due chiacchiere

Archivio degli articoli in salotto

E se le aziende bruciassero i rifiuti?

Visto il post in cui condividevo l’incredibile storia della nascita dell’automobile alla fine dell’Ottocento, vorrei continuare sulla stessa falsariga ecologica. In questi mesi in cui la benzina ed il gas sono stati alle stelle, alcuni rispolverano una delle spine nel fianco del Belpaese: la carenza di termovalorizzatori, specialmente al sud. Stando a quanto riporta il Sole 24 Ore, l’Italia ha attualmente 37 impianti, per la maggior parte al nord, che smaltiscono circa 2.8 milioni di tonnellate di rifiuti urbani all’anno, e producono complessivamente abbastanza energia per soddisfare il fabbisogno medio di circa un milione di famiglie. Dato che lo Stato arranca, non sarebbe bello se le aziende si organizzassero in consorzi per gestire i propri inceneritori e tenere lontano dalle discariche tutti gli scarti che producono ogni giorno? Oggi voglio parlarti di come Amazon, la Subaru ed una compagnia aerea americana bruciano i loro rifiuti commerciali per produrre energia. Chissà che qualche industria del Belpaese non decida di seguire questo esempio. E se le aziende bruciassero i rifiuti?: Leggi il resto »

E tu ce l’hai il biglietto?

Il fine settimana è oramai alle porte, e noi stiamo ancora digerendo la cena luculliana del Giorno del Ringraziamento, quindi oggi metto qualcosa di leggerino per condividere un pizzico di buonumore. Questa foto l’ho trovata su Reddit qualche settimana fa, e non potevo non conservarla qui sul blog a futura memoria. Buon weekend a tutti!

Un cartello avverte in inglese: please have ticket or ass ready

Perché Neo vuole scappare da Matrix?

Sembra sia stato ieri, eppure sono già passati cinque mesi da quando ho cambiato lavoro. Mi sono oramai abituato al nuovo ritmo quotidiano: mi sveglio alle 7 (anziché alle 5 come quando ero pendolare a New York), faccio una colazione veloce, accompagno le bimbe a scuola mentre Sunshine si prepara il suo frullato energetico per affrontare la giornata, poi torno a casa e sfrutto le due ore e mezza prima di attaccare a lavorare (viva il fuso orario con la California) per rassettare la cucina e preparare la cena, quando Sunshine rimane a scuola fino a tardi per il tempo prolungato. Poi verso le 15.30 le bimbe tornano a casa e si occupano dei gattini in affidamento, e vanno alle loro varie attività settimanali (calcetto, pianoforte, pallavolo). Verso le 18.30 prendo la mia pausa cena dal lavoro e finalmente ci si rilassa e si chiacchiera della giornata di fronte ad un bel piatto di orecchiette alle cime di rapa di cui la moglie va letteralmente ghiotta. La giornata lavorativa finisce intorno alle 20.30, e vado un po’ a coccolare i mici mentre le bimbe si rilassano davanti alla TV. Dirai, e che c’entra tutto questo con Matrix? Beh, lo sai che a me piace a volte prenderla abbastanza larga. Perché Neo vuole scappare da Matrix?: Leggi il resto »

Reinventare i gabinetti per un futuro più pulito

L’ultima volta che ho parlato di gabinetti su questo blog era lo scorso Aprile, quando per la consueta lezione d’inglese, facevo due chiacchiere con l’idraulico alla scoperta dei termini tipici di quel mestiere. In quell’occasione, avevo condiviso un video che mostrava il funzionamento “dietro le quinte” del trono sul quale tutti ci sediamo più o meno quotidianamente. Oggi vorrei rispolverare l’argomento da un punto di vista diverso, ispirato da un documentario che ho guardato qualche settimana fa su Amazon Prime (non so se il link funziona dall’Italia). Nel video di circa un’oretta, l’emulo di Alberto Angela porta lo spettatore alla scoperta della storia di quest’oggetto, e di come sia evoluto nei secoli. Ponendosi alla fine la fatidica domanda: come dovrebbe essere il gabinetto del futuro? In effetti, dopo aver espletato la sua funzione, non prestiamo molta attenzione alle implicazioni di come abbiamo organizzato la società moderna intorno al sistema fognario cittadino, alle sue inefficienze, alle conseguenze per l’ambiente (spreco d’acqua e carta) e via dicendo. Reinventare i gabinetti per un futuro più pulito: Leggi il resto »

