due chiacchiere

Il racconto dell’ancella

A volte non capisco quali criteri usino i traduttori per adattare una parola, una frase o una conversazione dall’inglese all’italiano: com’è che handmaid è diventata ancella, quando sarebbe più appropriato domestica o cameriera? Forse perché la parola ancella fa pensare alle vergini vestali di romana memoria, non ad una persona sottomessa ai voleri di gente benestante senza scrupoli? Polemica a parte, prima che Hulu producesse Il racconto dell’ancella (disponibile su Amazon Prime in Italia), mi ero imbattuto nell’omonimo libro di Margaret Atwood.

Già sapevo che quest’autrice scrive proprio il genere di romanzi che piacciono a me, ed anche questa sua opera non mi ha affatto deluso. Così ero curioso di vederne l’addattamento per il piccolo schermo. Avevamo iniziato a guardare le prime puntate insieme a Sunshine, mia moglie, ma era troppo crudo e deprimente, per lei che in genere preferisce Downton Abbey e simili. In effetti la serie tv è alquanto fedele al libro, almeno nella prima stagione. Il solito avviso prima di proseguire è d’obbligo: cercherò di non svelare particolari cruciali della storia, ma se proprio non vuoi sapere di che si tratta, ti consiglio di non continuare la lettura di quest’articolo. Gallo avvisato, mezzo accoppato 😉

Il logo della serie tv con scritto The Handmaid's Tale, in cui la parola centrale viene evidenziata in rosso

La sequenza di apertura ci immerge senza esitare nella visione della Atwood: un futuro neppure tanto lontano in cui le donne sono soggiogate in un mite silenzio, costrette ad indossare abiti che mascherano le forme femminili e interrompono la loro comunicazione con il mondo. Un futuro che nell’era di Donald Trump e dei suoi scagnozzi alla guida del Paese a stelle e strisce sembrava quasi a portata di mano. Proprio come nel libro, anche in tv la protagonista, Difred (ovvero “appartenente al Comandante Fred”), ci racconta della sua oppressione, del sarcasmo, del terrore che quest’incubo provoca in lei giorno dopo giorno.

Ma ricapitoliamo brevemente i fatti: parte dell’America è stata conquistata da un regime patriarcale oppressivo che relega le donne fertili, ora chiamate Ancelle, a una sorta di status di schiave, utilizzate principalmente per il lavoro domestico e l’allevamento. Questo colpo di stato è conseguenza di una malattia diffusa che ha lasciato molte donne sterili o che partoriscono bimbi morti. Così diventa il compito delle ancelle di procreare e preservare la razza umana. Un po’ come accade in molti Paesi del Medioriente nella realtà, il simbolismo religioso adottato dal regime di Gilead (la nuova nazione fondata dai ribelli) si traduce persino nell’abbigliamento: ogni gruppo sociale ha una sua divisa d’appartenenza, con le ancelle che indossano abiti larghi e berretti alati bianchi a ricordare il copricapo di una suora. Da questo preambolo si snocciola tutta la storia, spesso con toni crudi ed eccessivamente forti, ma mai fuori posto o gratuiti, a mio parere.

Ogni tanto vediamo flashback di come era la vita appena prima che l’America fosse spaccata dagli oppressori, e queste parti richiamano quasi come una profezia quello che l’America ha attraversato durante la presidenza di Trump (ricordiamo che il libro è stato scritto nel 1985). Ma politica a parte, è l’interpretazione di Elizabeth Moss, con i suoi sguardi pieni di dolori e di rabbia che bucano non solo lo schermo ma l’anima dello spettatore, ad incarnare perfettamente lo spirito originale trasmesso tra le pagine del libro.

Commenti

  1. Fiordicactus ha detto:

    Ho provato a leggere il libro (certe storie le “sopporto” meglio se scritte), ma queste “distopie” non mi piacciono molto! Invecchio e mi bastano i Tg!
    Comunque non sono andata oltre un terzo delle pagine, l’ho mollato (avvalendomi di una delle molte prerogative dei lettori, secondo Pennac) e ho ripreso altri libri (magari altrettanto crudi, come quelli che raccontano storie di campi di concentramento), alternandoli tra quelli più “seri” e quelli più “leggeri” . . . Eppure, le giovani donne della famiglia l’hanno trovato bellissimo e importante per capire il mondo attuale . . . non so, forse loro devono leggere di certi atteggiamenti che io ho visto (sebbene mai vissuti in famiglia) con i miei occhi???
    Ricordo una mia amica, che come me era la 1° figlia di una famiglia, come me aveva 20 anni e l’ultimo dei suoi fratelli era in età di asilo, fra loro 2, altre 11 sorelle . . . il padre desiderava tanto un figlio maschio!!! Per me, all’epoca, pareva un atteggiamento pazzesco eppure, per lei, cresciuta in quell’ambiente e in quel tipo di famiglia era normale.

    Ciao, Fior

    1. camu ha detto:

      Anche mia nonna aveva, se non ricordo male, otto tra fratelli e sorelle. Erano tempi diversi. Certo, ora tra guerre e quant’altro, questi romanzi distopici sembrano anzi acqua fresca al confronto delle notizie del telegiornale…

  2. Paolo ha detto:

    Serie stupenda. Nella sua crudeltà. Ma girata magistralmente, con un intensità notevole. A tratti abbiamo fatto fatica a proseguire, da quanto faceva male vederla.
    Due piccole correzioni: la serie è su prime video, non netflix
    È da quello che ho letto, l’autrice ha aiutato la stesura di un seguito, sfociato nella seconda serie, visto che il libro si chiude con la scena finale della prima serie.

    1. camu ha detto:

      Grazie per le due note, ho provveduto a correggere il refuso sul “produttore”, avevo scritto Netflix ma intendevo dire Hulu (qui negli Stati Uniti). Hai altre serie simili da suggerire?

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