due chiacchiere

Dentro la dittatura woke: sono bianco e devo scusarmi

Un paio di mesi fa commentavo i fatti incresciosi di Pisa, in cui un gruppo di studenti era stato preso a manganellate da alcuni teste calde all’interno del corpo di polizia. In quel contesto, Aldo ha lasciato un commento in cui mi segnalava un articolo del Corriere che condivide l’esperienza woke di una ricercatrice italiana a New York. Così, dopo aver parlato di Mary Poppins e degli arresti nei campus americani, volevo concludere la settimana con una riflessione su questo fenomeno a stelle e strisce. Già, la tanto emancipata Grande Mela, quella che ha fatto da sfondo ad innumerevoli film, è oramai diventata un incubatore per estremisti del politicamente corretto, un posto dove i bianchi devono espiare le proprie colpe per come hanno trattato i neri d’America negli scorsi duecento anni. Io oramai manco dalla città da quattro anni, ma già all’epoca dovevo stare bene attento a come mi esprimevo, per non finire nei guai con un qualche collega che poteva farmi rapporto presso l’ufficio personale. In un paio di occasioni ho avuto conversazioni con gente che considerava Cristoforo Colombo un assassino da cancellare dai libri di storia, ed ho dovuto fare l’equilibrista su quello che rispondevo.

Ecco alcuni passaggi da quell’articolo sul Corriere, che vorrei conservare a futura memoria.

Sono stata esclusa dal corso a cui ero più interessata, sull’assistenza ai tossicodipendenti, perché i non-bianchi hanno la precedenza. Nella settimana iniziale del Master dedicata all’orientamento dei nuovi iscritti, a noi studenti bianchi è stato chiesto di scusarci con i compagni di corso neri per il razzismo di cui siamo portatori.

C’è un lunghissimo elenco di frasi proibite, perché considerate offensive. Per esempio, non bisogna mai chiedere a un compagno di studi da dove viene: può suonare come un’implicita discriminazione etnica. Guai a chiedere verso quale campo di studi si orienta: se è nero quella parola può evocare una piantagione di cotone dove lavoravano i suoi antenati schiavi, se è di origini messicane un terreno agricolo dove suo nonno era bracciante. Se cadi in una di queste offese, devi dichiararla e chiedere scusa, poi fare un’analisi del privilegio bianco che ti ha indotto in errore.

Tutto vero, la ragazza non ha esagerato affatto. E quello che mi preoccupa di più è che quest’ipersensibilità al politicamente corretto sta rovinando un’intera generazione: i ragazzi di oggi hanno paura ad esprimere una qualsiasi idea e forma creativa che non sia uno stupido balletto su TikTok, temendo di offendere questa o quella minoranza. Stiamo facendo un lavaggio del cervello che finirà per togliere il sale della vita, quella spontanea ironia che non mira ad offendere nessuno o ad essere razzista, ma solo ad esprimersi senza troppe seghe mentali. Al punto che persino in Russia, che noi occidentali etichettiamo come razzisti senza possibilità di redenzione, hanno fatto una serie di spot per prendere in giro quest’estremismo patologico.

Marito: Finalmente il mio sogno si sta avverando. Signora: State andando in America? Marito (un po’ perplesso): Si, ci stiamo trasferendo lì. Signora: l’America è il Paese più libero del mondo. La terra delle opportunità! Moglie: Lei è con suo marito? Signora: Si, siamo insieme, fra poco arriva. Ecco mio marito. Bisogna abituarsi. Altra signora: Ehi, io sono Amely (alzando la mano per salutare distrattamente).

(Il marito si accinge a mangiare un boccone di carne). Hostess: Mi scusi signore, i passeggeri dietro di lei sono vegetariani. Si sentono a disagio perché lei sta mangiando carne. Marito: Ma io mica li sto forzando a mangiarla. Hostess: Mi dispiace, ma negli Stati Uniti bisogna aderire ai principi della democrazia. Guardi, la carne la prendo io.

