due chiacchiere

Se il sito non va, è colpa tua

Visto che lo sviluppo di applicazioni web richiede, in genere, competenze di carattere tecnico e tecnologico, molte organizzazioni pensano bene di affidarne la responsabilità al reparto informatico o, dove presente, al capo del Sistema Informativo. Questo crea una situazione strana: chi si occupa di marketing e comunicazione, si ritrova in maniera innaturale a dover dipendere dai tecnici del settore informatico, per apportare una qualsiasi modifica al sito.

Non c’è nulla di male a condividere competenze e risorse: il problema, però, è che spesso gli “informatici” di un’azienda hanno già molti progetti a cui badare. Dalla gestione dell’infrastruttura di rete alle politiche di sicurezza, dall’installazione dei computer allo sviluppo software: tutto questo, per forza di cosa, finisce per scavalcare, in quanto ad importanza, le richieste relative ad una “paginucola” del sito. Il risultato è che il sito viene aggiornato sporadicamente, dando all’esterno un’immagine di poca professionalità dell’azienda.

Alcuni provano a richiedere l’installazione di un sistema per la gestione dei contenuti, per svincolarsi da questo giogo, ma la risposta tipica che ricevono è: “Stiamo lavorando su un progetto di messa in sicurezza della rete, in queste settimane, non abbiamo risorse sufficienti per gestire la vostra richiesta. Provate a ripassare fra qualche mese”, sottolineando quest’ultima frase in maniera quasi cinica.

Hai mai analizzato i tuoi processi?

In tutta onestà, la colpa non è tutta dei dirigenti, del reparto informatico o dei progettisti. A volte è lo stesso processo di sviluppo che non funziona. Avendo a disposizione un controllo limitato, le persone finiscono per prendersi cura soltanto di quello che possono cambiare, ignorando il resto del processo. Molte organizzazioni, in particolar modo quelle di grandi dimensioni, si ritrovano ad eseguire quest’elenco di passi, ogni volta che una modifica viene proposta:

  • Richiesta di aggiornamento
  • Definizione della strategia
  • Architettura dell’informazione
  • Progetto grafico
  • Analisi dell’usabilità
  • Prototipazione
  • Controllo definitivo

Questo modo di operare offre alla persona che ha generato la richiesta, una visibilità ridotta di come evolvono le cose, man mano che si salta al passo successivo. Ogni gruppo aggiunge poi decine di cambiamenti, basati sulla propria esperienza soggettiva e sulle assunzioni ricevute dal passo precedente. Tutto viene “assorbito” al passo seguente, e tutte le piccole decisioni, anche se snaturano l’intento iniziale del proponente, finiscono nel calderone. Senza che vi sia stato una vera comunicazione tra un passo ed il successivo, tra i due gruppi. In pratica diventa un gigantesco gioco del “telefono senza fili”, in cui il risultato finale è spesso irriconoscibile agli occhi di chi lo aveva proposto.

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