due chiacchiere

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Sulla fisicità ed il senso della vita

Il post di oggi, metto subito le mani avanti, è particolarmente cervellotico, ma giuro che non è stato scritto sotto l’influenza di sostanze stupefacenti, come qualcuno sospettava l’ultima volta che ho parlato di questo argomento 😉 Tutto è nato dal film suggerito dalla figlia grande qualche mese fa, che mi ha fatto ricordare di aver scritto un post in proposito. Dopo aver condiviso quelle mie riflessioni anche su Reddit, mi sono reso conto che la realtà virtuale dei miei sogni in pratica non potrebbe mai funzionare. A parte l’analogia con la caverna di Platone, a cui alcuni hanno fatto riferimento nei commenti, il nocciolo della questione è che il senso della nostra vita è proprio legato a doppia mandata alla fisicità che ci caratterizza. Senza di essa, senza il corpo che porta a spasso per il mondo il nostro cervello, nulla di quello a cui siamo abituati oggi avrebbe più senso. Se non per perpetrare l’illusione di continuare a vivere in un mondo tangibile. Leggi il resto di Sulla fisicità ed il senso della vita

Tassare la transizione ecologica

Qualcuno potrà pensare che il post di oggi sia la dimostrazione definitiva che io mi sia bevuto il cervello. Ed invece è la dimostrazione che io non sono ciecamente fedele ad un’ideologia o ad un partito: io voto sui programmi e sulle azioni concrete. Oggi vorrei togliermi un paio di sassolini dalla scarpa su alcune proposte fatte circolare dal governo italiano in merito alle auto elettriche: “Tecnici del Mef al lavoro per una strategia destinata a traslare la tassazione dai carburanti ambientalmente dannosi ai nuovi propulsori green”. Ma come, invece che seguire l’esempio cinese, che da decenni pompa sussidi statali per incentivare la transizione ecologica, l’occidente studia modi per spremere gli acquirenti di queste tecnologie come un limone?

Ma scusate, allora a che cavolo servono i grandi proclami fatti dai parrucconi di tutto il mondo alle riunioni della COP? (che non è il supermercato sotto casa) Per carità, anche il Paese a stelle e strisce soffre di memoria corta: quando Trump, da presidente, impose pesanti dazi sulle auto elettriche cinesi, eravamo tutti a strapparci i capelli per questa decisione scellerata. Ora Biden fa pure di peggio (dazi del 100%, una cosa assurda) ed i giornali neppure ne parlano, e le promesse alla COP sono solo un lontano ricordo, tutto in nome del solito portafogli. Leggi il resto di Tassare la transizione ecologica

Trema la notte

Qualche mese fa chiacchieravo con il mio amico Trap e la moglie Fly (che ho avuto l’onore di veder commentare anche su queste pagine), in un raro momento di serenità durante le feste natalizie. Parlando del più e del meno, è venuto fuori l’argomento libri: io raccontavo di quanto mi erano piaciuti I leoni di Sicilia e L’inverno dei leoni, che narrano la storia della famiglia Florio, ed il libro che stavo leggendo proprio in quei giorni, La portalettere. Dicevo loro di questa mia nuova passione per i romanzi storici, che sanno mescolare in maniera intelligente finzione e fatti storici davvero accaduti: un modo per imparare un po’ di storia mentre ci si appassiona alle vicende dei protagonisti. E così lei mi ha consigliato un libro che le era piaciuto molto, sempre sullo stesso genere: Trema la notte, di Nadia Terranova. In quest’opera, Nicola e Barbara vivono due vite parallele spezzate dal terremoto di Messina del 1908. Un racconto in cui dolore e sete di libertà si mescolano in un risultato straziante ed intriso di speranza per un futuro migliore, di rinascita dalle macerie in cui è stata ridotta la città. Leggi il resto di Trema la notte

Gli Amici mi tengono compagnia

Anche quest’anno mi sono lasciato incuriosire dalla trasmissione di Maria De Filippi, che ho riscoperto l’anno scorso a casa del suocero dopo tanti anni. Che si tratti di un format unico, in grado di offrire un’opportunità ai giovani che si mettono in gioco, lo dimostra il fatto che la seconda classificata dell’anno scorso era stata la stessa Angelina Mango che poche settimane fa è arrivata nientepopodimeno che sul palco dell’Eurovision Song Contest, dopo aver vinto il Festival di Sanremo, prima donna dopo tanti (troppi) anni. Nel Paese a stelle e strisce abbiamo un programma vagamente simile, sebbene sia una competizione esclusivamente canora, American Idol. Che però ha quel sapore troppo sdolcinato e strappalacrime tipico di queste trasmissioni americane, dove si fabbricano emozioni a tavolino per aumentare gli ascolti. Un approccio che dopo un po’ stanca per la sua evidente artificialità. Non mi pare si possa dire lo stesso per Amici. Leggi il resto di Gli Amici mi tengono compagnia

