due chiacchiere

Il codice si scrive da solo

La notizia non è fresca, ma con tutte le notizie sulla pandemia e sulla guerra, negli scorsi mesi è passata ampiamente inosservata: un servizio di intelligenza artificiale capace di scrivere righe di codice autonomamente, semplicemente leggendo una descrizione testuale di quello che vuoi che il codice faccia. Creato da OpenAI, un laboratorio di ricerca privato, e GitHub, il sito web di proprietà di Microsoft in cui i programmatori condividono il codice, Copilota può inventare funzioni e quant’altro nel giro di pochi secondi. Mi ricorda un po’ quello che fa Gmail quando sto scrivendo una email e mi suggerisce come finirla. Lo so, alcuni inorridiranno al pensare che io usi prodotti marchiati Microsoft e Google, ma oramai ho messo l’anima in pace, e sono pienamente consapevole di essere un prodotto e non un consumatore, nella società moderna governata da chi possiede più dati. Copilota comunque è bravo, quasi in modo inquietante.

Quando l’ho visto produrre codice pulito che faceva esattamente quello che avevo in mente, sono rimasto colpito. Così ho iniziato ad usarlo sempre più frequentemente. D’altro canto, sin da quando i computer sono stati inventati, gli addetti ai lavori hanno sempre cercato modi per renderli più facili da programmare. Le primissime programmatrici americane, le donne che hanno creato le istruzioni per la macchina ENIAC nel 1945, dovevano programmare inserendo spinotti in un muro pieno di buchi. Negli anni ’50, nastri e schede perforate iniziarono a rendere il lavoro leggermente più facile, come mi raccontava un collega quand’ero in Italia, che all’epoca era un giovanotto fresco di laurea. Poi sono arrivati ​​i linguaggi di programmazione con una sintassi simile all’inglese. Fino ai tempi moderni, in cui linguaggi come PHP e Python automatizzano alcune delle parti più noiose e frustranti della programmazione, come la gestione della memoria. E movimenti come l’open source, hanno reso possibile la condivisione di frammenti di codice in modo facile e veloce.

Insomma, l’immagine di Hollywood del programmatore che digita freneticamente su una tastiera non è più vera da anni. Mettendo insieme pezzi scritti da altri, si possono creare app per cellulari letteralmente in mezza giornata. Allora ben vengano sistemi come Copilota, che promette di essere il prossimo passo significativo in questa traiettoria di cui siamo testimoni da decenni. Quelli che evocano Skynet (il famigerato sistema di computer che si autoprogramma nel film Terminator) hanno solo paura della tecnologia. Certo, non è neppure giusto essere completamente naive e pensare che i fantastiliardi di investimenti per creare queste opere colossali siano soltanto per il bene dell’umanità. Bisogna trovare una via di mezzo, un compromesso in cui tutti beneficiano di queste piattaforme: da chi le gestisce, monetizzando i propri sforzi, a chi le usa, scrivendo codice migliore. Perché anche questo fa parte della nuova rivoluzione industriale che stiamo attraversando, in cui anche la massaia di Voghera potrà scrivere codice per il proprio frigorifero.

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