Educazione sessuale a scuola

Sto ancora guardando gli exit poll mentre scrivo queste righe, quindi al momento eviterò di commentare i risultati delle elezioni americane in generale. Vorrei piuttosto soffermarmi su uno dei temi di questa campagna elettorale. Sedici anni fa mi stupivo di come la Germania fosse avanti nell’insegnamento di una sana educazione sessuale a scuola. Non so quanto le cose siano cambiate nel Belpaese da allora, e se oggi anche ai bambini italiani s’insegnino le basi sull’argomento, o se ancora è tutto un tabù. Nel Paese a stelle e strisce, l’introduzione di questi argomenti è diventata oggetto di scontri politici, tra i democratici più liberali che vorrebbero insegnare già ai bimbi di terza elementare cosa sia la masturbazione ed il sesso orale, ed i repubblicani più conservatori che al contrario non vorrebbero far sapere nulla neppure ai ragazzi del liceo. Anche dove abito abbiamo assistito a proteste abbastanza accese alle riunioni dei consigli d’istruzione (organi eletti dal popolo che hanno il potere legislativo sul distretto scolastico del proprio comune). Personalmente sono convinto che ci voglia una via di mezzo, più moderata: va bene insegnare ai ragazzi del liceo le basi del mestiere, come diceva il buon Mario Brega, ma penso sia contro natura mettere nella testa di una bimba di dieci anni l’idea della masturbazione. Quello è un compito che andrebbe lasciato ai genitori. Tu che ne pensi?

Intanto in Germania zitti zitti…

La notizia sembra essere passata inosservata sui principali quotidiani italiani che consulto la mattina mentre faccio colazione: la Germania, messa alle strette da un inverno che si preannuncia alquanto freddo, ed in mancanza del gas russo da cui dipende più di noi (che possiamo facilmente importarlo dal mare), ha deciso di rispolverare alcuni impianti a carbone per produrre energia, dopo aver deciso di chiudere le centrali nucleari che aveva ancora in funzione. Tanto che persino Greta Thunberg s’è un po’ incavolata ed ha cercato di richiamare l’attenzione pubblica sulla questione, scontrandosi con l’apatia quasi generale della gente. Che, ancora una volta, pensa solo al portafogli, ed ora ha capito che per mettere in pratica quello che i Gretini vanno sbandierando a destra e manca, bisogna fare sacrifici, del tipo abbassare il riscaldamento d’inverno e non poter sperperare corrente elettrica 24 ore al giorno. Eh già, perché quelli che vanno in giro ad imbrattare le opere d’arte con le magliette con sopra scritto lo slogan “Basta petrolio!” (o in inglese, just stop oil), poi immagino tornino a casa la sera a godersi il calduccio nella loro casa in centro. Ed anche se non lo fanno, non capiscono che il vero problema è semplicemente che siamo in troppi: quando mi vieni a dire “basta petrolio”, mi spieghi come cavolo la mandiamo avanti la baracca che ci siamo costruiti? Intanto in Germania zitti zitti…: Leggi il resto »

La metro londinese non teme confronti

Negli ultimi anni, lo stato di New York è stato governato da Andrew Cuomo, figlio del famoso italo-americano Mario Cuomo che tanti ancora oggi ricordano come colui che riuscì a risollevare le sorti dell’Empire State in un periodo difficile a metà degli anni Ottanta. Sfortunatamente, il figlio Andrew non ha ricevuto dal papà i geni della politica, ed il suo governatorato si è concluso bruscamente qualche mese fa con degli scandali legati alla sua gestione alquanto creativa della pandemia ed accuse di molestie sessuali ad alcune collaboratrici (eh già, qui Berlusconi non durerebbe cinque minuti, con il suo bunga bunga). Il suo modo di fare prepotente e il continuo desiderio di ficcare il naso in qualsiasi decisione dei suoi sottoposti ha fatto sì che parecchi dirigenti e pezzi grossi che facevano capo direttamente a lui, se ne siano andati pur di non doverlo più stare a sentire. Un caso eclatante fu, nell’ormai lontano 2020, Andy Byford, che prima di venire a gestire la metropolitana newyorkese, aveva trasformato e rivitalizzato quella londinese negli anni precedenti. La metro londinese non teme confronti: Leggi il resto »

L’insegnamento capovolto, dieci anni dopo

Dieci anni fa, settimana più, settimana meno, scrivevo di una metodologia d’insegnamento che mirava a capovolgere la dinamica tra docente ed alunno. L’idea di fondo sarebbe che l’alunno ha bisogno del docente principalmente quando fa i compiti a casa e c’è una cosa specifica che non capisce. Mentre è più produttivo guardare una lezione preregistrata, ed avere la possibilità di rivedere un passaggio e regolare la velocità d’apprendimento in base alle proprie capacità cognitive. Già all’epoca ero un grande sostenitore di questo metodo, figuriamoci nel 2020, quando il Covid ha costretto gli alunni di tutto il mondo a rimanere a casa a guardare il proprio insegnante tramite il computer. Sfortunatamente sono stati pochi i docenti che hanno avuto i mezzi e l’intuizione di metterlo in pratica, quindi alla fine, almeno qui in America, abbiamo assistito a situazioni ridicole con le maestre che mandavano email con le fotocopie dei compiti da leggere a studenti che tutto d’un tratto si trovavano persi nella confusione generale. L’insegnamento capovolto, dieci anni dopo: Leggi il resto »

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