due chiacchiere

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Smetto quando voglio

Prima di trasferirmi negli Stati Uniti, ho bazzicato per qualche anno i corridoi dell’ateneo dove mi ero laureato, all’inizio come collaboratore coordinato e continuativo (ancora oggi non riesco a dare un senso a quel titolo) e poi come dipendente tecnico del dipartimento di Sistemi Elettrici ed Automazione della facoltà di Ingegneria. Lì ho avuto modo di fare amicizia con alcuni ricercatori intenti a costruire bracci meccanici e piccoli robottini in grado di infilarsi nelle fognature per stendere nuove linee di fibra ottica senza squarciare le già malridotte strade cittadine del Belpaese. Così quando RaiPlay mi ha suggerito di guardare Smetto quando voglio, non ho potuto fare a meno di pensare a quei ragazzi che, proprio come nel film, si facevano un mazzo ma ricevevano pochissima gratificazione dei professoroni che li seguivano. La trama è semplice quanto geniale: un gruppo di ricercatori si stanca di fare la gavetta, e decide quasi per caso di mettere le proprie conoscenze al servizio del crimine, sintetizzando una droga legale con la quale inondare il mercato e fare soldi a palate. Prima di continuare, il solito avviso ai naviganti: nel seguito si fa cenno ad alcuni dettagli della trama, quindi se non vuoi rovinarti la sorpresa, puoi anche fermarti qui. Smetto quando voglio: Leggi il resto »

Il sogno elettrico del signor Whitney

La scorsa settimana abbiamo scoperto insieme l’inizio dell’affascinante storia di come le auto elettriche fossero state, quasi in maniera inimmaginabile oggi, davvero popolari alla fine del 1800, prima di cadere nel dimenticatoio per circa un secolo. Lo stimolo che spinse scienziati ed imprenditori ad investire in quella tecnologia, come abbiamo visto, era l’insostenibilità della locomozione equina, con tutti i problemi legati al letame ed in generale alla gestione di un parco animali così ingente. Problemi simili a quelli che ci troviamo ad affrontare oggi, tra inquinamento e cambiamenti climatici dovuti all’eccessivo quantitativo di anidride carbonica che la società moderna produce per le proprie attività. Chissà che ancora una volta l’auto elettrica non si riveli la soluzione a questi problemi, ammesso e non concesso che si riesca a studiare una tecnologia più efficace e meno inquinante del litio. Continuiamo allora il nostro viaggio storico alla scoperta del signor Whitney e del suo sogno di produrre milioni di auto elettriche. Il sogno elettrico del signor Whitney: Leggi il resto »

Tutti hanno i nostri dati… tranne noi

Il buon Nicola di kOoLiNuS mi aveva mandato qualche settimana fa un articolo. Un intervento che affronta lo spinoso argomento di chi possiede la nostra vita digitale. Basta fermarsi un attimo a riflettere per rendersi conto che in effetti tutto quello che facciamo online, dagli acquisti su Amazon alla foto del gatto su Facebook, passando ovviamente per la nostra casella di posta elettronica, risiede sui server di qualcuno che un giorno potrebbe tranquillamente decidere di staccare la spina, cancellando tutto in un millisecondo. Praticamente senza possibilità di ricorso da parte nostra: d’altro canto i servizi che usiamo quotidianamente, da WhatsApp a TikTok, sono tutti proverbiali caval donati, per i quali i fornitori di quei servizi non hanno nessun obbligo nei nostri confronti, se non quello di continuare a far soldi a palate. Ovviamente l’autore dell’articolo in questione si guarda bene dal proporre una soluzione. Se da un lato ci sono i temerari gli intrepidi che si affidano a soluzioni avanzate (e che richiedono un esborso economico), dall’altro non è immaginabile aspettarsi che la famosa casalinga di Voghera abbia tempo, competenze e denaro per appropriarsi dei propri dati. Tutti hanno i nostri dati… tranne noi: Leggi il resto »

Il plurale di polpo in inglese

Oggi voglio proporti un post leggero, da gustare in questi giorni che passiamo aggrappati al ricordo del profumo di mare, sole ed allegria. Nel video qui di seguito, una delle redattrici del dizionario americano per antonomasia, il Merriam Webster, ci racconta la storia della parola octopus, polpo, e dei suoi vari plurali. Storia che ci ricorda la regola generale applicata alle parole straniere che entrano a far parte di una lingua. In italiano, ad esempio, le parole inglesi oramai fanno la parte del leone: killare, spoilerare, raidare, laggare, ecc, sono solo alcuni esempi di quello che sento dire a volte nei podcast tecnici italiani che ascolto, con buona pace delle mie budella che si contorcono ad ogni parola. Uso improprio a parte, killare dimostra proprio come la parola in questione venga assorbita all’interno della grammatica italiana e ne comincia a seguire le regole. Altro esempio? I plurali: se proprio devi dire che hai aggiunto delle feature alla tua applicazione, almeno abbi la decenza di non aggiungere la s finale, come si farebbe in inglese. Ascoltiamo dunque Corey e la sua lezione sui polpi. Il plurale di polpo in inglese: Leggi il resto »

