due chiacchiere

Archivio degli articoli in soggiorno e tv, pagina 4

L’immigrazione vista da un… Albanese

Quando non ho l’erba del prato da tosare nel fine settimana, o qualche elettrodomestico da aggiustare, c’è sempre una pila di camicie pronta ad aspettarmi per essere stirata. Non che Sunshine non se ne voglia occupare, ma l’accordo è che io stiro e lei porta le bimbe alle loro attività sportive. Così, arrivato il Sabato, preparo l’asse da stiro in salotto e prendo i proverbiali due piccioni con una fava portandomi avanti con la lista di film e documentari che ho in programma di guardare. A volte sbircio tra le proposte di RaiPlay, e l’altro giorno c’era un film di Antonio Albanese che mi ha incuriosito: Contromano. Sono un fan dell’attore pugliese dai tempi non sospetti in cui impersonava Alex Drastico ed Epifanio in trasmissioni di reti minori locali, ed ho sempre apprezzato il suo carattere poliedrico, in grado di calarsi perfettamente in ruoli sia comici che drammatici. E dunque, tra una camicia ed un pantalone, ho cominciato a guardare la storia del signor Mario Cavallaro. Il solito avviso prima di continuare: nel seguito parlerò della trama, quindi se non vuoi rovinarti la sorpresa, fermati pure qui per oggi. Leggi il resto di L’immigrazione vista da un… Albanese

Lo chiamavano Jeeg Robot

Mi piace quando un regista italiano prova a reinterpretare in chiave tricolore quei tipici film d’azione americani, pieni di pistole e capitomboli che neppure i ginnasti olimpici potrebbero mai effettuare con tanta disinvoltura. Il film Lo chiamavano Jeeg Robot è stato, in tal senso, una gradita sorpresa scovata grazie all’app di Mediaset qualche mese fa. Gabriele Mainetti e Claudio Santamaria sono riusciti a confezionare una storia che si segue con piacere e che convince lo spettatore. Tanto che persino su Rotten Tomatoes ha riscosso un meritato 77% come giudizio del pubblico, cosa che non capita spesso tra le produzioni straniere, a volte sottovalutate dagli spettatori americani che apprezzano solo i film sparatutto con i supereroi della Marvel (per carità, piacciono anche a me, ma ogni tanto è bello variare, no?). Solito avviso prima continuare: qui nel seguito parlerò della trama del film, quindi se non vuoi rovinarti la sorpresa, puoi anche fermarti qui. Leggi il resto di Lo chiamavano Jeeg Robot

L’accademia dei supereroi giapponesi

Durante i mesi del lockdown, quando eravamo costretti a stare tappati in casa per la maggior parte del tempo, la televisione era diventata un indispensabile strumento per passare il tempo, insieme a giochi da tavolo vari che abbiamo avuto modo di riassaporare in famiglia. Grazie alle millemila app disponibile oggi sul mercato americano, da Netflix a FuboTV, da Hulu a Plex, abbiamo scoperto una manciata di nuovi programmi, ed è stata per me l’occasione di introdurre le figlie ai loro primi cartoni animati giapponesi. Noi ragazzi cresciuti a colpi di Bim Bum Bam negli anni ’80 abbiamo imparato ad apprezzare quell’impalpabile bellezza racchiusa nell’animazione del Sol Levante, con tutte le serie tv dell’epoca, da Gigi la Trottola a Lamù, dall’immortale Candy Candy ad Occhi di Gatto. Ai tempi dell’università cominciai a bazzicare il mondo dei manga, ed a guardare i primi lungometraggi come Akira e le opere di Miyazaki (di cui parlerò in un post a parte). Non vedevo l’ora di trasmettere questa passione alle figlie, che finora avevano solo guardato cartoni americani, e la pandemia mi ha aiutato non poco. Leggi il resto di L’accademia dei supereroi giapponesi

Smetto quando voglio

Prima di trasferirmi negli Stati Uniti, ho bazzicato per qualche anno i corridoi dell’ateneo dove mi ero laureato, all’inizio come collaboratore coordinato e continuativo (ancora oggi non riesco a dare un senso a quel titolo) e poi come dipendente tecnico del dipartimento di Sistemi Elettrici ed Automazione della facoltà di Ingegneria. Lì ho avuto modo di fare amicizia con alcuni ricercatori intenti a costruire bracci meccanici e piccoli robottini in grado di infilarsi nelle fognature per stendere nuove linee di fibra ottica senza squarciare le già malridotte strade cittadine del Belpaese. Così quando RaiPlay mi ha suggerito di guardare Smetto quando voglio, non ho potuto fare a meno di pensare a quei ragazzi che, proprio come nel film, si facevano un mazzo ma ricevevano pochissima gratificazione dei professoroni che li seguivano. La trama è semplice quanto geniale: un gruppo di ricercatori si stanca di fare la gavetta, e decide quasi per caso di mettere le proprie conoscenze al servizio del crimine, sintetizzando una droga legale con la quale inondare il mercato e fare soldi a palate. Prima di continuare, il solito avviso ai naviganti: nel seguito si fa cenno ad alcuni dettagli della trama, quindi se non vuoi rovinarti la sorpresa, puoi anche fermarti qui. Leggi il resto di Smetto quando voglio