(Il marito è in fila per il bagno ed una persona di colore salta la fila). Marito: Scusi, guardi che c’è la fila. (L’uomo di colore lo guarda sdegnato). Marito: Su, si metta in fila. Hostess: Scusate, cosa sta succedendo? Marito: Questo signore sta cercando di saltare la fila. Hostess: E quindi? Lei non vuole farlo passare avanti? Marito: Dovrei? Altro passeggero: Ma certo, lui deve passare prima, noi possiamo aspettare. La sua gente ha sopportato l’oppressione dei bianchi per tanto tempo. Noi abbiamo un debito nei confronti degli afroamericani. (I bianchi si inginocchiano e riveriscono l’uomo di colore) Ci perdoni. (La moglie lancia un’occhiata al marito per farlo inginocchiare)

Hostess: Potreste spostarvi qualche posto più avanti sull’aereo? Marito: Io? Hostess: No, tutti e tre. Marito (un po’ irritato): E perché mai? Hostess: C’è una coppia dietro di voi che non ha figli. Il fatto è che vedere vostro figlio crea loro disagio.

(Gettandosi dall’aereo con il paracadute) Tutti e tre: Perdonaci, Madre Russia, stiamo tornando!!

Commenti

  1. Aldo
    ha scritto:

    Speriamo sia solo un momento transitorio strano della storia umana..

    Risposte al commento di Aldo

    1. ha scritto:

      Quello che mi rode è che proprio a noi doveva capitare di vivere in questo momento storico 🙁

  2. ha scritto:

    La follia sembra prendere il sopravvento, mio caro amico, dalla cima della piramide fino alla base della stessa… Questo almeno nell’ “emancipato” mondo occidentale. Nel resto del pianeta, che è anche estremamente più esteso, certo non sono tutte rose e fiori (e certe dittature sembrano a tutt’oggi spaventose), ma almeno laggiù non si realizzano i nostri pazzeschi livelli d’ipocrisia.

    Risposte al commento di Franz

    1. ha scritto:

      Hai usato la parola giusta: ipocrisia. Nella quale la maggior parte della popolazione occidentale sembra voler vivere senza farsi troppe domande. Domande scomode che porterebbero solo ad una consapevolezza che dall’alto del nostro pulpito non abbiamo poi tutto questo diritto di sputare sentenze nei confronti del resto del mondo.

  3. ha scritto:

    Della serie se sei bianco, etero e magari con un minimo di successo allora sei cacca. La situazione si è ribaltata per certi versi e per molti è giusto che sia così e guai a contraddire…

    Risposte al commento di Piero_TM_R

    1. Trap
      ha scritto:

      Ora c’è la moda del “binario”, ovvero “né lui né lei”, e bisogna parlare a costoro con l’appellativo di “loro”…

      Risposte al commento di Trap

      1. ha scritto:

        Ah non me ne parlare, qui in America questa cosa dei pronomi è una vera e propria epidemia, non ci si capisce più nulla…

      2. ha scritto:

        Pensare che nel sud Italia erano già avanti, spesso si rivolgono dando del Voi!

        Risposte al commento di Piero_TM_R
        1. ha scritto:

          😁Ricordo ancora benissimo questa cosa del Voi. Alle zie di mia nonna, che venivano a trovarci quando io ero poco più che un marmocchietto, davano sempre tutti del Voi. Che tra l’altro a me è sempre piaciuta, mostrava un senso di rispetto nei confronti delle generazioni che quel rispetto se l’erano meritato davvero.

          Risposte al commento di camu
          1. Aldo
            ha scritto:

            In Campania siamo ancora più avanti perché in dialetto non usiamo la vocale finale. Quindi i nomi sono tutti neutri: Giovann, Federic,
            ecc ecc. 😎

            Risposte al commento di Aldo
            1. ha scritto:

              Mi hai fatto fare una bella sonora risata 😂 E visto che mia moglie è di Benevento, concordo in pieno.

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