due chiacchiere

Archivio del giorno ingresso

Un modulo dei commenti più… vicino

Da qualche giorno ho attivato una funzioncina che, quando pigi il tasto per rispondere ad un altro commento, ti mostra l’apposito modulo lì sul posto, invece che ricaricare la pagina (spreco di risorse!) e mandarti al modulo in fondo alla lista dei commenti. Era una cosa che volevo aggiustare da un po’, perché mi ero reso conto che la funzione originale inserita in WordPress non era proprio user-friendly, come direbbero gli americani. Lo so, potrei anche implementare la corrispondente interazione AJAX, così da non far ricaricare la pagina del tutto, ma questo vorrebbe dire gestire tutti gli errori (spam, filtri, ecc), ed al momento sono troppo pigro per fare tutto quel lavoro, quindi accontentati di quello che passa il convento 🙂 Non esitare a farmi sapere se noti dei problemi! Un modulo dei commenti più… vicino: Leggi il resto »

Ritorno al ritmo quotidiano dei post

Qualche mese fa, in concomitanza con il raggiungimento dei duemila articoli sul blog (post più, post meno, dato che nel frattempo qualcuno è stato gettato nel pozzo dell’oblio eterno), e con l’arrivo della stagione estiva, ho deciso di modificare la cadenza di pubblicazione a tre volte alla settimana, invece che ogni giorno feriale. Devo ammettere di non aver monitorato nessun dato su come i miei lettori abbiano reagito a questo cambiamento, specialmente considerando che la maggior parte dell’esiguo traffico generato dal blog proviene dai motori di ricerca, e consiste di visitatori occasionali che ancora oggi vogliono sapere quali siano gli equivalenti americani di certe medicine italiane. Da questa settimana, vorrei riprendere con la pubblicazione quotidiana, ma ho pensato che fosse il caso di interpellare i miei piccoli lettori per capire quale cadenza preferiscono, assumendo che vi sia un’opinione in merito. Si tratta di un sondaggio informale, ed un modo per scoprire come si comportano gli altri abitanti di Blogville che pubblicano con una certa costanza. Intanto l’idea del podcast è sempre in cantiere, ma con la canicola estiva ho deciso al momento di rimandare.

PS: non è che potresti controllare sul tuo cellulare se i video sul blog si adattano alla dimensione dello schermo o se rompono il layout? Poi ti spiego…

Del perché ho deciso di lasciare Tophost

Se vedi questo post oggi, vuol dire che il trasferimento del dominio sui server di SupportHost è stato completato con successo. Un trasloco alla chetichella, zitto zitto senza quasi farmene accorgere. Perché non è stato facile prendere questa decisione dopo una relazione durata quasi 17 anni con Tophost, che negli anni ho sempre difeso a spada tratta da coloro che si lamentavano di non aver ricevuto una Ferrari avendo pagato il costo di uno scooter economico. Il fatto che io abbia deciso di fare i bagagli non vuol dire certo che abbia cambiato idea sulla qualità del servizio che offrono, specialmente dato il costo irrisorio dei loro piani. Semplicemente, da quando il buon Nicola mi ha fatto conoscere questo nuovo provider, il pannello di controllo di Tophost ha cominciato a starmi sempre più stretto. Ad esempio, il non poter sincronizzare il codice che tiene in piedi questa baracca scalcagnata tramite repository git, o l’impossibilità di poter puntare i nameserver verso Cloudflare, o ancora il non poter implementare cose esoteriche come un dominio senza biscotti per immagini, video ed altri contenuti statici. Tutte cose che mi impedivano di soddisfare la mia voglia di sperimentare, che in fondo è sempre stato il vero motore che mi spinge a tenere attivo questo spazio. Del perché ho deciso di lasciare Tophost: Leggi il resto »

Buon compleanno, vecchio bacucco

E così anche per quest’anno il compleanno s’è fatto (ieri, per i pignoli). Per la prima volta ho la percezione che il tempo stia passando e io forse non lo sto sfruttando come vorrei. Sono consapevole del fatto che il fisico sodo senza sforzi ha ceduto un po’ alla forza di gravità, complice anche la sedentarietà di questi ultimi due anni. Qualche capello bianco mi fa sognare di poter diventare, prima o poi, un emulo di Richard Gere. Ma nonostante tutto questo mi sento più maturo. Mi vesto meglio, mi comporto meglio, sono più capace di dire “si” e “no”, sono più sicuro di me, sono riuscito a mettere da parte quella timidezza e pacatezza cronica che mi ha sempre accompagnato. Ho fatto un lungo percorso interno ed esterno che mi ha portato ad essere quello che sono ora. E credo per la prima volta di avere la percezione del futuro non come una cosa che accadrà ma come qualcosa che devo fare accadere in qualche modo. Come qualcosa che man mano si accorcia rispetto al passato. Buon compleanno, vecchio bacucco: Leggi il resto »

