due chiacchiere

Sembra solo questione di tempo oramai

L’incapacità della politica di trovare soluzioni per il conflitto in Ucraina è di una tristezza disarmante. Da un lato c’è Trump che prima prende per il culo Zelensky, e poi dice che il poveretto ha bisogno di una mano contro la Russia, per agitare lo spauracchio del comunismo e del socialismo che avanzano, e fare affari d’oro per mettere le sue mani unte sulle terre rare ucraine prima che ci arrivino i russi. Dall’altro c’è sempre Trump che propone un piano di pace tra Israele e Palestina, al quale però secondo me non crede neanche lui, che pensa soltanto a costruire resort di lusso a Gaza. Nel mezzo si intravede l’Europa, con la sua incapacità di fare valere le proprie ragioni.

E non sono io a dirlo, ma persone del calibro di Ferruccio De Bortoli sul Corriere della Sera. Non dimentichiamo come la signora Von Der Leyen si è presentata quasi con la coda tra le gambe alla corte di Re Trump quest’estate:

La presidente dell’Unione europea, che mai è stata ricevuta nello studio ovale della Casa Bianca, ha accettato di andare in un resort di proprietà del tycoon in quel Regno Unito che ha scelto la Brexit. Su un campo da golf, tra una buca e l’altra. Ai tempi del referendum britannico, nel 2016, se si fosse saputo in anticipo dell’esito dei colloqui di Turnberry, i voti per andarsene dall’Unione europea sarebbero stati maggiori. Anche nella più “europea” Scozia.

Perché rimanere in un’Unione che si fa trattare così, che conta, alla fine, meno del Regno Unito che ha patteggiato dazi al 10 per cento? Un’Unione che costringe la sua presidente, indebolita dalle diverse posizioni degli stati membri a pronunciare persino un’imbarazzante frase sul “ribilanciamento” commerciale tra i due blocchi. Come se fosse una colpa avere prodotti più competitivi di quelli americani. Dimenticandosi, tra l’altro, il surplus sui servizi che è tutto a favore di Washington.

Che la Von der Leyen non mi sia mai stata simpatica, non è un segreto. Agitare lo spauracchio russo per giustificare la corsa al riarmo, togliendo fondi a scuole ed infrastrutture, è una cosa davvero triste. Ma ancora più triste è l’immobilità europea di fronte a quello che sta succedendo in Israele. Intanto leggo degli incidenti dei droni russi su territori Nato, ed inizio a temere che la scintilla che potrebbe innescare la terza guerra mondiale non è questione di se accadrà, ma di quando accadrà. Perché nelle stanze del potere e dei bottoni ci sono un branco di incapaci, che sembrano non capire l’entità del guaio in cui ci stanno cacciando.

 

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