Una volta mi appassionavo a guardare telefilm distopici, giusto per divertirmi ad immaginare un futuro in cui nessuno di noi vorrebbe mai vivere. Beh, ora non c’è più gusto, visto che la realtà ha letteralmente superato la fantasia, sia nel Paese a stelle e strisce che in giro per il mondo. Mentre i potenti del mondo si sfidano per vedere chi ce l’ha più grosso (il missile), in pochi si stanno accorgendo di un lavoro più sotterraneo portato avanti dall’amministrazione Trump per sbriciolare quel poco di istruzione che ancora resiste in questa nazione. Io me ne sto accorgendo in prima persona, lavorando per un’università californiana: già a partire da luglio, quando si aprirà il nuovo anno accademico (anche dal punto di vista fiscale), dovremo stringere la cinghia, e rinunciare agli aumenti contrattuali previsti, perché Trump ha tagliato un sacco di fondi alla ricerca, che a quanto pare rappresentano una bella fetta degli introiti universitari, secondi solo alle rette pagate dagli studenti.
Ma soldi in busta paga a parte, chi ne risente veramente saranno i ricercatori a contratto, che non si vedranno rinnovati i progetti su cui stavano lavorando, causando quindi non solo un danno economico a questi poveri cristi, ma anche un danno scientifico, visto che tante di queste ricerche, una volta sospese, andranno rifatte da capo. Poi avrai probabilmente sentito parlare della situazione di Harward, e di come il Presidente abbia deciso di mandar via a calci nel sedere gli iscritti stranieri. Provvedimento per fortuna bloccato da un giudice federale, che ha ritenuto la scelta quantomeno discutibile. In tutto questo, la Cina ed il Giappone gongolano, mettendo in campo incentivi e visti accelerati per accogliere gli studenti delusi dal trattamento riservato loro dall’amministrazione americana. Peccato che l’Europa sia sempre un passo indietro, e non abbia fatto altrettanto per approfittare di questa situazione e mettere in campo politiche per il rientro dei cervelli (grazie a Paolo ed Emanuele per le precisazioni nei commenti qui sotto).
Già durante la sua prima presidenza, Donald Trump aveva più volte manifestato una scarsa considerazione per la scienza e la ricerca, traducendo adesso questa posizione in tagli concreti ai finanziamenti pubblici destinati all’innovazione, alla ricerca scientifica e all’istruzione superiore. Questa scelta non solo rischia di compromettere lo sviluppo tecnologico e la competitività degli Stati Uniti, ma danneggia anche l’immagine del Paese come leader globale nella produzione di conoscenza. Un vuoto che altri stanno già colmando, e che secondo me non è altro che l’ennesimo sintomo di un impero in lento declino, dal quale le persone cominciano a voler scappare a gambe levate.
Commenti
Paolo ha scritto:
Non è del tutto vero:
https://www.rainews.it/articoli/2025/04/cervelli-in-fuga-dagli-usa-dallitalia-una-proposta-per-accoglierli-e-il-manifesto-rebrain-eu-b497a6fd-0a46-4674-bf2a-630a0ae378f7.html
https://www.quotidiano.net/ultimaora/raddoppiati-i-fondi-erc-per-5e29d64d
Poi ci sono anche iniziative in ordine sparso degli stati e dei singoli enti di ricerca. L’Italia langue come al solito, ma qui non ci sono i soldi neanche per chi merita e ancora resiste, figurati per altri…
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camu ha scritto:
Ecco, questo mi rincuora un po’ allora. Ma temo che sia troppo poco e troppo tardi. Nel frattempo, i bombaroli tedeschi continuano a premere per il riarmo europeo. Più che di soldi, mi piacerebbe che si parlasse di visti, proprio come stanno facendo in Asia.
Emanuele ha scritto:
Ero entrato per segnalare la stessa cosa: l’Europa ha lanciato Choose Europe e rinforzato i programmi con nuovi finanziamenti.
Ciao,
Emanuele
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camu ha scritto:
Queste sono le cose su cui vorrei sbagliarmi ogni giorno 🙂 Speriamo funzionino, e consentano a tanti ragazzi di tornare nel Vecchio Continente, specialmente adesso con tutta quest’incertezza per il futuro qui negli States. Però, come dicevo a Paolo qui sopra, oltre che i soldi, vorrei vedere una politica comunitaria uniforme sul rilascio di visti per questi studenti. Altrimenti hai voglia a stanziare miliardi, se poi ci vogliono mesi e mesi per poter ottenere un permesso di soggiorno da ricercatore.
Tri ha scritto:
Pensi che i recenti tagli ai finanziamenti per la ricerca e le politiche restrittive sugli studenti stranieri negli Stati Uniti possano accelerare lo spostamento della leadership scientifica globale verso l’Asia, lasciando ancora una volta l’Europa in un ruolo passivo?
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camu ha scritto:
Benvenuto. Questo è un processo già in corso da alcuni mesi, e non sembra che le cose cambieranno “anytime soon” 🙂