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due chiacchiere

Siamo preoccupati soltanto per il portafogli

Già undici anni fa facevo il punto della situazione su come l’adozione delle energie rinnovabili si era rivelata un fallimento sotto vari punti di vista. Da allora sono stati firmati protocolli d’intesa, e sono stati versati fiumi d’inchiostro sulle tante buone intenzioni contenute in quei voluminosi documenti. Eppure proprio in questi giorni si discute di piani a lungo termine per il potenziamento di impianti per la gestione del gas. Ma non dovevamo pian piano svezzarci dalla nostra dipendenza dai combustibili fossili? La verità è che, a parte le belle intenzioni, ai potenti del mondo poco o nulla interessa agire concretamente per salvare il pianeta. Anzi, dato che il cambiamento climatico potrebbe decimare la popolazione mondiale, sarà proprio quell’un percento dell’umanità a beneficiarne: dall’alto delle loro torri d’avorio, protetti dalle loro ingenti risorse economiche, guarderanno il resto del genere umano autodistruggersi per quella fame insaziabile di energia che ha sviluppato negli ultimi cento anni. Si è già visto con il COVID, quando i ricchi sono andati a rintanarsi nelle loro isole sperdute nell’oceano, mentre il resto della gente era allo sbando nel tentare di capire come reagire alla pandemia.

Il modello sociale che abbiamo costruito in questi ultimi cent’anni, oramai è chiaro, si basa esclusivamente sul mantenimento dell’equilibrio economico. Pensiamo ad esempio all’assurdità di richiamare tutti i lavoratori in ufficio, dopo che per due anni sono riusciti a dimostrare che lavorare da casa è possibile, senza perdita di produttività e con una miriade di benefici che migliorano non solo lo stile di vita dei lavoratori, ma riducono tra le altre cose il grado d’inquinamento necessario a trasportare ogni giorno quella massa immensa di persone da un posto all’altro, con il semplice scopo di farli sedere ad una scrivania per otto ore e poi fargli fare il tragitto opposto a fine giornata. Certo, non tutte le tipologie di lavoro si prestano a questo tipo di flessibilità: l’infermiera o la commessa dovranno comunque andare di persona, ma stando ad una stima dell’Università di Chicago (PDF), almeno il 37% dei lavoratori americani potrebbe svolgere il proprio mestiere completamente da casa.

Eppure bisogna tornare in ufficio. Perché altrimenti l’affitto (o peggio il mutuo) pagato dalle aziende per quei palazzoni andrebbe sprecato. Beh, potrebbero convertirli in appartamenti e tagliare drasticamente la popolazione dei senzatetto nelle città, potrebbe dire qualcuno. Si, ma una così ingente quantità di appartamenti che inonda il mercato farebbe crollare il prezzo degli affitti, influendo negativamente sui profitti dei proprietari immobiliari nella zona. E cambierebbe gli equilibri per tutta la fauna di negozi che offrono servizi a quegli uffici, dalla ristorazione alla cartoleria.

La locandina del documentario con Greta che guarda nell'obiettivo

Allora ti rendi conto che non c’è via di scampo: siamo prigionieri di un modello sociale che guarda al dio denaro come unico obiettivo da perseguire, perché rappresenta oramai l’unica nostra via di sopravvivenza. E capisci che Greta Thunberg può protestare quanto le pare, ma non otterrà quello che desidera, quello che sarebbe giusto fare per la salvezza della nostra specie. L’altra sera ho guardato il suo recente documentario, Un anno per salvare il mondo, in cui la BBC segue la giovane attivista nel suo viaggio intorno al mondo per ricordare ai potenti che controllano il pianeta che il tempo a nostra disposizione è praticamente scaduto. Peccato che non sia stato doppiato in italiano. Le sue parole al Summit delle Nazioni Unite ancora rimbombano nell’aria:

My message is that we’ll be watching you. This is all wrong. I shouldn’t be up here. I should be back in school on the other side of the ocean. Yet you all come to us young people for hope. How dare you. You have stolen my dreams and my childhood with your empty words. Yet I am one of the lucky ones. People are suffering.

Ed invece osservo sconsolato l’incompentenza con cui abbiamo gestito la pandemia, i cambiamenti climatici, ed adesso questa guerra in Ucraina. Abbiamo eserciti di scienziati che studiano approfonditamente come migliorare ogni aspetto della nostra esistenza, ma i politici si guardano bene dall’ascoltare i loro avvertimenti. Anche con il gas russo, invece che cogliere la palla al balzo per riversare miliardi nelle energie rinnovabili, cosa fanno i politici? Pensano ad espandere i gasdotti e incrementare l’uso di combustibili fossili, che è esattamente ciò che sta segnando la nostra condanna all’estinzione.

