due chiacchiere

Archivio degli articoli in salotto, pagina 4

Ecco perché gli americani vanno in bancarotta

Oggi vorrei raccontarti la storia del signor Flor, ricoverato in ospedale a Seattle per due mesi a causa del Covid, ritenuto dai medici in condizioni critiche, ed infine sopravvissuto per raccontare la sua testimonianza al resto del mondo. Ma non ti racconterò del miracolo che questo settantenne americano ha ricevuto all’epoca, piuttosto dell’astronomica fattura che gli è arrivata dall’ospedale dopo che l’uomo è stato dimesso: 1.1 milioni di dollari e centottanta pagine di spiegazioni dettagliate su tutti i servizi offerti durante la sua permanenza. In questo caso il signor Flor potrà dormire comunque sonni tranquilli: il servizio sanitario nazionale Medicare di cui usufruiscono tutti i pensionati a stelle e strisce, coprirà la maggior parte delle spese, specialmente essendo legate ad una degenza da Covid. Ma l’episodio ti fa già capire dove voglio andare a parare: stando ad una ricerca americana del prof. Himmelstein, due terzi delle persone che vanno in bancarotta, lo fanno per motivi legati alla salute, e si scopre che l’assicurazione medica a volte non rappresenta quel sicuro paracadute che pensiamo di avere. Ecco perché gli americani vanno in bancarotta: Leggi il resto »

Cos’è che fanno in Kansas?

Ero indeciso se archiviare questo post tra le lezioni d’inglese o come umorismo, ed alla fine ho pensato fosse meglio non rompere i cabbasisi ai miei piccoli lettori con un pippone lungo sulle curiosità della lingua a stelle e strisce. La foto che ti propongo mi è capitata tra le mani mentre scorrevo il mio feed su Reddit. Uno sfortunato refuso che fa sparire un paio di lettere all’equivamente inglese della parola annualmente. Una veloce ricerca indica che si tratta di una bufala, ma pur sempre ben architettata dai buontemponi di turno.

Un cartello in una vetrina con la scritta: Lo sapevi? Kansas City ospita analmente 25 milioni di visitatori

Il litio è raro, eppure non lo ricicliamo

Devo ammetterlo, il documentario di Greta Thumberg che ho guardato qualche mese fa, non ha certo contribuito a migliorare lo stato di leggera depressione con cui convivo negli ultimi anni. D’altro canto, c’è poco da stare allegri di questi tempi: negli ultimi quindici anni abbiamo attraversato due crisi finanziarie, una pandemia mondiale ed una guerra fin troppo vicina a casa nostra (non che le altre siano di serie B, sia ben chiaro). Tutto questo mentre i governanti si dimostrano sempre più incompetenti sia a destra che a sinistra, ed il tempo a nostra disposizione per salvare il pianeta è praticamente scaduto, stando a vari scienziati che di queste cose se ne intendono. Ovunque mi giro, le notizie sconfortanti piovono a catinelle da ogni parte. Prendiamo il litio ad esempio: le auto elettriche ed i cellulari, giusto per citare un paio di prodotti comuni, ne fanno un grande uso, eppure nessun governo sembra porsi il problema di riciclarlo in maniera organizzata. Il litio è raro, eppure non lo ricicliamo: Leggi il resto »

In viaggio a Washington, D.C.

Come forse ricorderai, durante le vacanze di Pasqua, l’allegra famiglia Camu ha deciso di passare qualche giorno fuori porta in quel di Washington, DC. Quattro giorni in cui abbiamo visitato i monumenti della capitale, ma anche esplorato i quartieri meno frequentati dai turisti. Come ad esempio Georgetown, una zona a pochi minuti di metropolitana dal centro, dove potersi rilassare passeggiando per i vicoletti d’ispirazione europea, tra i quali si nascondono piccoli tesori come la pizzeria Il Canale. Sunshine è sempre molto brava ad organizzare i viaggi fuori porta, e grazie a lei abbiamo potuto addentare la deliziosa pizza fatta dal signor Farruggio e dai suoi pizzaioli. Ecco dunque un riassunto di quello che abbiamo fatto. In viaggio a Washington, D.C.: Leggi il resto »

