due chiacchiere

Lo specchio nero della tecnologia

Tra le serie tv da recensire che ho in lista, una che spicca per originalità è sicuramente Black Mirror. Con questo esperimento televisivo, gli autori hanno rispolverato il concetto di “serie antologica”, che non vedevamo usato in maniera così efficace da un pezzo. Il filo conduttore di ogni episodio è l’incedere e il progredire delle nuove tecnologie, l’assuefazione da essa ed i suoi effetti collaterali. Insomma, pane per i miei denti. Ogni episodio è indipendente dagli altri, sebbene vi siano riferimenti sparsi qua e là che li accomunano, come la compagnia che produce molti dei gadget protagonisti delle varie storie. Storie che rileggono in chiave quasi paradossale situazioni del mondo moderno in cui una nuova invenzione finisce per destabilizzare la società e i sentimenti umani. Il racconto diventa quindi uno specchio nero in cui l’immagine viene riflessa ma è priva di colori, uno strumento tramite cui vediamo noi stessi, ma sotto un’altra luce, quella della tecnologia di turno sui cui si basa ogni episodio.

Il primo episodio, di cui non ti accenno nulla, è forse stato il meno “tecnologico” di tutti, ma con il suo approccio satirico ai politicanti che ci ritroviamo, fa riflettere sull’uso che facciamo oggi dei social media come mezzo di comunicazione per ridicolizzare gli altri. Tant’è che dopo averlo guardato, ero abbastanza scettico sulle potenzialità dell’antologia nel complesso. I miei colleghi al lavoro mi incoraggiavano a non perdere le speranze, dicendomi che il resto mi sarebbe piaciuto, conoscendo i miei gusti. Ed in effetti così è stato: già il secondo episodio, 15 milioni di celebrità, stuzzicava la mia curiosità di come gli autori stessero interpretando l’evoluzione tecnologica che ci circonda. Ma è stato il terzo episodio, Ricordi pericolosi (ovvero Tutta la mia storia, traducendo il titolo originale in maniera letterale), a farmi capire che valeva la pena guardare il resto della serie.

A dirla tutta, l’episodio che mi ha colpito più di tutti è stato San Junipero. Per il semplice fatto che una trama simile, come forse ricorderai, mi era venuta in mente tanti anni fa proprio sulle pagine di questo blog. All’epoca finii per abbandonare quel progetto, ma sono rimasto basito dalle similitudini del concept, con la differenza principale che il mio racconto si concentrava su come fosse nata la tecnologia al centro della storia, mentre in San Junipero parlano di come viene usata in futuro dall’umanità. Chissà, forse dovrei chiedere una fetta dei diritti d’autora ai quelli della produzione, per aver preso spunto dalla mia storia?

Peccato che nella quarta stagione si sia notata una specie di crisi della vena artistica degli autori, e fatta eccezione per Bandersnatch, la serie sia entrata in stallo ed abbia cominciato a precipitare verso il baratro. Peccato anche che Netflix non abbia voluto sfruttare la tecnologia (stavolta quella reale) messa in piedi per Bandersnatch: sarebbe stato bello guardarsi altri film, che so, anche di super eroi, con storie multiple intrecciate.

Commenti

  1. kOoLiNuS ha detto:

    A me già la terza quarta puntata della prima serie hanno messo una angoscia tale da farmi smettere la visione. Di problemi ne abbiamo sin troppi … calcare così la mano mi provocava un’ansia gratuita e non richiesta.

    E l’ho mollata… Per lo stesso motivo penso non comincerò SQUID GAME, che su questi lidi ha riscosso molto successo prima delle vacanze natalizie!

    1. camu ha detto:

      Si, hai perfettamente ragione. Da quel punto di vista, dovrebbero mettere un messaggio all’inizio di ogni episodio sconsigliandone la visione a chi prende ansiolitici 😀 Forse solo uno o due episodi fanno eccezione (San Junipero ad esempio). Io ho sviluppato una specie di immunità all’ansia, quindi non ci faccio molto caso. Lo stesso vale per Squid Game (di cui scriverò a breve), però mi è piaciuto scoprire finalmente qualcosa che non sia di produzione americana o inglese.

  2. Samuele Silva ha detto:

    Concordo con il commento di kOoLiNuS (che fatica riportare correttamente) e anche al sottoscritto la serie ha messo ansia. Ne ho guardato un po’ di puntate poi ho dovuto smettere. Squid Game invece è diverso, non mette ansia. Vai Tranquillo.

    Come concept Black Mirror mi ha ricordato molto “Ai confini della realtà” una serie culto degli anni 50-60. Quella, nonostante il tempo passato, è una serie che riguarderei volentieri.

    1. kOoLiNuS ha detto:

      Prendo nota per Squid Game… per il mio nickname va bene lo stesso tutto minuscolo o solo Nicola 🙂

    2. camu ha detto:

      Samuele, ma pensa, sto riguardando proprio Ai confini della realtà su Amazon Prime (eh si, la pandemia mi ha dato un sacco di tempo libero) e confermo che è una bella serie. Riguardo al fattore ansia, non posso darvi torto…

    3. camu ha detto:

      Però se posso suggerire una cosa, vi consiglio di guardare almeno l’episodio intitolato San Junipero, che non mette molta ansia. Mi piacerebbe avere il vostro parere da scettici della serie 🙂

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