Siamo già in ritardo, ma proprio come per il COVID, dove abbiamo dovuto affannarci all’ultimo secondo invece che prepararci con calma, lo stesso accadrà con le misure draconiane necessarie a fermare la catastrofe ecologica. Con buona pace di Greta, che sarà ricordata come una moderna Cassandra a cui nessuno ha voluto credere. Per il resto, non possiamo che rassegnarci ad accettare la prigione sociale che ci siamo costruiti in questi decenni a colpi di globalizzazione. Prigione dalla quale nessuno può più scappare.

P.S.: grazie Nicola per avermi dato l’ispirazione per il titolo del post.

Commenti

  1. Emanuele ha detto:

    Ciao Dino, non voglio darti contro: ho a cuore anch’io la salute del nostro pianeta. Al contempo però ho la sensazione che questo post vada a tutto spiano su tanti argomenti complessi e differenti tra loro.
    Provo a dirti brevemente la mia: di recente ero ad un corso su protocolli di sicurezza industriale. Oltre a gente dell’automotive o della domotica, c’era un tizio a capo di una start-up per sistemi di controllo di impianti fotovoltaici. Uno che, insomma, ha le mani ogni giorno tra le rinnovabili. Lui stesso riconosceva però che il fabbisogno energetico non è soddisfabile semplicemente con le rinnovabili (pensa, andava contro il suo business). Il tema è complesso, siamo una società fortemente dipendente dall’energia dalla quale non dipende solo la luce a casa la sera ma lo stesso mondo lavorativo (e per questo – purtroppo – in questa guerra europea è difficile chiudere il contratto di fornitura coi Russi). Le rinnovabili non offrono garanzie di stabilità nel tempo. Non lasci semplicemente la gente al buio, la lasci anche senza lavoro. Aumentare la percentuale è possibile, farne affidamento al 100% non è tecnicamente possibile oggi.

    Detto questo (o mi perdo), provo a dirti perché anche sul secondo punto sei volato molto rapidamente a conclusioni facili. Io lavoro in smart working dall’inizio della pandemia, non siamo ancora tornati al 100% in ufficio e fortunatamente la mia è una di quelle aziende virtuose che fin ora ha lasciato libera scelta ai dipendenti. Così non parlo perché non ho esperienza o perché sia contrario (sono uno di quelli che fa più smart working in azienda e in questo momento ti scrivo da casa). Tempo fa però leggevo un’analisi nella quale si provava a valutare realmente l’impatto dello smart working (è facile dire “c’è meno gente che deve commutare da A-B”): quale percentuale di gente si muove in metro? La metro va alimentata anche se viaggia con 20 persone dentro. Vogliamo eliminare il servizio? Quanto è più conveniente ed efficiente riscaldare/raffreddare milioni di abitazioni rispetto al centralizzare i servizi e ottimizzare le risorse? Quanto risparmio si ottiene nello spegnere gli uffici ma accendere una lampadina per lavoratore?

    Per fare una analisi seria e non “i nostri politici non hanno a cuore il pianeta, ciò cui badano è il mutuo dell’edificio maledetta casta” servono insomma tantissimi dati da prendere in considerazione. Non ho le risposte, so che si stanno facendo studi in tal senso, specie per i centri ad alta densità (dove il costo di spostamento del dipendente è molto piccolo).
    Amo lo smart working, mi permette di lavorare con più comodità, con maggiore flessibilità, con maggiore vicinanza alla mia famiglia ma decidere che questo “macroscopicamente” sia il modo migliore per inquinare meno credo sia qualcosa da valutare con occhi più critici insomma.

    Spero di non esser sembrato fastidioso o fazioso ed eventualmente mi scuso.
    Ciao,
    Emanuele

    1. camu ha detto:

      Emanuele, parto dalla fine rassicurandoti che non c’è bisogno di scusarti, e che commenti come il tuo sono l’anima di un sano dibattito, e che mi fa piacere guardare la faccenda da vari punti di vista. Quindi non avere mai timore di esprimere il tuo punto di vista qui da me, il confronto è la parte più bella del blog. Riguardo al “prenderla larga”, lo sai che io sono un campione olimpico di voli pindarici: sto anche meditando di aggiungere questa skill al mio profilo LinkedIn.

      Scherzi a parte, forse mi sbaglio, ma noto tra le righe un pizzico di rassegnazione: “siamo una società fortemente dipendente dall’energia, e dobbiamo accettare questa verità”. Il discorso è ovviamente complesso, e per questo non è facile trovare una soluzione rapida ed efficace che faccia contenti tutti in poco tempo. Come forse ricorderai, io sono sempre stato un fautore del nucleare, come alternativa pulita ai combustibili fossili. Certo, anche questa soluzione è piena di problemi, e come diceva Nicola in un altro commento, in Italia la paura è che i lavori siano fatti con i piedi. Ma siamo al punto in cui dobbiamo guardare al male minore, perché il tempo è scaduto.