Il magone e l’impotenza

L’isolamento causato dalla pandemia deve aver proprio scatenato i tanti pazzi di cui leggiamo sui giornali americani in questi mesi, dal tizio che ha sparato all’impazzata nella metropolitana di New York un mesetto fa, all’ultimo caso di cronaca in cui sono morti 19 bambini delle elementari in Texas. Dal massacro nella scuola superiore a Columbine, il Paese a stelle e strisce sembra non avere avuto più pace, mentre annaspa nella fatica quotidiana di trovare una soluzione che non arriverà mai. Perché il diritto alle armi è scolpito nella Costituzione americana, ed il minimo accenno a cambiare quel sacrosanto paragrafo fa andare i Repubblicani su tutte le furie, e fa salire il sangue alla testa ai bifolchi che ancora vivono di retaggi del Far West, e non vogliono assolutamente che il governo tocchi le loro pistole. La politica ovviamente non vuole far nulla, perché è più facile rastrellare voti lamentandosi del problema, che risolverlo una volta per tutte. Ed intanto migliaia di innocenti continuano a perdere la vita per la stupida ottusità di un popolo di immaturi bambinoni viziati. Il magone e l’impotenza: Leggi il resto »

Il movimento contro il lavoro

Il mondo del lavoro americano ha visto sorgere, da un annetto a questa parte, un movimento popolare d’insoddisfazione contro le condizioni salariali in cui versano molti settori. A differenza dei Paesi europei dove i sindacati hanno un solido potere contrattuale, qui nella nazione a stelle e strisce queste organizzazioni sono molto più frammentate, deboli e fatiscenti (con alcune ovvie eccezioni, come i metalmeccanici). E così nei decenni i salari delle categorie più basse non hanno tenuto il passo con il costo della vita, che è cresciuto ad un punto tale da diventare insostenibile per le generazioni attuali. Da qui nasce il discontento diffuso, etichettato ad un’analisi superficiale come una sindrome da scansafatiche (anche in Italia). La verità, però, è che queste persone sono schiacciate tra un’inflazione in continua crescita ed uno stipendio che non riesce a tenere il passo. Il movimento contro il lavoro: Leggi il resto »

Un atteggiamento passivo nei confronti del presente

L’altro giorno, mentre davo un’occhiata a LinkedIn per vedere chi avesse trovato un nuovo lavoro, mi è capitato di ascoltare un passaggio estratto da un intervento di Sergio Marchionne del 2018, in cui riassume più o meno quello che penso della società contemporanea in cui viviamo. Una società che continua a produrre, da un paio di decenni oramai, una classe politica inetta e miope, che guarda soltanto al domani, ma raramente al dopodomani. Una società ossessionata soltanto dal proteggere il proprio portafogli, accartocciata su se stessa, non più in grado di produrre le grandi rivoluzioni che i nostri nonni ed i nostri padri hanno visto con i loro occhi. Una società in putrefazione, per usare le parole del Censis di qualche anno fa. E non parlo solo dell’Italia, anzi: le parole di Marchionne che riporto qui sotto si possono applicare benissimo a Stati Uniti ed occidente in genere. In cui tutti reclamiamo i nostri diritti, mentre accolliamo i doveri a quelli che ci stanno intorno. Un atteggiamento passivo nei confronti del presente: Leggi il resto »

Siamo preoccupati soltanto per il portafogli

Già undici anni fa facevo il punto della situazione su come l’adozione delle energie rinnovabili si era rivelata un fallimento sotto vari punti di vista. Da allora sono stati firmati protocolli d’intesa, e sono stati versati fiumi d’inchiostro sulle tante buone intenzioni contenute in quei voluminosi documenti. Eppure proprio in questi giorni si discute di piani a lungo termine per il potenziamento di impianti per la gestione del gas. Ma non dovevamo pian piano svezzarci dalla nostra dipendenza dai combustibili fossili? La verità è che, a parte le belle intenzioni, ai potenti del mondo poco o nulla interessa agire concretamente per salvare il pianeta. Anzi, dato che il cambiamento climatico potrebbe decimare la popolazione mondiale, sarà proprio quell’un percento dell’umanità a beneficiarne: dall’alto delle loro torri d’avorio, protetti dalle loro ingenti risorse economiche, guarderanno il resto del genere umano autodistruggersi per quella fame insaziabile di energia che ha sviluppato negli ultimi cento anni. Si è già visto con il COVID, quando i ricchi sono andati a rintanarsi nelle loro isole sperdute nell’oceano, mentre il resto della gente era allo sbando nel tentare di capire come reagire alla pandemia. Siamo preoccupati soltanto per il portafogli: Leggi il resto »

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