due chiacchiere

Archivio degli articoli in soggiorno e tv, pagina 5

Immaturi, un piacevole salto indietro nel tempo

Come ho già scritto in passato, quando il meteo non mi consente di passare il fine settimana fuori a fare giardinaggio, trasporto l’asse da stiro in salotto e cerco di smaltire la pila di camicie da stirare accumulate durante la settimana (eh già, a Sunshine stirare non piace proprio 😅), e ne approfitto per guardare qualche film o serie TV che mi è stata suggerita. E così qualche giorno fa ho trovato Immaturi, una pellicola di Paolo Genovese con Raul Bova, Ambra Angiolini, Ricky Memphis e Luca e Paolo. Chi non si è mai svegliato di soprassalto, impaurito e sudato, dopo aver sognato di dover ancora affrontare l’esame di maturità? A me capita almeno un paio di volte all’anno! Ma se non si trattasse solo di un incubo? Ed è proprio questa la trama del film: l’esame di maturità sostenuto dai protagonisti viene annullato per un cavillo burocratico, ed il gruppo si ritrova a dover rispolverare i libri di filosofia e latino per cercare di conquistare (nuovamente) l’agognato titolo. Non avendo perso del tutto i contatti, le vite dei nostri quarantenni immaturi si incrociano riprendendo storie mai interrotte e riscoprendo sentimenti ancora ardenti sotto la cenere degli anni. Leggi il resto di Immaturi, un piacevole salto indietro nel tempo

Il tuo nome, una storia che lascia il segno

Che noi italiani nati negli anni settanta siamo stati svezzati con latte ed animazione giapponese, non è una novità. Da Candy Candy a Jeeg Robot, da Akira a Dragonball, da Lupin III all’indimenticabile Lamù, noi veri intenditori non ce ne perdevamo uno. Poi, come per tutte le cose, i tempi sono cambiati e le (non tanto) sottili allusioni sessuali di Gigi la Trottola sono via via scemate, considerate fuori moda e non al passo con i canoni sociali che si aggiornavano. A me, comunque,  l’attrazione verso la cultura giapponese è sempre rimasta, anche se negli anni ho smesso di essere un avido lettore di manga (fumetti giapponesi) come lo ero ai tempi dell’università. Così un paio d’anni fa, mentre chiacchieravo con un collega della mia passione per le animazioni firmate dal buon Miyazaki e dal suo Studio Ghibli, mi suggerì di guardare Il tuo nome. Se anche tu apprezzi la delicatezza e la ricchezza dei lungometraggi giapponesi, devi assolutamente guardare quest’opera di Makoto Shinkai. Leggi il resto di Il tuo nome, una storia che lascia il segno

Gli ultimi saranno gli ultimi

Qualche settimana fa riflettevo sull’anacronisticità della festa della donna, che tra guerre e quant’altro, quest’anno è sembrata ancora più surreale del solito. E citavo un film con Paola Cortellesi che avevo visto l’anno scorso su RaiPlay, Gli ultimi saranno gli ultimi, di cui vorrei parlarti oggi, anche in occasione della festa dei lavoratori che si avvicina. La trama racconta di due storie parallele che finiscono per incrociarsi al momento opportuno, mentre sullo sfondo si delinea un ritratto desolante di un Paese che arranca ed annaspa nel mezzo di una crisi da cui non riesce ad uscire. Una pellicola che, a mio modesto parere, sottolinea come siano oramai finiti i tempi della commedia all’italiana a cui erano abituati i nostri genitori, che dipingeva un’Italia del dopoguerra contenta ed orgogliosa, sfrontata ed ingenua.

Un’Italia in cui Don Camillo e Peppone rappresentavano le colonne di un pittoresco scontro tra la cultura cattolica e benestante e quella comunista di protesta, ed offrivano la rassicurante certezza che c’era un certo ordine nel mondo. Oggi non è più così: l’occidente è diventato indecifrabile, ci sono movimenti civili, culture plurali, la destra e la sinistra si confondono, la religiosità si trasforma, la laicità e le ideologie si confrontano su altri terreni, e l’immigrazione modifica il nostro modo di guardare noi stessi e gli altri. Ed il cinema non può far altro che tenersi al passo con i tempi. Leggi il resto di Gli ultimi saranno gli ultimi

Vita da Carlo

Il buon Nicola non manca mai di fornirmi suggerimenti stuzzicanti su come combattere il logorio e la monotonia della vita moderna. Qualche settimana fa, ad esempio, mi diceva di una miniserie TV prodotta da Luigi e Aurelio De Laurentiis, in cui Carlo Verdone si racconta tra il serio ed il faceto, sullo sfondo di una Roma oramai stanca e priva d’amore ma che lui ama tanto. Qui è disponibile su Amazon Prime, con tanto di sottotitoli in Inglese. Nei fine settimana in cui mi dedico a stirare le mie camicie (ognuno si rilassa come crede), porto l’asse da stiro in soggiorno e mi metto davanti alla televisione. E così ne ho approfittato per guardare le dieci puntate da 20 minuti circa che compongono la prima stagione. Premetto che, sin dagli esordi, la comicità agrodolce di Verdone mi ha sempre affascinato. Forse perché mi rivedo nella goffa lotta quotidiana che alcuni dei suoi personaggi devono affrontare per ritagliarsi un posticino nel mondo. Come dimenticare il tenerone Mimmo di Bianco, Rosso e Verdone, e le sue avventure impacciate con la sensuale turista spagnola. Oppure le olive grece di Mario Brega in Borotalco. Solita nota prima di proseguire: nel seguito parlerò della trama, quindi se non voui rovinarti la sorpresa, fermati pure qui. Leggi il resto di Vita da Carlo

