due chiacchiere

Un racconto senza un sogno

Va bene, mi arrendo, sventolo bandiera bianca. Avrei sperato in un’accoglienza un minimo più tiepida per il mio racconto a puntate, ma così non è stato. La maggior parte della colpa, lo so, è mia: puntate troppo diluite nel tempo, storia difficile da seguire, narrazione lenta ed a tratti noiosa. Non sono mai stato un grande scrittore, almeno quando il linguaggio usato è l’Italiano (per i linguaggi “informatici” diciamo che… me la cavo). Però la storia credo sarebbe potuta essere avvincente, se sviluppata nel modo giusto. Per non lasciarla cadere nell’oblio, ho deciso di raccontarti tutto quello che avevo in mente. Chissà che magari qualcuno più bravo a trasporre in romanzo la mia idea, prima o poi passi da queste parti e ponga rimedio al mio disastro letterario.

Enrico, il protagonista, è un ragazzo con una grave disfunzione celebrale, una rara forma di autismo che lo rende incapace di interagire con il mondo. Il padre, Leonardo, un neurochirurgo con la passione per l’informatica avanzata, è in contatto con alcuni ricercatori americani, i veri burattinai dietro Facebook. Già, perché solo in pochi sanno che Mark Zukenberg e soci sono in realtà fumo negli occhi per dare alla popolazione qualcosa su cui passare il tempo. Il vero progetto è un esperimento di intelligenza artificiale: un tentativo su scala mondiale di insegnare ad un computer a ragionare come un essere umano. Il sistema, avendo accesso alla sterminata mole di dati che la gente carica ogni giorno spontaneamente, apprende ed espande la sua rete neurale su tutti i fronti dello scibile umano, dalla politica ai sentimenti, dai video divertenti alle lotte sociali.

Il Neuron, ovvero il casco di Dio

L’idea alla base del racconto nasce durante una cena con quei ricercatori, tra cui anche il prof Persinger, che sta conducendo degli interessanti studi sulla neuroteologia. Il prototipo su cui sta lavorando è in grado comunicare in maniera bidirezionale con il cervello umano, e quindi non solo legge i pensieri, ma anche li induce. Connettendo il Neuron al “cervellone” che tutti conosciamo come Facebook, il padre di Enrico spera di andare a trovare il figlio all’interno del suo stesso cervello. Ed in effetti qualcosa, o meglio qualcuno, spunta fuori: un bimbo che vive in una casa tutto solo, passando il tempo tra i suoi giocattoli sparsi per tutte le stanze. La casa, il bambino, i giocattoli: tutti ricordi del tempo in cui Enrico stava ancora bene.

Facebook ed Inception messi insieme

Il piano del padre è di far crescere Enrico all’interno di Facebook, il sistema di intelligenza artificiale che ricreerà per lui la realtà quotidiana. Poi, quando sarà “grande abbastanza”, proverà a spiegargli tutto e farlo finalmente uscire, di fatto risvegliandolo da questa specie di coma in cui si trova. Per far questo, sarà inviato uno dei ricercatori, Matilda, che dopo aver preso contatto con il soggetto, avrà il compito di svegliarlo. Peccato che Facebook non tolleri certe intrusioni, e continui ad interrompere il collegamento della ricercatrice e cancellare quei ricordi dalla mente di Enrico. L’unica possibilità per Matilda è di cambiare continuamente identità e rientrare ogni volta nel sistema.

Un finale alla Kubrick

Per il finale non avevo ancora deciso, ma ero propenso ad un Enrico che, “edotto” su quello che sta succedendo, decide di non voler uscire, e di continuare a vivere la sua vita virtuale. In un flash-forward finale, si vede la Terra fra 400 anni, senza inquinamento, in cui la Natura ha trionfato e gli animali selvaggi girano indisturbati. Degli uomini, almeno come li conosciamo oggi, più nessuna traccia. Un cervo si ferma di fronte ad gigantesco cubo di cemento, un palazzo senza finestre, il cui cartello all’ingresso recita “Brain management – Facility 16482”. Al suo interno migliaia di corpi umani, tutti chiusi in quelli che sembrano sarcofagi. Corpi umani “deformi”, con la testa molto più grande del resto del corpo, tutti collegati al Neuron.

Riferimenti e citazioni

Avrai sicuramente notato che ho preso spunto da vari film, più o meno recenti, per mettere insieme la mia storia. C’è sicuramente un po’ di Inception, un po’ di Matrix, un po’ di A.I. di Kubrick, un po’ di Avatar e probabilmente un po’ di Lost, per l’idea “a flashback” che volevo sviluppare. Nei capitoli andati in onda s’era già vista Matilda, s’è visto il gruppo di ricercatori, “travestiti” da colleghi di Laura, la fidanzata di Enrico. Avevo persino creato il profilo Facebook: Enrico Pastore. L’idea era di farlo un po’ animare, e come succede con le produzioni più importanti, disseminare tracce della storia per i vari network sociali. Ho anche cercato di agganciare la storia a fatti reali: la teoria del lampione e le idee di Huxley, giusto per dirne un paio, esistono davvero.

