due chiacchiere

Archivio degli articoli in soggiorno e tv, pagina 5

Il racconto dell’ancella

A volte non capisco quali criteri usino i traduttori per adattare una parola, una frase o una conversazione dall’inglese all’italiano: com’è che handmaid è diventata ancella, quando sarebbe più appropriato domestica o cameriera? Forse perché la parola ancella fa pensare alle vergini vestali di romana memoria, non ad una persona sottomessa ai voleri di gente benestante senza scrupoli? Polemica a parte, prima che Hulu producesse Il racconto dell’ancella (disponibile su Amazon Prime in Italia), mi ero imbattuto nell’omonimo libro di Margaret Atwood.

Già sapevo che quest’autrice scrive proprio il genere di romanzi che piacciono a me, ed anche questa sua opera non mi ha affatto deluso. Così ero curioso di vederne l’addattamento per il piccolo schermo. Avevamo iniziato a guardare le prime puntate insieme a Sunshine, mia moglie, ma era troppo crudo e deprimente, per lei che in genere preferisce Downton Abbey e simili. In effetti la serie tv è alquanto fedele al libro, almeno nella prima stagione. Il solito avviso prima di proseguire è d’obbligo: cercherò di non svelare particolari cruciali della storia, ma se proprio non vuoi sapere di che si tratta, ti consiglio di non continuare la lettura di quest’articolo. Gallo avvisato, mezzo accoppato 😉 Leggi il resto : Il racconto dell’ancella

Quando i tuoi amici sono perfetti sconosciuti

Come dicevo qualche settimana fa, ogni tanto ho il desiderio di prendermi una pausa dal machismo cinematografico americano. I supereroi armati fino ai denti che sconfiggono mostri provenienti da altri pianeti saranno pure divertenti, ma sono così superficiali ed asettici. All’altra estremità del ventaglio dei generi americani ci sono i film sentimentali in cui la donzella di turno ha problemi con la famiglia e, dopo essersi cacciata in qualche guaio, viene inesorabilmente salvata dal principe azzurro pieno di soldi e bellezza. Ma in quanti possono davvero immedesimarsi in quei personaggi? Questo mi è sempre piaciuto, al contrario, delle produzioni italiane: che raccontano in maniera genuina e verace della gente comune, dei problemi quotidiani che molti si trovano ad affrontare, dell’agrodolce ragnatela di relazioni che ci rendono chi siamo. Gli americani sembrano aver paura di scavare più di qualche centimetro nella complessità della mente umana, e si limitano spesso a far fare gli straordinari al buon vecchio Cupido, che scocca frecce d’amore a destra e manca. E così, cercando idee su qualcosa di più “profondo” da guardare, qualche anno un amico mi suggerì Perfetti Sconosciuti, con Marco Giallini e Valerio Mastandrea. Leggi il resto : Quando i tuoi amici sono perfetti sconosciuti

Giallini dice che è per il tuo bene

Ogni tanto ho bisogno di prendere una pausa dal machismo cinematografico americano, dove il protagonista è spesso un gran fustaccio armato fino ai denti che sa sempre cosa fare nelle situazioni più estreme. Così grazie alla variegata collezione di servizi di streaming a cui siamo abbonati (o di cui condividiamo l’abbonamento con amici 🤫), riesco a trovare qualche film italiano da guardare. Alcune settimane fa, tra le pellicole suggerite, c’era È per il tuo bene, con Marco Giallini, Giuseppe Battiston, Vincenzo Salemme e le loro consorti Isabella Ferrari, Claudia Pandolfi e Valentina Lodovini. La trama è presto spiegata: tre cognati si ritrovano nella stessa situazione, insoddisfatti delle scelte sentimentali delle rispettive figlie. Sicuri di agire per il loro bene, decidono di aiutarsi a vicenda per incoraggiarle a riconsiderare le proprie scelte affettive. Una commedia leggera, senza nessuna pretesa di spiegare allo spettatore cosa sia giusto e cosa sia sbagliato. Leggi il resto : Giallini dice che è per il tuo bene

Andrea, un dottor House tutto italiano

Di tanto in tanto mi piace prendere una pausa dalle serie tv distopiche che solitamente guardo, sebbene non mi mettano ansia come capita ad alcuni miei lettori (ahò, che te devo di’, so’ strano). Qualche settimana fa mi hanno consigliato Doc – Nelle tue mani, una produzione italiana che sembra stia riscuotendo un discreto successo nel Belpaese, con il Luca Argentero di grandefratelliana memoria (lo ammetto, mi sento proprio vecchio al solo pensiero che io, quella edizione del Grande Fratello, l’ho vista in diretta). E così l’altra sera, grazie all’app RaiPlay, ho cominciato a guardare il primo episodio.