Scambisti della blogosfera

L’altro giorno pensavo ai tempi d’oro della blogosfera ed al mio esperimento delle interviste doppie ai blogger italiani, andate in onda per più di un anno su queste pagine. Riflettevo sul fatto che sarebbe bello replicare quell’esperienza, ma usando un formato leggermente diverso: invitare i miei vicini di casa virtuali a scrivere un guest post che io poi pubblicherei sul mio blog, e viceversa. Un modo per farsi conoscere ad un pubblico nuovo, e per condividere le proprie idee in maniera originale, fuori dalle logiche delle piattaforme social pronte a monetizzare e gettare nel tritacarne mediatico qualsiasi parvenza di espressione personale affidata alle loro grinfie. L’argomento da trattare si potrebbe decidere insieme, più che altro per rimanere all’interno della linea editoriale del blog ospitante: non avrebbe senso, per intenderci, scrivere un post sull’uso degli attributi ARIA in un blog che parla di fotografia. Ed ovviamente varrebbero le regole che si applicano quando siamo ospiti a casa di qualcuno. Leggi il resto di Scambisti della blogosfera

Tagliare il formaggio in pubblico

Ero indeciso se conservare il post di oggi (che non è una ripetizione del post di qualche settimana fa) sotto la categoria corso d’inglese oppure sotto umorismo. Alla fine ho optato per la prima, visto che quello che ti propongo sono alcune espressioni (molto) informali della lingua del Paese dell’aquila calva. L’ispirazione mi è venuta qualche sera fa, quando preparavamo gli ingredienti per la cena a base di chili. Ad un certo punto la figlia piccola, che oramai alla veneranda età di quasi 13 anni è molto seriosa e non si sbottona più di tanto a tavola, mi fa “hai tagliato il formaggio?”, ovvero did you cut the cheese? Io ho sorriso e, sebbene stessi portando in tavola un piattino con tutti pezzettini di formaggio, le ho risposto di no. Devi sapere infatti che, un po’ come in italiano abbiamo espressioni tipo “sganciarne una” oppure “suonare una fanfara”, to cut the cheese, oltre al significato letterale, vuol dire anche emettere una flatulenza. Non è chiara l’origine di quest’espressione gergale: alcuni dicono che derivi dal fatto che certi formaggi puzzano, e quindi quando li si apre, l’odore che sprigionano impregna l’aria circostante. Etimologia a parte, ti elenco alcune altre espressioni che indicano la stessa cosa. Ed ora immagino ti sia chiaro il mio dilemma iniziale su quale categoria associare a quest’intervento 😉 Leggi il resto di Tagliare il formaggio in pubblico

Dentro la dittatura woke: sono bianco e devo scusarmi

Un paio di mesi fa commentavo i fatti incresciosi di Pisa, in cui un gruppo di studenti era stato preso a manganellate da alcuni teste calde all’interno del corpo di polizia. In quel contesto, Aldo ha lasciato un commento in cui mi segnalava un articolo del Corriere che condivide l’esperienza woke di una ricercatrice italiana a New York. Così, dopo aver parlato di Mary Poppins e degli arresti nei campus americani, volevo concludere la settimana con una riflessione su questo fenomeno a stelle e strisce. Già, la tanto emancipata Grande Mela, quella che ha fatto da sfondo ad innumerevoli film, è oramai diventata un incubatore per estremisti del politicamente corretto, un posto dove i bianchi devono espiare le proprie colpe per come hanno trattato i neri d’America negli scorsi duecento anni. Io oramai manco dalla città da quattro anni, ma già all’epoca dovevo stare bene attento a come mi esprimevo, per non finire nei guai con un qualche collega che poteva farmi rapporto presso l’ufficio personale. In un paio di occasioni ho avuto conversazioni con gente che considerava Cristoforo Colombo un assassino da cancellare dai libri di storia, ed ho dovuto fare l’equilibrista su quello che rispondevo. Leggi il resto di Dentro la dittatura woke: sono bianco e devo scusarmi

Neppure Mary Poppins si salva

Oramai non c’è neppure più gusto a commentare queste purghe staliniane letterarie a cui assistiamo da qualche anno. In cui i talebani del politically correct decidono di dover rivisitare questa o quella pubblicazione affinché non offenda la minoranza di turno. L’abbiamo visto con le mummie l’anno scorso, e con i libri di Roald Dahl (autore di Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato), colpevole di usare parole come grasso e brutta per definire alcuni dei personaggi delle sue storie. Qualche mese fa è toccato a Mary Poppins, la simpatica bambinaia scesa dal cielo per insegnare ordine e disciplina ai figli di una benestante famiglia inglese, quella che cantava Supercalifragilistichespiralidoso insieme allo spazzacamini per le vie del paese, nella memorabile interpretazione di Julie Andrews. A quanto pare la scure del British Board of Film Classification è calata impietosa anche sul capolavoro Disney, e ne sconsiglia la visione ai minori di dodici anni perché, pensa un po’, conterrebbe un linguaggio discriminatorio nei confronti degli indigeni d’America. Mi viene da pensare che per fortuna il David di Michelangelo non si trova in Inghilterra o negli Stati Uniti, altrimenti avrebbero già scolpito i pantaloni sulla statua per coprire le sue fattezze attuali ed adattarla alle regole sociali di oggi. Leggi il resto di Neppure Mary Poppins si salva

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