Le prime impressioni dopo un mese

E così zitto zitto è già passato un mese e spicci da quando ho iniziato il mio nuovo capitolo lavorativo all’Università della California. Se dovessi riassumere i miei pensieri in una sola frase, al momento sarebbe di sicuro che mi pento soltanto di non aver fatto questa scelta prima. Ma d’altronde, fino a qualche tempo fa l’idea di lavorare in smart working, come lo chiamate voi in Italia, non era neppure concepibile in buona parte del panorama lavorativo americano. Quindi sono contento di vedere che, mettendo da parte per un attimo gli sconvolgimenti epocali che ha prodotto in ogni settore, la pandemia abbia creato le condizioni ideali perché quest’idea potesse diventare realtà. Chiaramente il fatto di lavorare da casa non è l’unico beneficio che sto imparando ad apprezzare: rispetto all’università di New York dov’ero prima, la cultura aziendale del mio nuovo datore di lavoro è molto più attenta al benessere dei dipendenti. Per esempio, qualche anno fa hanno implementato un programma chiamato STEP, che in sostanza incoraggia il capufficio a mantenere un dialogo costante con i suoi subordinati, ed affrontare eventuali situazioni di difficoltà e disagio in maniera aperta e collaborativa. Le prime impressioni dopo un mese: Leggi il resto »

Finalmente qualche giorno di vacanza

Breve comunicazione di servizio per avvisare i naviganti che il sottoscritto e l’allegra camufamiglia hanno deciso d’imbarcarsi su un aereo dopo quattro anni, in direzione Florida. Da quando è cominciata la pandemia, abbiamo fatto soltanto viaggi in auto, perché a me l’idea di stare chiuso per qualche ora in un tubo di metallo pieno di possibili infetti non è che mi sconfinferava più di tanto. Ma ora che il virus è praticamente diventato endemico, abbiamo deciso di farci coraggio e di affrontare quest’avventura. Ci dirigeremo verso la parte dello stato dei raggi di soli chiamata Panhandle, letteralmente manico della padella, al confine con l’Alabama, dove speriamo di poterci crogiolare per qualche giorno sulle sabbie finissime del Golfo del Messico. Ma non preoccuparti, le trasmissioni su queste pagine continueranno ininterrotte, anche grazie alla possibilità di programmare qualche post in anticipo. Buone ferie a tutti!

Duemila articoli e non sentirli

E così oggi anche questo piccolo traguardo è arrivato zitto zitto, a sedici anni e mezzo dall’apertura della mia piccola casetta virtuale in rete. In queste ultime settimane mi son chiesto se il ritmo da idrante dei pompieri che mi sono autoimposto forse abbia finito per intimorire alcuni dei lettori che ancora passavano da queste parti, dato che non consente loro di tenere il passo con l’inarrestabile valanga di pensieri riversati su queste pagine virtuali. Mi rendo conto di sentirmi, in questa blogosfera oramai ridotta al lumicino, come l’ultimo dei Viet Cong che non sapeva che la guerra fosse finita. Stavo pensando che con il nuovo lavoro e la mole di cose da imparare, vorrei provare a cambiare la cadenza dei post, e pubblicare interventi a giorni alterni. D’altro canto siamo oramai in piena estate, e la gente non segue assiduamente la blogosfera come durante il resto dell’anno, no? Ma non preoccuparti, non ti sbarazzerai così facilmente del sottoscritto. Duemila articoli e non sentirli: Leggi il resto »

Oggi comincia una nuova avventura

Ricordo quel giorno come fosse ieri: era un pomeriggio di fine gennaio del 2008, e stavo sistemando delle cose al computer nel mio mini appartamento da 30 metri quadrati a Pisa quando ricevetti una telefonata dagli Stati Uniti. Era il direttore dell’ufficio comunicazione di un college americano dove avevo inviato il mio curriculum per un posto di lavoro come sviluppatore web. Si trattava del colloquio che avrebbe cambiato la mia esistenza per sempre: la conversazione di circa un’ora, nel mio inglese claudicante, risultò in un’offerta di lavoro da lì a pochi giorni. Pochi mesi prima avevo ricevuto il mio permesso di soggiorno (la famigerata green card) per entrare nel Paese a stelle e strisce come residente, non più come semplice turista. Qualche settimana dopo m’imbarcai sull’aereo per cominciare quel nuovo capitolo della mia vita, con un lavoro già in tasca. In questi quattordici anni, pur avendo cambiato ruolo un paio di volte, l’università di New York è stata la mia unica esperienza lavorativa sul suolo americano. Ora è giunto il momento di chiudere questo capitolo e di aprirne uno nuovo. Oggi comincia una nuova avventura: Leggi il resto »