due chiacchiere

Archivio del giorno salotto

Il litio è raro, eppure non lo ricicliamo

Devo ammetterlo, il documentario di Greta Thumberg che ho guardato qualche mese fa, non ha certo contribuito a migliorare lo stato di leggera depressione con cui convivo negli ultimi anni. D’altro canto, c’è poco da stare allegri di questi tempi: negli ultimi quindici anni abbiamo attraversato due crisi finanziarie, una pandemia mondiale ed una guerra fin troppo vicina a casa nostra (non che le altre siano di serie B, sia ben chiaro). Tutto questo mentre i governanti si dimostrano sempre più incompetenti sia a destra che a sinistra, ed il tempo a nostra disposizione per salvare il pianeta è praticamente scaduto, stando a vari scienziati che di queste cose se ne intendono. Ovunque mi giro, le notizie sconfortanti piovono a catinelle da ogni parte. Prendiamo il litio ad esempio: le auto elettriche ed i cellulari, giusto per citare un paio di prodotti comuni, ne fanno un grande uso, eppure nessun governo sembra porsi il problema di riciclarlo in maniera organizzata. Il litio è raro, eppure non lo ricicliamo: Leggi il resto »

In viaggio a Washington, D.C.

Come forse ricorderai, durante le vacanze di Pasqua, l’allegra famiglia Camu ha deciso di passare qualche giorno fuori porta in quel di Washington, DC. Quattro giorni in cui abbiamo visitato i monumenti della capitale, ma anche esplorato i quartieri meno frequentati dai turisti. Come ad esempio Georgetown, una zona a pochi minuti di metropolitana dal centro, dove potersi rilassare passeggiando per i vicoletti d’ispirazione europea, tra i quali si nascondono piccoli tesori come la pizzeria Il Canale. Sunshine è sempre molto brava ad organizzare i viaggi fuori porta, e grazie a lei abbiamo potuto addentare la deliziosa pizza fatta dal signor Farruggio e dai suoi pizzaioli. Ecco dunque un riassunto di quello che abbiamo fatto. In viaggio a Washington, D.C.: Leggi il resto »

Il magone e l’impotenza

L’isolamento causato dalla pandemia deve aver proprio scatenato i tanti pazzi di cui leggiamo sui giornali americani in questi mesi, dal tizio che ha sparato all’impazzata nella metropolitana di New York un mesetto fa, all’ultimo caso di cronaca in cui sono morti 19 bambini delle elementari in Texas. Dal massacro nella scuola superiore a Columbine, il Paese a stelle e strisce sembra non avere avuto più pace, mentre annaspa nella fatica quotidiana di trovare una soluzione che non arriverà mai. Perché il diritto alle armi è scolpito nella Costituzione americana, ed il minimo accenno a cambiare quel sacrosanto paragrafo fa andare i Repubblicani su tutte le furie, e fa salire il sangue alla testa ai bifolchi che ancora vivono di retaggi del Far West, e non vogliono assolutamente che il governo tocchi le loro pistole. La politica ovviamente non vuole far nulla, perché è più facile rastrellare voti lamentandosi del problema, che risolverlo una volta per tutte. Ed intanto migliaia di innocenti continuano a perdere la vita per la stupida ottusità di un popolo di immaturi bambinoni viziati. Il magone e l’impotenza: Leggi il resto »

Il movimento contro il lavoro

Il mondo del lavoro americano ha visto sorgere, da un annetto a questa parte, un movimento popolare d’insoddisfazione contro le condizioni salariali in cui versano molti settori. A differenza dei Paesi europei dove i sindacati hanno un solido potere contrattuale, qui nella nazione a stelle e strisce queste organizzazioni sono molto più frammentate, deboli e fatiscenti (con alcune ovvie eccezioni, come i metalmeccanici). E così nei decenni i salari delle categorie più basse non hanno tenuto il passo con il costo della vita, che è cresciuto ad un punto tale da diventare insostenibile per le generazioni attuali. Da qui nasce il discontento diffuso, etichettato ad un’analisi superficiale come una sindrome da scansafatiche (anche in Italia). La verità, però, è che queste persone sono schiacciate tra un’inflazione in continua crescita ed uno stipendio che non riesce a tenere il passo. Il movimento contro il lavoro: Leggi il resto »

