamo abituati fino a quel momento. Da appassionato di romanzi e racconti distopici, ed avendo recentemente riscoperto la passione per gli anime giapponesi, per me è stata un’esperienza piacevole e diversa. Certo, il livello di violenza rende questa serie non adatta ai deboli di stomaco, ed a coloro che, dopo due anni di pandemia, hanno bisogno di qualcosa di meno deprimente e più positivo. In un certo senso mi ha ricordato una serie d’animazione che guardai l’anno scorso, Hunter x Hunter, in cui un gruppetto di amici deve superare (almeno nella prima stagione) varie prove per potersi fregiare dell’agognato titolo di cacciatori. Il gioco del calamaro coreano: Leggi il resto »

Immaturi, un piacevole salto indietro nel tempo

Come ho già scritto in passato, quando il meteo non mi consente di passare il fine settimana fuori a fare giardinaggio, trasporto l’asse da stiro in salotto e cerco di smaltire la pila di camicie da stirare accumulate durante la settimana (eh già, a Sunshine stirare non piace proprio 😅), e ne approfitto per guardare qualche film o serie TV che mi è stata suggerita. E così qualche giorno fa ho trovato Immaturi, una pellicola di Paolo Genovese con Raul Bova, Ambra Angiolini, Ricky Memphis e Luca e Paolo. Chi non si è mai svegliato di soprassalto, impaurito e sudato, dopo aver sognato di dover ancora affrontare l’esame di maturità? A me capita almeno un paio di volte all’anno! Ma se non si trattasse solo di un incubo? Ed è proprio questa la trama del film: l’esame di maturità sostenuto dai protagonisti viene annullato per un cavillo burocratico, ed il gruppo si ritrova a dover rispolverare i libri di filosofia e latino per cercare di conquistare (nuovamente) l’agognato titolo. Non avendo perso del tutto i contatti, le vite dei nostri quarantenni immaturi si incrociano riprendendo storie mai interrotte e riscoprendo sentimenti ancora ardenti sotto la cenere degli anni. Immaturi, un piacevole salto indietro nel tempo: Leggi il resto »

Il tuo nome, una storia che lascia il segno

Che noi italiani nati negli anni settanta siamo stati svezzati con latte ed animazione giapponese, non è una novità. Da Candy Candy a Jeeg Robot, da Akira a Dragonball, da Lupin III all’indimenticabile Lamù, noi veri intenditori non ce ne perdevamo uno. Poi, come per tutte le cose, i tempi sono cambiati e le (non tanto) sottili allusioni sessuali di Gigi la Trottola sono via via scemate, considerate fuori moda e non al passo con i canoni sociali che si aggiornavano. A me, comunque,  l’attrazione verso la cultura giapponese è sempre rimasta, anche se negli anni ho smesso di essere un avido lettore di manga (fumetti giapponesi) come lo ero ai tempi dell’università. Così un paio d’anni fa, mentre chiacchieravo con un collega della mia passione per le animazioni firmate dal buon Miyazaki e dal suo Studio Ghibli, mi suggerì di guardare Il tuo nome. Se anche tu apprezzi la delicatezza e la ricchezza dei lungometraggi giapponesi, devi assolutamente guardare quest’opera di Makoto Shinkai. Il tuo nome, una storia che lascia il segno: Leggi il resto »

Gli ultimi saranno gli ultimi

Qualche settimana fa riflettevo sull’anacronisticità della festa della donna, che tra guerre e quant’altro, quest’anno è sembrata ancora più surreale del solito. E citavo un film con Paola Cortellesi che avevo visto l’anno scorso su RaiPlay, Gli ultimi saranno gli ultimi, di cui vorrei parlarti oggi, anche in occasione della festa dei lavoratori che si avvicina. La trama racconta di due storie parallele che finiscono per incrociarsi al momento opportuno, mentre sullo sfondo si delinea un ritratto desolante di un Paese che arranca ed annaspa nel mezzo di una crisi da cui non riesce ad uscire. Una pellicola che, a mio modesto parere, sottolinea come siano oramai finiti i tempi della commedia all’italiana a cui erano abituati i nostri genitori, che dipingeva un’Italia del dopoguerra contenta ed orgogliosa, sfrontata ed ingenua.

Un’Italia in cui Don Camillo e Peppone rappresentavano le colonne di un pittoresco scontro tra la cultura cattolica e benestante e quella comunista di protesta, ed offrivano la rassicurante certezza che c’era un certo ordine nel mondo. Oggi non è più così: l’occidente è diventato indecifrabile, ci sono movimenti civili, culture plurali, la destra e la sinistra si confondono, la religiosità si trasforma, la laicità e le ideologie si confrontano su altri terreni, e l’immigrazione modifica il nostro modo di guardare noi stessi e gli altri. Ed il cinema non può far altro che tenersi al passo con i tempi. Gli ultimi saranno gli ultimi: Leggi il resto »

Vita da Carlo

Il buon Nicola non manca mai di fornirmi suggerimenti stuzzicanti su come combattere il logorio e la monotonia della vita moderna. Qualche settimana fa, ad esempio, mi diceva di una miniserie TV prodotta da Luigi e Aurelio De Laurentiis, in cui Carlo Verdone si racconta tra il serio ed il faceto, sullo sfondo di una Roma oramai stanca e priva d’amore ma che lui ama tanto. Qui è disponibile su Amazon Prime, con tanto di sottotitoli in Inglese. Nei fine settimana in cui mi dedico a stirare le mie camicie (ognuno si rilassa come crede), porto l’asse da stiro in soggiorno e mi metto davanti alla televisione. E così ne ho approfittato per guardare le dieci puntate da 20 minuti circa che compongono la prima stagione. Premetto che, sin dagli esordi, la comicità agrodolce di Verdone mi ha sempre affascinato. Forse perché mi rivedo nella goffa lotta quotidiana che alcuni dei suoi personaggi devono affrontare per ritagliarsi un posticino nel mondo. Come dimenticare il tenerone Mimmo di Bianco, Rosso e Verdone, e le sue avventure impacciate con la sensuale turista spagnola. Oppure le olive grece di Mario Brega in Borotalco. Solita nota prima di proseguire: nel seguito parlerò della trama, quindi se non voui rovinarti la sorpresa, fermati pure qui. Vita da Carlo: Leggi il resto »