Le auto più vendute alla fine dell’Ottocento

Con i prezzi della benzina sempre abbastanza salati, è normale chiedersi come mai il mondo non segua il modello norvegese, fortemente basato sull’uso di energie rinnovabili, e come mai ancora oggi l’umanità non riesca a liberarsi dagli idrocarburi come fonte di energia per i propri veicoli. Lo sapevi ad esempio che già più di centoventi anni fa in America l’auto più venduta era… elettrica? Io stentavo a crederci, quando ne hanno parlato in un episodio del mio podcast preferito, Freakonomics Radio. Così ho fatto un po’ di ricerca in materia, e sono inciampato in un lungo ma piacevole articolo del Guardian che ripercorreva le avventure della Electrobat, un’automobile ideata da Pedro Salom e Henry Morris, due scienziati appassionati della neonata elettricità in quel di Filadelfia (non il formaggio spalmabile). Eccoti qui di seguito la prima puntata di quest’intrigante storia. Le auto più vendute alla fine dell’Ottocento: Leggi il resto »

Un modulo dei commenti più… vicino

Da qualche giorno ho attivato una funzioncina che, quando pigi il tasto per rispondere ad un altro commento, ti mostra l’apposito modulo lì sul posto, invece che ricaricare la pagina (spreco di risorse!) e mandarti al modulo in fondo alla lista dei commenti. Era una cosa che volevo aggiustare da un po’, perché mi ero reso conto che la funzione originale inserita in WordPress non era proprio user-friendly, come direbbero gli americani. Lo so, potrei anche implementare la corrispondente interazione AJAX, così da non far ricaricare la pagina del tutto, ma questo vorrebbe dire gestire tutti gli errori (spam, filtri, ecc), ed al momento sono troppo pigro per fare tutto quel lavoro, quindi accontentati di quello che passa il convento 🙂 Non esitare a farmi sapere se noti dei problemi! Un modulo dei commenti più… vicino: Leggi il resto »

Non parlerò di politica

La scorsa settimana ho infranto una delle poche regole di questo blog, come raramente era accaduto in sedici anni di onorato servizio: quella di non parlare di politica su queste pagine. Perché tanto si finisce per farsi il sangue amaro a prescindere dal partito o dall’ideologia che ci sta a cuore. E specialmente negli ultimi decenni, in cui la polarizzazione delle opinioni spinge la gente a scontrarsi in maniera più aggressiva, mentre lontani sono i tempi di Don Camillo e Peppone dove alla fine tutti si sedevano comunque intorno ad un tavolino a ridere e volersi bene. Oggi l’astio e la rabbia inacidita la fanno da padrone, complici i social che amplificano idee estreme, e che diffondono notizie poco affidabili che però colgono l’attenzione delle masse e rendono tutto più difficile da comprendere per la persona qualunque. Una guerra civile (quasi) invisibile, fomentata da chissà chi, combattuta non a colpi di fucile, ma a colpi sulle tastierine dei nostri cellulari. Una lenta ed inesorabile disintegrazione sociale amplificata da quel senso amaro di ineluttabilità che aleggia nell’aria. Non parlerò di politica: Leggi il resto »

Pasta con funghi, carciofi e spinaci

Gli americani le chiamano Wonderpot, ovvero ricette a base di pasta che sporcano una sola pentola. Già li vedo al di là dello schermo, i miei piccoli lettori pronti ad inveire contro di me per il sacrilegio di aver una sola pentola e pasta nella stessa frase. Sarà che dopo quindici anni sul suolo a stelle e strisce i miei gusti si sono per forza di cose adattati alla cucina locale, però a me il risultato finale è sembrato per lo meno accettabile, seppur partendo come tanti da un punto di vista scettico. I puristi in genere storcono il naso al pensiero che l’eccesso di amido renda la ricetta un ammasso colloso di ingredienti che meritano solo di finire dritti nel cesto della spazzatura, ma la composizione che ti propongo oggi sembra trasformare questo problema in una virtù, accompagnando la pasta con una crema (gravy, per gli americani) agli spinaci che neppure Olive Garden riuscirebbe a fare. Pasta con funghi, carciofi e spinaci: Leggi il resto »