Per me che all’epoca ho amato il Dottor House, sin dalla scena d’apertura è stato come fare un piacevole tuffo nel passato: forse è solo la mia impressione, ma persino la grande sala d’attesa aperta sembra richiamare quella del Princeton Hospital dove lavorava il burbero dottore zoppicante. Come pure la fotografia e le inquadrature “in stile americano”, in cui la telecamera spesso non guarda la scena dall’altezza uomo, o mostra gli esterni dall’alto. Le analogie con House, in verità, mi pare abbondino: il fatto che i medici vanno a curiosare a casa del paziente, la ex moglie del protagonista che è dirigente sanitaria, gli specializzandi. Fino alla lavagna bianca che elenca i sintomi, nell’ufficio in cui fanno l’anamnesi. Leggi il resto : Andrea, un dottor House tutto italiano

Lo specchio nero della tecnologia

Tra le serie tv da recensire che ho in lista, una che spicca per originalità è sicuramente Black Mirror. Con questo esperimento televisivo, gli autori hanno rispolverato il concetto di “serie antologica”, che non vedevamo usato in maniera così efficace da un pezzo. Il filo conduttore di ogni episodio è l’incedere e il progredire delle nuove tecnologie, l’assuefazione da essa ed i suoi effetti collaterali. Insomma, pane per i miei denti. Ogni episodio è indipendente dagli altri, sebbene vi siano riferimenti sparsi qua e là che li accomunano, come la compagnia che produce molti dei gadget protagonisti delle varie storie. Storie che rileggono in chiave quasi paradossale situazioni del mondo moderno in cui una nuova invenzione finisce per destabilizzare la società e i sentimenti umani. Il racconto diventa quindi uno specchio nero in cui l’immagine viene riflessa ma è priva di colori, uno strumento tramite cui vediamo noi stessi, ma sotto un’altra luce, quella della tecnologia di turno sui cui si basa ogni episodio. Leggi il resto : Lo specchio nero della tecnologia

Il Signor Robot mi ha ipnotizzato

Oggi vorrei parlarti di una delle (poche) produzioni televisive di questi ultimi anni che mi ha veramente appassionato: Mr. Robot. Leggo da Wikipedia che in Italia è stato trasmesso solo da canali a pagamento, quindi sospetto che non sia stato molto popolare tra i telespettatori occasionali. Come ho già detto in passato, sin da quando ero piccolo, il genere distopico mi ha sempre affascinato: l’esercizio empirico di immaginare come gli essere umani si evolveranno ed affronteranno le grandi sfide del futuro, è sempre stato un modo per distogliere l’attenzione dalla realtà noiosa (e di questi tempi deprimente) che ci circonda. Di questa serie televisiva (solo quattro stagioni) in particolare ho apprezzato il fatto che racconta la sua trama con una maniacale attenzione ai particolari e l’uso di programmi e strumenti reali. Da sempre il cinema ci ha abituati alle inverosimili schermate piene di geroglifici insignificanti sugli schermi dei “geni del computer” che lasciano alquanto perplessi coloro che con questi aggeggi infernali ci lavorano sul serio. Questo non è il caso in Mr. Robot: dall’accuratezza dei comandi digitati nelle finestrelle nere ai dialoghi, tutto è raccontato in maniera plausibile e soddisfacente. Cercherò qui di seguito di non svelare nessun particolare che possa rovinarti la soddisfazione di gustarti questa serie per conto tuo. Leggi il resto : Il Signor Robot mi ha ipnotizzato

Maleficent, eroina o strega cattiva?

Il mese di Gennaio, sulle coste nord-orientali d’America, è notoriamente il periodo più freddo dell’anno, pieno di nevicate, venti gelidi e ghiaccio nero. Di certo non il clima ideale per una bella passeggiata al parco, una corsetta tra le vie dei sobborghi o per una cena all’aria aperta con gli amici. Al contrario, proprio questo vento che ti spacca la faccia ad ogni folata, fa venir voglia di rintanarsi in casa per quanto più a lungo possibile, a gustarsi le comodità della tecnologia moderna. Come abbiamo fatto l’altra sera la moglie ed io, decidendo di approfittare del nostro abbonamento ad Amazon Prime Video, che ci consente di accedere una discreta libreria di film con il semplice tocco di un dito. Sfogliando i titoli disponibili, ci ha incuriosito Maleficent (suppongo che il film sarà chiamato allo stesso modo, quando uscirà in Italia?).
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South Park, il cartone animato sociale

In ufficio faccio parte di un piccolo gruppetto di persone che si riunisce nell’area pranzo (non saprei se in Italiano questa zona dell’ufficio ha un nome preciso) per chiacchierare del più e del meno. Trattandosi di un gruppo esclusivamente maschile (eh già, come a scuola), in genere l’argomento è pertinente o al sesso o alla televisione. I miei amici, al contrario di me, sono dei cinefili incalliti, e conoscono davvero ogni tipo di programma o film che sia mai andato in onda. Immagino che il fatto che un paio di loro siano single quarantenni contribuisca positivamente al dar loro tutto il tempo che serve per coltivare questo hobby. Uno dei cartoni animati preferiti, la cui dissertazione ha allietato più di un pranzo, è South Park. Io ne guardai alcune puntate quando tentarono di mandarlo in onda in Italia una decina d’anni fa, ma poi non me ne appassionai mai. Per me i Simpsons e i Griffin erano il punto di riferimento. Leggi il resto : South Park, il cartone animato sociale

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