Chocolat e la brezza del vento del cambiamento

Se per la Quaresima hai deciso di fare il fioretto di non mangiare dolci, ti consiglio di non continuare la lettura di questo post, e tanto meno la visione della pellicola che sto per recensire: Chocolat. Sunshine ed io l’avevamo visto all’epoca quando uscì nelle sale cinematografiche, ventidue anni fa. Ci eravamo appena conosciuti, e sapendo della sua golosità per i derivati del cacao, la invitai una sera al cinema a guardare questo promettente capolavoro con Juliette Binoche e Johnny Depp. L’altra sera, mentre sfogliavo svogliatamente le proposte che appaiono quando si accende la tv intelligente, ho visto il banner che suggeriva proprio la visione di questo film su Amazon Prime. E così, approfittando del fatto che il giorno dopo le scuole sarebbero state chiuse per una tormenta di neve in arrivo dall’est, l’abbiamo rivisto tutti insieme con piacere. Nel seguito parlerò della trama, quindi non te la prendere con me se ti ho rovinato la sorpresa. Leggi il resto di Chocolat e la brezza del vento del cambiamento

Stanley Tucci in giro per l’Italia

Era il periodo di Natale del 2020 quando un giorno andammo a trovare una coppia di amici che non vedevamo da tempo, a causa della pandemia in corso. Mentre gustavamo la cena che ci avevano preparato, si chiacchierava di poter un giorno poter tornare a viaggiare e riabbracciare amici e parenti in Italia. E fu lì che, un po’ come magra consolazione, ci suggerirono di guardare una miniserie prodotta dalla CNN, Searching for Italy, in cui Stanley Tucci portava lo spettatore a visitare gli angoli più nascosti e veraci dello Stivale. Che io sia un grande fan dell’attore newyorkese non è un segreto: sebbene la sua popolarità sia legata a pellicole come Il diavolo veste Prada e Hunger Games, penso di essere uno dei pochi che se lo ricordano come il losco figuro che trafuga il cane Beethoven nell’omonimo film, o come l’amico di Richard Gere in Shall We Dance. Un po’ come con molti dei suoi personaggi, anche in questa bellissima produzione in cui interpreta se stesso, il suo carattere ricercato, garbato e raffinato risplende, dando un fascino unico all’intera serie. Leggi il resto di Stanley Tucci in giro per l’Italia

Il racconto dell’ancella

A volte non capisco quali criteri usino i traduttori per adattare una parola, una frase o una conversazione dall’inglese all’italiano: com’è che handmaid è diventata ancella, quando sarebbe più appropriato domestica o cameriera? Forse perché la parola ancella fa pensare alle vergini vestali di romana memoria, non ad una persona sottomessa ai voleri di gente benestante senza scrupoli? Polemica a parte, prima che Hulu producesse Il racconto dell’ancella (disponibile su Amazon Prime in Italia), mi ero imbattuto nell’omonimo libro di Margaret Atwood.

Già sapevo che quest’autrice scrive proprio il genere di romanzi che piacciono a me, ed anche questa sua opera non mi ha affatto deluso. Così ero curioso di vederne l’addattamento per il piccolo schermo. Avevamo iniziato a guardare le prime puntate insieme a Sunshine, mia moglie, ma era troppo crudo e deprimente, per lei che in genere preferisce Downton Abbey e simili. In effetti la serie tv è alquanto fedele al libro, almeno nella prima stagione. Il solito avviso prima di proseguire è d’obbligo: cercherò di non svelare particolari cruciali della storia, ma se proprio non vuoi sapere di che si tratta, ti consiglio di non continuare la lettura di quest’articolo. Gallo avvisato, mezzo accoppato 😉 Leggi il resto di Il racconto dell’ancella

Quando i tuoi amici sono perfetti sconosciuti

Come dicevo qualche settimana fa, ogni tanto ho il desiderio di prendermi una pausa dal machismo cinematografico americano. I supereroi armati fino ai denti che sconfiggono mostri provenienti da altri pianeti saranno pure divertenti, ma sono così superficiali ed asettici. All’altra estremità del ventaglio dei generi americani ci sono i film sentimentali in cui la donzella di turno ha problemi con la famiglia e, dopo essersi cacciata in qualche guaio, viene inesorabilmente salvata dal principe azzurro pieno di soldi e bellezza. Ma in quanti possono davvero immedesimarsi in quei personaggi? Questo mi è sempre piaciuto, al contrario, delle produzioni italiane: che raccontano in maniera genuina e verace della gente comune, dei problemi quotidiani che molti si trovano ad affrontare, dell’agrodolce ragnatela di relazioni che ci rendono chi siamo. Gli americani sembrano aver paura di scavare più di qualche centimetro nella complessità della mente umana, e si limitano spesso a far fare gli straordinari al buon vecchio Cupido, che scocca frecce d’amore a destra e manca. E così, cercando idee su qualcosa di più “profondo” da guardare, qualche anno un amico mi suggerì Perfetti Sconosciuti, con Marco Giallini e Valerio Mastandrea. Leggi il resto di Quando i tuoi amici sono perfetti sconosciuti

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