due chiacchiere

L’Europa dovrebbe imparare dall’Italia

Qualcuno dei miei lettori probabilmente si sarà stupito della mancanza di post politici in questi giorni in cui mi trovo in Italia. Confesso che in effetti la mia permanenza romana, e la vicinanza fisica al nostro Presidente del Consiglio, mi avevano ispirato a scrivere due righe in merito. Lo spunto, in realtà, mi è venuto da un articolo apparso un paio di settimane fa non sul giornale di partito della Meloni, ma nientepopodimeno che sul Financial Times (il link aggira il paywall, ma non dirlo a nessuno 🤫). In cui si dice proprio quello che ho scritto nel titolo del post qui sopra, ovvero che l’Europa dovrebbe prendere esempio dall’Italia.

Riporto un paio di passaggi, tradotti in italiano dal mio amico ChatGPT:

Nel 2022, lo spread sui titoli di Stato decennali tra Italia e Francia era di 1,8 punti percentuali. Nel 2018 era ancora più alto, pari a 2,9 punti percentuali. Ma di recente i rendimenti italiani a 10 anni sono scesi al di sotto di quelli francesi. Non si tratta soltanto di un cambio di percezione sulla posizione fiscale dell’Italia: è un tema politico. Stabilità e disciplina hanno sbloccato i profondi punti di forza industriali del paese. Se l’Europa non imparerà la lezione, sprecherà un’opportunità generazionale e continuerà ad allontanarsi da Stati Uniti e Cina.

La solidità finanziaria dell’Italia sta migliorando. Il rapporto debito pubblico/PIL dovrebbe stabilizzarsi ai livelli attuali, intorno al 127 per cento, per i prossimi cinque anni, secondo il FMI. Il sistema bancario, un tempo un punto debole, ha ricostituito i cuscinetti di capitale e ripulito i crediti deteriorati. E, fatto raro nell’Europa di oggi, la politica a Roma è stata sufficientemente stabile da rassicurare i mercati. In breve, una governance prevedibile — qualcosa che gli italiani raramente associavano a sé stessi — ha iniziato a fare la differenza.

Eh già, quando lo spread era alto, tutti a strapparsi i capelli. Mentre adesso che si naviga in acque tranquille, tutti a far finta di nulla. Ma che l’Italia stia facendo meglio (molto meglio) di Francia e Germania, lo dicono le notizie quotidiane che arrivano da quei Paesi. Lasciando stare il fatto che un presidente francese sia stato arrestato per intrallazzi vari (seppur solo per un paio di settimane) e che i governi messi in piedi con la colla vinilica da Macron durano meno di una fidanzata di Neymar, è chiaro che l’economia francese, con tutti i suoi tentacoli in giro per il mondo (specialmente quello africano), non goda proprio di ottima salute.

Intanto, in questi giorni passati nel Belpaese, ho trovato una nazione molto più ammodernata di come l’avevo lasciata. Dai simpatici treni Minuetto che negli Stati Uniti ce li sogniamo, alla diffusione della fibra un po’ ovunque, e di buone connessioni mobili anche nei paesini di montagna. Certo, c’è ancora tanto lavoro da fare, su molti fronti. Per iniziare a sistemare la sanità, che per decenni amministrata da incompetenti che l’hanno usata per aiutare amici e parenti (lo scandalo che ha coinvolto Cuffaro non mi ha stupito per nulla), ci vorranno molti anni, e molti governi come quello della Meloni.

Già, perché invece che dare superbonus a destra e manca, questo governo ha stanziato più risorse per la aggiustare le cose. Chiaro, tirare carrettate di soldi in direzione di quel carrozzone non basta: servono amministratori competenti che non vedano il loro ruolo come una specie di bancomat ad uso personale. Ma almeno, a differenza dei tanti governanti che abbiamo avuto negli scorsi decenni, la Meloni ispira un senso di integrità ed amore per questo Paese che non avevo mai visto prima nei politici della mia generazione. E la stabilità di questo governo (pur con quella spina nel fianco di Salvini) sta facendo la differenza, anche per le tasche degli italiani. Ma se proprio ‘sta Meloni non ti piace, ti propongo uno scambio con Trump 🙂

Commenti

  1. tutto bello e tutto giusto quello che dici, peccato che contemporaneamente a questi successi vi sia lo sfascio di tutto ciò che è pubblico: scuola, sanità, servizi hanno sempre meno risorse, a vantaggio dei corrispettivi privati che vengono ampiamente foraggiati e che il cittadino si deve pagare di tasca sua.
    ml

    Risposte al commento di carlo calati (massimolegnani)

    1. camu ha scritto:

      Ma infatti la mancanza di risorse alla sanità è una cosa cronica che dura da decenni. Il governo Meloni è il primo, e lo dice la Gabanelli, che sta cercando di invertire questa tendenza. Anche se i media mainstream vogliono farci credere il contrario. Riporto dall’articolo:

      Dopo almeno 15 anni di sotto finanziamento della Sanità, nel 2026 il Servizio sanitario nazionale avrà a disposizione 6,3 miliardi in più. È la somma di due Leggi di bilancio: quella del 2025 per 3,9 miliardi e quella del 2026 per 2,4. Si tratta dell’aumento più alto mai registrato in valore assoluto.

      Chi c’era al governo negli scorsi 15 anni?

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