Ma per seguire tutto questo avrei avuto bisogno di tempo e bravura, ed entrambe le cose scarseggiano da queste parti, e quindi alla fine m’è toccato abbandonare il progetto. Ma la speranza che possa rinascere grazie al sapiente lavoro di quelli che “se ne intendono” è sempre viva 🙂

Commenti

  1. fiordicactus ha detto:

    ohi ohi, troppo lungo e troppo tardi, due cose che insieme mi costringono a salutare e promettere di ripassare . . .:-))))
    Non sapevo di questa vena letteraria, come in questi anni non ci sono mai inciampata . . . che distratta! 😉
    A domani, R

  2. Stefano ha detto:

    La storia è molto promettente e su questo non si discute, ma veramente molto difficile da scrivere. So che iniziare a scrivere sull’idea più bella che si ha è la cosa più naturale da fare (anche io ho fatto lo stesso), ma non è sempre quella migliore: trame del genere sono assai complicate da narrare, e si rischia di rimanere arenati sopra a qualche difficoltà.

    Inoltre “copyright is a bitch” per dirla all’inglese, mi sa che non puoi inserire Facebook in un romanzo che non sia gratuito (e anche lì avrei i miei dubbi). 😉

    1. camu ha detto:

      @Stefano: hai proprio ragione… Riguardo al copyright, comunque, non penso fosse mia intenzione vendere la storia, nel qual caso avrei certo usato un nome diverso per il network 🙂

  3. Francesco ha detto:

    Bravura, eccome! Geniale!
    Dove hai notato lo scarso interesse?
    Io controllo ogni giorno se ci sono puntate da leggere su duechiacchiere.it.
    Copyright e diritto all’immagine… io ho in mente la storia di una cantante lirica che è allieva di questa e quella, che canta con questo e quello, elogiata da quelli e quell’altri… e non posso usare i nomi di persone realmente esistite o ancora viventi! E non trovo ispirazione se non collocandola in un contesto che ha i tratti della realtà… distorta da me… pazienza!

    1. camu ha detto:

      @Francesco: grazie per il controllo quotidiano 🙂 In merito allo scarso interesse, nessuno ha commentato gli ultimi episodi, ed anche i primi hanno riscosso solo un tiepido “clamore”… Per il copyright, è una cosa che non sapevo… ma in fondo Facebook non è una persona, ed il professor Persinger l’avrei potuto rinominare facilmente eheh

  4. Alessio ha detto:

    Beh, effettivamente non riuscivo a leggerlo. Nel senso che secondo me avresti dovuto dargli un tono più pressante o uno stile che lo caratterizzasse maggiormente per permettere all’utente di appassionarsi.
    Secondo me la diluizione nel tempo non è stato il problema, ma lo è stato il linguaggio.
    Mi hai dato la sensazione di voler parlare, più che di raccontare. Di voler attendere le impressioni più che di esprimerti.
    Sono contrario alla pubblicazione del tuo “storyboard”, perché è più importante di quello che credi. Lo sviluppo della storia è interessante, devi solo trovare la chiave per raccontarla.

    Toglilo da qui, dammi retta. Sennò finisce che te lo rubo io….

    1. camu ha detto:

      @Alessio: esatto, io non sono bravo con il “linguaggio” 🙁 E se decidi di rubare la storia, sei il benvenuto. Preferisco che viva grazie a qualcun’altro piuttosto che rimanga chiusa in un cassetto per sempre…

  5. MaxTux ha detto:

    In realtà per il fatto stesso che hai pubblicato il tuo testo dovresti essere tutelato, se ti posso dare un consiglio linka il tuo testo il più possibile in modo che rimanga traccia nel web del tuo lavoro 🙂

    Come ho fatto per i miei libri:
    http://www.hokmaph.net/apotheosis

  6. lurebu ha detto:

    Ciao Camu è un po che non scrivo qui. Anche se di tanto in tanto passo a dare un’occhiata.

    Molti grandi autori di fantascienza, di altri tempi, iniziarono pubblicando piccoli racconti su periodici che nulla avevano a che fare con la fantascienza. ‘Cronache Marziane’, per fare un esempio nel caso qualcuno si chieda di chi stia parlando.

    Potresti riflettere su quale sia stata la loro chiave di successo. (A parte le solite banalità sulla bravura, sulle idee, ecc ecc)

    Così solo uno spunto di riflessione.

    1. camu ha detto:

      @lurebu: ben tornato da queste parti 🙂 Hai ragione, e poi la considerazione sui racconti “periodici” vale in genere per molti grandi scrittori, non solo per la fantascienza. Ma io non sono uno di loro, lo sento. Posso partorire storie, ma non trasporle in forma di racconto organico e strutturato. Però rifletterò su quello che hai suggerito!

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