The Good Doctor, un medico autistico in corsia

Il professore del corso del master in disabilità ed inclusione sociale che ho seguito lo scorso semestre, una settimana ci ha dato il compito di recensire un film o serie televisiva che avesse una persona disabile come protagonista. L’obiettivo era analizzare l’uso di stereotipi o l’adozione di concezioni sbagliate che dessero un quadro distorto delle difficoltà che alcune persone si trovano a fronteggiare ogni giorno. Così ho approfittato dell’occasione per parlare di una serie TV che guardai l’anno scorso, ed ho pensato di conservare qui sul blog questa recensione. Come già dicevo a proposito di Doc, Nelle tue mani, per me quella di Gregory House rimane ad oggi l’unica serie impareggiabile, ma visto che l’autore di The Good Doctor era lo stesso, ero curioso di vedere cosa avesse tirato fuori dal suo cappello magico. Senza contare il fatto che il titolo mi ricordava un’altra serie che ho tanto amato, The Good Wife. Leggi il resto di The Good Doctor, un medico autistico in corsia

Legion, il virus mentale psichedelico

Correva l’anno 2018 quando il mio collega José, che è sempre stato aggiornatissimo sulle produzioni per piccolo e grande schermo più gettonate, e la cui conoscenza dell’universo Marvel e di altri supereroi in genera rivaleggia quella di Wikipedia stessa, mi consigliò di guardare la serie TV Legion. José conosce i miei gusti, e non manca mai di colpire nel segno ogni volta che mi da un suggerimento. Ricordo che all’epoca finii per guardai tutte e tre le stagioni nel giro di meno di un mesetto, tanto m’intrigò il concetto di base e la bravura degli autori nello scardinare i criteri classici della narrazione convenzionale. Già, perché guardare Legion per me è stato come se avessi assunto sostanze stupefacenti di un certo livello, un trip mentale come mai ne avevo sperimentati prima. La prima stagione specialmente ti prende alla sprovvista, con le sue continue allusioni a cosa sia vero e cosa sia immaginato dal protagonista. Leggi il resto di Legion, il virus mentale psichedelico

Gli uomini d’oro

Tanti, ma tanti anni fa, Sunshine ed io guardammo un film intitolato Crash, contatto fisico, di cui scrissi una breve recensione quando questo blog era ancora in fasce. A parte le vicende narrate in quella pellicola, ciò che mi colpì fu l’espediente narrativo di esplorare i fatti dal punto di vista dei vari personaggi coinvolti. Un approccio simile a quello che Vincenzo Alfieri decide di usare in Gli uomini d’oro, una produzione del 2019 con Edoardo Leo, Fabio De Luigi ed un a me sconosciuto Giampaolo Morelli. La storia racconta, a quanto dichiarano i titoli di coda, gli incredibili eventi di un fatto di cronaca realmente accaduto: una rapina con l’obiettivo di fuggire nei paradisi esotici da parte di un gruppo di uomini che non sono criminali ma hanno l’occasione giusta in virtù del lavoro che fanno. Il risultato finale ha il sapore di un miscuglio tra Pulp Fiction e Leòn, con una spruzzatina di Ocean’s Eleven. Leggi il resto di Gli uomini d’oro

Il gioco del calamaro coreano

Era il 17 settembre 2021 quando usciva in contemporanea su tutti gli schermi del mondo una serie TV che da lì a poco sarebbe stata sulla bocca di tutti: Squid Game. Una produzione che ha squarciato una volta per tutte i canoni delle solite pappette melense a cui eravamo abituati fino a quel momento. Da appassionato di romanzi e racconti distopici, ed avendo recentemente riscoperto la passione per gli anime giapponesi, per me è stata un’esperienza piacevole e diversa. Certo, il livello di violenza rende questa serie non adatta ai deboli di stomaco, ed a coloro che, dopo due anni di pandemia, hanno bisogno di qualcosa di meno deprimente e più positivo. In un certo senso mi ha ricordato una serie d’animazione che guardai l’anno scorso, Hunter x Hunter, in cui un gruppetto di amici deve superare (almeno nella prima stagione) varie prove per potersi fregiare dell’agognato titolo di cacciatori. Leggi il resto di Il gioco del calamaro coreano

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