due chiacchiere

Il cacciatore di androidi

Di tanto in tanto mi piace riscoprire, non è un mistero, i “classici” della letteratura italiana ed internazionale: il tempo a disposizione sull’autobus per andare al lavoro è qualcosa di prezioso che non può mica (sempre) essere sprecato con un pisolino. E così dopo aver finito il libro di Severgnini, e dopo grandi titoli come Il fu Mattia Pascal, mi sto dedicando ad un audiolibro scaricato dal sito Rai: Blade Runner. Una decina d’anni fa (se non di più) ho visto l’epico film con Harrison Ford, ma ammetto di averci capito ben poco. Ora finalmente tutto mi è più chiaro. Certo, rileggerlo ai tempi dell’iPhone e di tutte le diavolerie di cui siamo circondati, fa sorridere: l’evidente “ingenuità” nell’inventarsi un futuro che nel 1982 era ancora tutto da scrivere, fatto di videotelefoni e grosse valigette che interpretano le emozioni.

Rick Deckard, poliziotto e cacciatore di taglie poco amante dei suoi stessi simili, si muove su una Terra post-apocalittica, battuta perennemente da venti e polveri radioattive. Il suo compito è ritirare (eufemismo per dire “uccidere” in realtà) androidi che si sono ribellati e che sono fuggiti dalla loro schiavitù. Ma Deckard è un uomo disilluso, stanco di sopprimere creature viventi a sangue freddo, creature che forse sente più simili a sè dei suoi stessi simili, con la loro voglia di sopravvivere e con la loro scarsa empatia. Si trova così a scontrarsi con l’ultima generazione di androidi, i Nexus 6. Forti, intelligenti, agili, i Nexus 6 mal tollerano la loro condizione di sfruttati. Non possono sopportare di essere in condizione di schiavitù, soprattutto nei confronti degli uomini che considerano così inferiori. I Nexus 6 hanno un limite vitale di 4 anni, che gli rende impossibile crearsi una vera vita, sviluppare dei veri sentimenti. Un limite che li costringe a rimanere per sempre dei surrogati degli uomini e li blocca dall’esprimere tutto il loro potenzionale di eccezionali creature viventi.

Commenti

  1. camu ha detto:

    @rick, vedo che sei un esperto in materia, a giudicare dal numero di articoli presenti sul tuo blog che ne parlano 🙂 Devo dire che è un aspetto centrale anche nel libro, anche se Buster Friendly sembra altrettanto onnipresente, con le sue rivelazioni sulla scatola di Wilbur Mercer.

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