Un atteggiamento passivo nei confronti del presente

L’altro giorno, mentre davo un’occhiata a LinkedIn per vedere chi avesse trovato un nuovo lavoro, mi è capitato di ascoltare un passaggio estratto da un intervento di Sergio Marchionne del 2018, in cui riassume più o meno quello che penso della società contemporanea in cui viviamo. Una società che continua a produrre, da un paio di decenni oramai, una classe politica inetta e miope, che guarda soltanto al domani, ma raramente al dopodomani. Una società ossessionata soltanto dal proteggere il proprio portafogli, accartocciata su se stessa, non più in grado di produrre le grandi rivoluzioni che i nostri nonni ed i nostri padri hanno visto con i loro occhi. Una società in putrefazione, per usare le parole del Censis di qualche anno fa. E non parlo solo dell’Italia, anzi: le parole di Marchionne che riporto qui sotto si possono applicare benissimo a Stati Uniti ed occidente in genere. In cui tutti reclamiamo i nostri diritti, mentre accolliamo i doveri a quelli che ci stanno intorno. Un atteggiamento passivo nei confronti del presente: Leggi il resto »

Siamo preoccupati soltanto per il portafogli

Già undici anni fa facevo il punto della situazione su come l’adozione delle energie rinnovabili si era rivelata un fallimento sotto vari punti di vista. Da allora sono stati firmati protocolli d’intesa, e sono stati versati fiumi d’inchiostro sulle tante buone intenzioni contenute in quei voluminosi documenti. Eppure proprio in questi giorni si discute di piani a lungo termine per il potenziamento di impianti per la gestione del gas. Ma non dovevamo pian piano svezzarci dalla nostra dipendenza dai combustibili fossili? La verità è che, a parte le belle intenzioni, ai potenti del mondo poco o nulla interessa agire concretamente per salvare il pianeta. Anzi, dato che il cambiamento climatico potrebbe decimare la popolazione mondiale, sarà proprio quell’un percento dell’umanità a beneficiarne: dall’alto delle loro torri d’avorio, protetti dalle loro ingenti risorse economiche, guarderanno il resto del genere umano autodistruggersi per quella fame insaziabile di energia che ha sviluppato negli ultimi cento anni. Si è già visto con il COVID, quando i ricchi sono andati a rintanarsi nelle loro isole sperdute nell’oceano, mentre il resto della gente era allo sbando nel tentare di capire come reagire alla pandemia. Siamo preoccupati soltanto per il portafogli: Leggi il resto »

James prende le richieste alla lettera

Qualche anno fa mi è capitato di scoprire il sito di James Fridman, un artista inglese che ha saputo mettere insieme la sua passione per Photoshop con il tipico senso dell’umorisomo che contraddistingue i sudditi della regina, che trascende lingue e culture diverse. A tutti noi è capitato di avere una bellissima foto scattata durante le vacanze o un evento speciale, rovinata da un piccolo dettaglio sullo sfondo, o da una mano fuori posto. Questo è proprio il servizio offerto da James ai suoi clienti: applicare il suo tocco magico per eliminare quelle imperfezioni. Solo che, di tanto in tanto, il dispettoso artista decide di seguire le indicazioni dei suoi clienti alla lettera, o di interpretarle in maniera diversa da quello che aveva in mente chi ha inviato la richiesta. Il risultato finale, come puoi già immaginare, è davvero spassoso e sagace. James prende le richieste alla lettera: Leggi il resto »

Ascoltiamo il buon Giulio Sapelli

Focus Economia è una trasmissione di Radio24 che seguo da quando ancora abitavo in Italia e dopo il lavoro andavo a farmi una nuotata alla piscina comunale. Grazie a Google Podcasts continuo ad ascoltare il buon Sebastiano Barisoni di tanto in tanto anche qui in America, perché a differenza delle tante testate giornalistiche di parte, è uno dei pochi che secondo me dice le cose come stanno, senza troppi fronzoli e senza sventolare bandiere politiche (anche se a volte gli ascoltatori lo etichettano come un leccapiedi di Confindustria).

Di tanto in tanto invita un ospite di eccezione per fare il punto economico della situazione, il professor Giulio Sapelli. Negli anni ho scoperto di essere molto in sintonia con quello che dice l’Uccellaccio (questo il soprannome dato all’accademico da Barisoni), e gioisco come un bimbetto di fronte al negozio di caramelle quando so che è ospite della puntata che sto ascoltando. La scorsa settimana i due parlavano della guerra in Ucraina e delle sanzioni a Putin. Sapelli, ancora una volta, ha echeggiato esattamente quello che io sostengo da tempo: le sanzioni non servono a nulla, la guerra va combattuta con le armi e con la diplomazia. Ascoltiamo il buon Giulio Sapelli: Leggi il resto »