due chiacchiere

Your love is my only desire

Serena ed Emanuele, i due colleghi di Laura che seguivano con lei i corsi di specializzazione, oggi sembravano in gran forma. Era il giorno prima di un esame, ed i tre s’erano dati appuntamento in biblioteca per ripassare, fare delle prove, e rivedere gli argomenti prima dello scritto. Non erano mai stati eccessivamente aperti verso il resto del gruppo, eppure da qualche settimana avevano quasi radicalmente cambiato atteggiamento. In particolar modo nei confronti di Laura. Che evidentemente aveva trovato questo cambio di rotta un po’ sospetto, ma com’era nel suo carattere, aveva finito per convincersi che tutti, prima o poi, tornano sulla retta via. E si rendono conto che la cooperazione paga meglio del conflitto: l’unione fa la forza, dice un vecchio detto popolare. La materia che avrebbero dovuto affrontare era particolarmente tosta: neurochirurgia infantile. Il professore era un tipo un po’ fuori dagli schemi classici, un ricercatore sulla quarantina che non di rado indossava sandali anche d’inverno, dimostrava di non saper usare un comune pettine e con la fissazione sull’uso delle nuove tecnologie per correggere difetti congeniti del cervello nei neonati.

Lo scritto consisteva in una breve relazione sul tema che il professore avrebbe proposto la mattina stessa. Durante le esercitazioni, aveva dato delle tracce, e su quelle Laura ed i suoi amici si sarebbero concentrati quel pomeriggio in biblioteca. Cercando di sviscerare il più possibile ognuna di esse. All’esame non sarebbe stato consentito consultare appunti, libri o altro materiale. Era quindi necessario acquisire una padronanza quanto più completa possibile dei vari argomenti. Attingendo da alcuni testi che lo stesso professore aveva consigliato di usare, ripassarono per quasi 5 ore. Si concedevano un caffè o una sigaretta ogni tre quarti d’ora, giusto per rilassarsi un po’. Quando Laura tornò a casa, Enrico stava preparando la cena. Gli raccontò delle “originali” teorie del professore, e di questa nuova tecnica che consentiva di impiantare una specie di “pace-maker per il cervello” ai bambini colpiti da autismo. Enrico era sempre incuriosito dalla tecnologia, ed ascoltò con trasporto i suoi racconti. Che finirono sul divano, in un vortice di passione.

Commenti

  1. Francesco ha detto:

    Sono convinto che benchè il cervello e il computer abbiano lo stesso linguaggio macchina di base (Camu docet) non sarà mai possibile impiantare protesi o estensioni cerebrali sul lobo frontale.
    Ciò che diventa pensiero arriva come percezione filtrata e pre-elaborata.
    Due amici si chiedevano come sarebbe un individuo che non avesse subito l’influsso della socializzazione: buono o aggressivo?
    Non sarebbe.
    Gli esperimenti condotti su uomini e animali cui è stato dato solo il necessario per la sopravvivenza hanno condotto ala morte degli stessi.
    Affetto, formazione e persino regole sono elementi vitali: l’anomia (assenza di regole) conduce al suicidio anche in età adulta.

    1. camu ha detto:

      @Francesco: personalmente penso invece che sia tutta una questione di impulsi elettrici. In fondo, se siamo riusciti a creare un occhio bionico, una mano bionica e mille altre estensioni del nostro essere, non ci sono limiti. Che poi tutti questi impulsi debbano essere elaborati dal cervello e trasformati in pensiero, è fuor di dubbio. Ma la sorgente degli impulsi (sistema nervoso o fili provenienti da un simulatore) non è per nulla fissata a priori 🙂 E’ la teoria dell’homo evolutis, che ti consiglio di leggere online. E con questo ho già detto fin troppo su come potrebbe evolvere il mio romanzo 😉

      1. Francesco ha detto:

        @camu: in effetti la pensiamo allo stesso modo.
        Gli organi sensoriali sono surrogabili, come anche gli impulsi che trasmettono al cervello, che sono tensioni elettriche riproducibili.
        Ritengo però che la rete neuronale non sia accessibile direttamente, come – scusa la banalità – il browser non può visualizzare il codice Php mentre visualizza il codice Html e del Css.
        Mi ricollego – per giustificare questo – alla visione dell’uomo come essere che riceve la formazione e l’informazione solo attraverso l’emotività e l’affettività.
        Intendo solo dire che mi sembra incompatibile con la vita un processo di programmazione del lobo frontale, data la complessità razionale e emotiva dell’essere.
        Complessità che nessuna rete globale di microchips – a quanto vedo – riesca a simulare.

        1. camu ha detto:

          @Francesco: mai dire mai, diceva sempre qualcuno 🙂 Hai sentito parlare di quello che fa la XBox 360 con il nuovo sensore di rilevamento spaziale? 😉

        2. Francesco ha detto:

          @camu: ho visto la presentazione, però non mi convince circa la direzione.
          Un sensore può rilevare il movimento di un oggetto nello spazio e inviarlo come impulso codificato a un elaboratore che lo gestisce.
          Ma non è un’interazione diretta tra pensiero umano e funzioni matematiche di un circuito artificiale.
          Penso che i nostri circuiti siano ben protetti 🙂

        3. camu ha detto:

          @Francesco: beh guarda le cose in prospettiva. Venti anni fa non c’era neppure Internet ed oggi abbiamo cellulari ed altri aggeggi infernali che neppure Spazio 1999 era riuscito ad immaginare (aprivano le porte col telecomando, se ricordi). Quindi pensa a dove si arriverà fra 20 anni con tutto quello che bolle in pentola oggi…

        4. Francesco ha detto:

          @camu: ragiono spesso per parametri. Così se colgo un accenno di innovazione sono portato a pensare che progredirà con risultati che raggiungeranno incrementi di qualità esponenziali.
          Penso ai massicci hard-disk estraibili che ospitavano due Megabyte di memoria contro le centinaia di Gigabyte contenute nei microchip di oggi.
          Però non vedo un accenno alla possibilità di collegare la rete neuronale cerebrale a apparecchiature artificiali (bypassando le nostre porte verso l’esterno, il linguaggio e l’espressione) senza violare i fondamenti della sopravvivenza.

        5. camu ha detto:

          @Francesco: ripeto, neanche 20 anni fa vedevano accenno alla possibilità di videochiamare mentre ci si trova in barca a vela a sorseggiare un Martini 🙂

  2. Francesco ha detto:

    E a proposito di innovazione, ancora non ho trovato una guida semplice su come creare un background (che non faccia giunte) con un motivo simile a uno famoso che avrei voluto utilizzare per il mio tema Wp:

    http://www.allfreebackgrounds.com/backgrounds/a_backs/papers/graycrinkle.html

    Non ho Photoshop ma Gimp.
    Che farò?

    1. camu ha detto:

      @Francesco: qui ti rivolgi alla persona sbagliata 🙂 Le mie competenze grafiche sono davvero minime…

    2. Simona ha detto:

      @Francesco: Presente!!!! grafica e web designer all’appello ^_^

Lascia un commento