Ricordo ancora quando, nel lontano 1992, uscì un film diretto dal leggendario Robert Zemeckis, La morte ti fa bella, con Meryl Streep, Goldie Hawn, Bruce Willis e la nostra Isabella Rossellini. Raccontava la storia di due donne ossessionate da impossibili canoni di bellezza, che finiscono sotto i ferri di un chirurgo estetico dalle dubbie competenze, che ha sviluppato un elisir di lunga vita in grado di far ringiovanire chiunque decida di usarlo. A quella pellicola pensavo quando, di recente, ho seguito il suggerimento della mia tv smart di guardare The Substance, con Demi Moore. Un film horror che oserei definire splatter, con tanto, ma proprio tanto sugo di pomodoro (altrimenti noto come sangue finto).

Una cosa che ho apprezzato è stato lo stile narrativo dalle tinte forti: non so come spiegarlo, ma invece che chiaroscuri nel delineare i personaggi, la regista ha deciso di usare forti contrasti, e di amplificare anche tramite l’uso di colori e della fotografia, ogni piccolo dettaglio inquietante. Coralie Fargeat, la regista appunto, sembra quasi fregarsene delle regole della narrazione classica a cui Hollywood ci ha abituati nei decenni. No, Coralie mette sullo schermo la sua storia nella maniera più libera e efficace possibile, una maniera che esce dagli schemi della coerenza. Ed è forse questo ciò che ha diviso il pubblico così nettamente: leggendo le varie recensioni, ho trovato sia recensioni molto negative, che estatiche. Personalmente, devo schierarmi dalla parte di coloro che hanno apprezzato il messaggio di fondo, sugo di pomodoro a parte.
Un horror condito con ironia, che è in grado di fare discorsi impegnativi sull’ossessione che il mondo di oggi ha per la bellezza, moneta di scambio in una società basata sul mettere in scena uno spettacolo che impone al corpo della donna degli standard irraggiungibili. Possiamo pretendere di essere emancipati quanto vogliamo, ma basta dare un’occhiata ai social ed alle pubblicità, per capire che ancora oggi, migliaia di anni dopo le caverne, siamo ancora legati a quegli istinti primordiali che riducono chi ci sta intorno a dei meri oggetti, da misurare soltanto in base alle fattezze fisiche e nulla di più. Margaret Qualley, l’alter ego di Demi Moore, è brava ad interpretare la ragazzina svampita che ride sempre e si accontenta delle apparenze come piccole gratificazioni per riempire la sua vita vuota.
Il punto di The Substance è chiaro: perfino quando si arriva a conseguenze estreme, la tentazione di rimanere legati ad un passato in cui ci ricordiamo giovani e pieni di speranze, appare irresistibile. Il film racconta dunque di una vecchiaia che si mortifica nell’illusione di eternità che porterà alla distruzione. Non dicono d’altro canto che oggi i 50 anni sono i nuovi trenta e via dicendo? In questo è possibile intravedere i richiami ai classici della letteratura, come Frankenstein e Dottor Jekyll, nell’evoluzione dei due personaggi principali. Ed a proposito di richiami, da cinefilo ho apprezzato alcune “uova di pasqua” e riferimenti nascosti tra le scene, da La mosca (che alla mia veneranda età non ho ancora mai guardato) a The Shining. Piccoli dettagli che mi hanno strappato un sorriso.
Insomma, se il sangue a ettolitri (come direbbe Mario Brega) non ti spaventa, questo è un horror che, secondo me, vale la pena vedere.
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Commenti
Scricciolo ha scritto:
Mi aggancio a questo post per una mia considerazione. Non so voi, ma quando vedo persone di una età matura praticamente trasfigurate (sicuramente belle ma senza avere più la stessa fisionomia di un tempo, vedi la foto di Demi) mi chiedo, ma non è meglio rimanere se stessi con le rughette, segno di tanta esperienza come diceva Anna Magnani? Io vorrei potermi focalizzare sugli occhi di queste persone e non sulla pelle tirata, sempre troppo. Quando non riconosco più le persone (vedi anche Nicole Kidman o Meg Ryan, che adoravo e ora non riesco a guardarle) è come averle perse. Non riesco più a concentrarmi sulla persona ma su cosa vedono i miei occhi. Sarà un problema mio. Capisco tenersi in forma con esercizio fisico e sana alimentazione, sarebbe dovuto, ma arrivare a trasfigurarsi per essere più giovani o magari per avere più lavoro (non penso non abbiamo problemi ad arrivare a sera) non lo concepisco proprio. Limite mio.
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camu ha scritto:
Allora siamo in due ad avere questo limite. Da uomo, posso dirti che guardare le sessantenni tutte tirate, che sembrano quasi fatte di plastica, non m’ispira affatto. Capisco tingersi i capelli, fin lì posso anche starci, sebbene quei prodotti possano causare problemi di salute, e quindi li guardo con sospetto. Ma cercare di avere il corpo di un trentenne a colpi di chirurgia plastica, mi sembra così triste. E concordo, Meg Ryan, che all’epoca ho adorato in Harry ti presento Sally, è diventata inguardabile.
Scricciolo ha scritto:
Che tristezza quando l’esteriorità è quello che conta … Se si imparasse ad apprezzare le persone per la loro “essenza” e non per la “carcassa” non perderemmo delle belle opportunità / emozioni. Discorso lungo che meriterebbe uno spazio tutto per sé. Scusa l’off topic (termine recuperato dal forum che frequentavo tantissimi anni fa fatto da mio marito per la sua città, Siracusa. E’ ancora in piedi ma abbandonato da almeno 10-12 anni, poverino. Un vero peccato perché era tanto frequentato. Bei ricordi!!!)
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camu ha scritto:
I social non hanno fatto altro che amplificare il problema, mettendo sempre più in risalto l’apparire e riducendo l’essere ad un orpello inutile. La caccia alla dopamina facile, che si ottiene dall’infinito scrolling sui social che ci addormenta il cervello, non può basarsi sull’essenza… troppo noiosa e che richiede uno sforzo mentale, mentre le foto delle “carcasse” (bellissima analogia, te la rubo) non richiedono nessun esercizio mentale. Stiamo nutrendo le nostre menti di cibo spazzatura (sto preparando un post in merito) e questo è il risultato finale.
Scricciolo ha scritto:
Credo molto nello slow food, in tutti i sensi. Assaporare e non ingurgitare. Sapori autentici e non surrogati artificiali. In effetti l’analogia tra come siamo diventati e il cibo spazzatura ci sta tutta. Da parte mia resisto, non mi faccio influenzare. Non seguo le mode, al contrario, se un abito mi piace lo porto allo sfinimento. E non mi tingo i capelli. Devo piacermi e non piacere. E se devo piacere, deve essere per come sono. La formula è molto semplice. Ovviamente non sono “chiusa”, ascolto e se posso miglioro il mio rapporto con le persone, ma di sicuro non mi snaturo, tuttalpiù evolvo. Solo così mi sento libera.
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camu ha scritto:
Tu fai sicuramente parte dell’1%, sotto questo punto di vista. Ovviamente io parlo in base a quello che vedo intorno a me in America, ma qui è spesso il contrario. Basta guardare l’esito delle elezioni presidenziali e di come la gente si sia fatta imbambolare ed abbia votato per Trump come pecorelle ammansite in un gregge. Il pensiero critico è morto, si rumina sui pensieri già “digeriti” da altri per conto nostro…