      Non solo il tempo è scaduto, ma la popolazione mondiale continua ad aumentare, il che porterà ancora più deforestazione, ancora più produzione di gas serra dagli allevamenti di bestiame (che da soli, oggi, contribuiscono il 25% del totale, stando al documentario di Greta), ancora più industrializzazione per soddisfare le esigenze commerciali di questi popoli.

      Sullo smart working, capisco quello che dici, ma ogni metro cubo di CO2 risparmiato (da macchine che non circolano) è un metro cubo guadagnato, parafrasando quello che diceva mio nonno una volta. Si, devi riscaldare le case, ma quelle sono riscaldate comunque, nessuno spegne i riscaldamenti la mattina quando va al lavoro, perché altrimenti poi devono lavorare il doppio per riportare la temperatura ad un livello accettabile quando si rientra. E la questione della qualità della vita non è da sottovalutare.

  2. kOoLiNuS ha detto:

    Punti di vista interessanti i tuoi Emanuele, senz’alto oggi non ci sono risposte “semplici” alla nostra realtà che è di una complessità notevole.

    Potrei anche ribattere punto per punto… ma sarebbe inutile.

    CREDO che il punto essenziale oggi è che la nostra generazione (di persone viventi, intendo) NON ha la benché minima voglia di sacrificare qualcosa del proprio stile di vita, e quindi ogni decisione politica che vada in tal senso viene osteggiata e presa come definitiva. Quindi oggi spenderei i soldi del PNRR per dare volano al solare e all’eolico, piuttosto che sussidi alle spese, e multerei chi fa speculazione energetica (scoprirlo è facile).

    Argomento smart working, quant’è il costo orario energetico per km di distanza dal luogo di lavoro? Se mi devo sparare 2 ore al giorno di auto, o di mezzi, più i sistemi al lavoro, più la climatizzazione quanto consumo? Quanto standomene a casa?
    Volendo qualche numero da questi due anni potrebbe venir fuori… e dare una risposta pesata ai nostri quesiti. Di certo il mio Ente ha risparmiato il 30-35% del budget annuale per le spese “di palazzo” ed io ho fatto uno o due pieni al mese contro gli almeno 4 del normale regime lavorativo. E sicuramente l’impatto sulla mia bolletta elettrica e del gas è stato decisamente “contenuto” dentro il risparmio del carburante … nel senso ci ho guadagnato.

    E bastata poi la classica speculazione energetica per prendere ceffoni bastanti per due anni, e sulla questione dei fitti senza senso mi sento più dalla parte di Dino che altre.

    Temo di essermi perso anche io… l’argomento, come dicevo in apertura, è supercomplesso e ricco di insidie.

    1. camu ha detto:

      Concordo su tutta la linea. E mi scuso per aver affrontato un argomento così complesso in poche righe. D’altro canto i fiumi d’inchiostro (anche digitale) sono già stati versati, e la mia intenzione era soltanto di stimolare una conversazione pacata prima di tuffarmi nel fine settimana…

    1. camu ha detto:

      Parole sante. Per carità, chi è senza peccato scagli la prima pietra, ma io nel mio piccolo cerco di fare la mia parte. Mentre i nostri vicini di casa qui in America acquistano macchine adatte a trasportare un’intera squadra di calcetto, e consumano ettolitri di benzina al minuto infischiandosene dell’ambiente, noi abbiamo appena preso una macchina più piccola e restituito il SUV che avevamo. Volevo una macchina elettrica, ma al momento i tempi d’attesa sono nell’ordine dei 9 mesi e, senza incentivi da parte di Biden, care appestate. Però ad esempio il tosaerba l’ho preso elettrico, l’umido lo mettiamo nel bidone del compost dietro casa invece che buttarlo nella spazzatura (qui la differenziata prevede solo carta, vetro e plastica), in casa abbiamo solo lampade LED, e via dicendo. Certo, queste cose sono “inconvenienti” (rigirare il compost non è per i deboli di stomaco), ma se tutti facessimo qualcosa in più, la soluzione verrebbe già da sola.

      1. Trap ha detto:

        A che “piccola auto” siete passati? 🙂

        1. camu ha detto:

          Ho provato invano a trovare una Ioniq 5, ed alla fine abbiamo preso questa Hyundai Tucson. In realtà la figlia piccola da mesi cerca di convincerci a prendere una Tesla 3, ma i prezzi sono alle stelle, specialmente ora che sono scaduti i contributi statali qui in America 🙁

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