due chiacchiere

Buon viaggio, piccoli mici

Come forse ricorderai, da tempo lavoriamo con la locale associazione che si occupa di accudire cani e gatti abbandonati, che ci assegna alcuni di questi poveri animali in affidamento temporaneo, mentre aspettano di trovare qualcuno che li adotti. Non appena siamo rientrati dalle vacanze, la direttrice ci ha subito chiamato per sapere se eravamo disponibili a prendere una mamma e cinque neonati di circa una settimana. Finora ci avevano dato micetti di un mese o più, già svezzati ed abituati a fare i bisognini nella sabbietta per conto proprio, quindi questa era una nuova sfida in casa Camu. La responsabile ci ha detto che sarebbe stata una passeggiata: “La mamma si occuperà di tutto, li farà mangiare, li pulirà, li riscalderà. Voi dovete solo darle da mangiare e pulire qualche incidente di percorso. Toccate i piccoli il meno possibile, pesateli ogni paio di giorni e lasciate che la natura faccia il suo corso”.

Una gatta adulta sdraiata con un piccolo accovacciato sulla sua schiena

E così è stato per qualche giorno, in effetti. Poi abbiamo iniziato a notare che alcuni non aumentavano di peso, e stentavano nei movimenti. L’altra sera, durante la periodica pulizia di mamma Mimì, mi sono reso conto che uno si muoveva a stento, e non andava a cercare il latte dalla mamma come i suoi fratelli. Abbiamo provato a farlo bere con un contagocce, l’abbiamo massaggiato e tenuto al calduccio (il suo corpicino già iniziava a raffreddarsi), ma non c’è stato nulla da fare. Il suo pigolio diventava sempre più debole, e da lì ad un paio d’ore ha esalato l’ultimo respiro tra le mie braccia impotenti, mentre la mia mente ancora faceva fatica a registrare cosa stesse succedendo. La morte, anche se di un esserino così minuscolo ed insignificante nei grandi schemi dell’universo, è sempre difficile da accettare. A quanto pare, una cosa che la responsabile si era convenientemente dimenticata di dirci è che questi piccoli, spesso trovati per strada e quindi predisposti a chissà quali virus e batteri, hanno una probabilità del 20% di non superare le prime settimane di vita. E che se uno se ne va, la probabilità che anche gli altri lo seguano aumentano considerevolmente.

La mattina dopo abbiamo portato gli altri quattro dal veterinario dell’associazione, che ha notato come la mamma, probabilmente a causa del fatto che questa è la sua prima gravidanza, non sembra avere molta esperienza, e non ha abbastanza latte per tutti, oltre al fatto che non li tiene puliti (e quindi al riparo da germi e pericoli connessi) come dovrebbe. Ci ha dato un antibiotico da somministrare due volte al giorno, latte in polvere per gattini e ci ha raccomandato di pesarli ogni giorno per notare eventuali problemi e rimediare subito. Della nidiata, uno è bello pasciutello, mentre gli altri quattro sono più mingherlini e debilitati, quindi ci ha consigliato di far bere il latte in polvere a Dente di leone (Dandelion) e lasciare gli altri tre alle cure di mamma Mimì. Sfortunatamente però, nel giro di un paio di giorni, questi tre hanno seguito a ruota lo stesso destino, e sono volati in cielo a far compagnia al fratellino, sebbene l’ultimo abbia ricevuto un’attenzione speciale dal veterinario, che ha provato persino ad intubarlo per farlo bere.

Un gattino addormentato tra le mani di una donna

Ora tutte le attenzioni sono su Dente di Leone, che al momento sembra essere sano e vispo, e si diverte ad esplorare il salotto sotto l’occhio vigile della mamma. Io nel frattempo mi sto facendo una cultura sull’argomento grazie ai video della signora Hannah Shaw (meglio nota come Kitten Lady), che ha lanciato un canale YouTube dove è possibile sapere di tutto e di più su questi piccoli adorabili sacchi di pulci. Ho imparato, ad esempio, che le cause di morte precoci in gattini appena nati hanno un nome ben preciso in inglese: fading kitten syndrome, ovvero sindrome del gattino che scompare lentamente. Ci sono principalmente quattro motivi:

  • Ipoglicemia, ovvero quando il gattino fa fatica a succhiare il latte della mamma, vuoi perché è già malato, vuoi perché ci sono troppi fratellini a contendersi i pochi posti a disposizione. In questo caso, un possibile rimedio è quello di dar loro da bere il latte in polvere appositamente studiato per questa situazione. Nel nostro caso, l’associazione ci ha dato un minuscolo biberon con tanto di succhiello di gomma, ma i piccoli preferiscono sempre la mamma, e fanno abbastanza storie quando proviamo a svezzarli con il biberon.
  • Ipotermia, che capita quando la temperatura corporea scende al di sotto di un certo livello di tolleranza. Ho imparato che a quest’età, le povere bestiole non hanno i muscoli sviluppati abbastanza per avere i brividi e regolare la propria temperatura in quel modo, quindi è fondamentale tenerli sempre al calduccio.
  • Trauma o malformazione, che accade specialmente se i gattini sono nati in una situazione di randagismo, in quartieri pieni di pericoli ed oggetti contundenti che possono danneggiare quei poveri corpicini già dalla nascita. Poi se capita che la gatta si è accoppiata con un parente, i problemi genetici andranno a contribuire negativamente ad una situazione già precaria.
  • Infezione, con tutti i virus e batteri che bussano alla porta di queste bestiole, specialmente quando nascono in un ambiente non pulito, e quando non riescono ad avere abbastanza latte dalla mamma, che contiene un bel po’ di anticorpi ed altra roba che tiene a bada questi brutti ceffi microscopici.

A meno che non si riesca ad identificare la causa con ampi margini, quando si verificano i sintomi del FKS c’è già poco da fare, e l’unica cosa è cercare di rendere il più confortevole possibili le ultime ore dei piccoli, possibilmente separati dai fratellini per evitare contagi e complicazioni. Ed è proprio quello che abbiamo fatto. Ed allora buon viaggio, piccoli mici: avete combattuto da eroi in quei pochi giorni su questa Terra, e rimarrete per sempre nei nostri cuori.

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