due chiacchiere

Crispr e l’homo evolutis

Correva il lontano 2009 quando il mio capufficio di allora mi girò il video di un intervento TED di Juan Enriquez, in cui si teorizzava l’evoluzione della specie umana in quello che lui aveva battezzato homo evolutis: un nuovo essere umano che s’impossessa del processo evolutivo e lo personalizza attraverso protesi atte a potenziare e migliorare le proprie caratteristiche. L’esempio che mi viene sempre in mente è quello di Oscar Pistorius e delle sue protesi alle gambe che gli hanno consentito di vincere tante gare in competizioni con altri corridori “normali”, se così possiamo dire. Quello che Enriquez non poteva immaginare era che qualche anno dopo avremmo assistito all’avvento della tecnica di modifica del DNA chiamata CRISPR, che ha segnato una vera e propria rivoluzione della genetica mondiale, ed ha permesso, tra le altre cose, l’accelerazione della ricerca sui vaccini contro il Covid.

Con questa tecnologia, presto l’homo evolutis potrebbe non solo avere protesi fisiche che farebbero invidia all’Uomo da 6 milioni di dollari, ma cambiare i suoi connotati genetici per resistere, ad esempio, all’esposizione radioattiva durante i lunghi viaggi nello spazio. Qui si entra nel famigerato campo dell’eugenetica, resa argomento tabù dal nazismo e dall’ideale ariano del signore con il baffetto. Ne avevo già parlato l’anno scorso, ma retaggi bellici e problemi etici a parte, secondo me è una prospettiva di cui non dovremmo avere paura e che anzi ci converrebbe cominciare a normare in maniera chiara e trasparente. Ovviamente la nostra natura umana ci porterà ad essere scettici di queste tecnologie, perché ci sarà sempre qualcuno pronto ad usarle per il proprio tornaconto personale o per motivi bellici, anziché per il bene comune. E quindi continueremo a nascondere la testa sotto la sabbia, buttando nel cesso tutta la ricerca che nel frattempo è stata portata avanti in questo settore.

Commenti

  1. Esatto, è proprio questo il punto. In Cina, qui ora parlo di IA, ci sono dei visori sulla testa dei bimbi delle elementari che verificano che siano attenti e non pensino ai fatti propri. Certo chiudo gli occhi penso a queste potenziali nuove tecniche e mi dico “Pensa che bello se si potessero curare e debellare Parkinson e Alzheimer modificando il DNA dove le cellule sono causa di quelle patologie o ancora se davvero si potessero debellare i tumori”. Il problema è che di questi tempi, e soprattutto fino a quando la ricerca sarà in mano solo alle multinazionali, il rischio di utilizzo nefasto di queste tecniche è altissimo e, aggiungo, altissimo anche il rischio di fare da cavie su tecniche che poi non portano e non hanno portato risultati efficaci ed anzi hanno causato in molti casi effetti avversi(“Vaccino” covid 19 docet)

    Quindi è fondamentale che ci sia in primis un cambiamento epocale tornando ad una condotta serissima sotto il profilo degli organismi che vigilano sulla situazione della salute mondiale, OMS, che di quelli che devono vigilare sull’efficacia ed il benessere di eventuali nuove importantissime scoperte nel campo della medicina.

    Risposte al commento di DANIELE VERZETTI ROCKPOETA®

    1. camu
      ha scritto:

      Tutto molto utopico, caro Daniele. Non succederà mai il cambiamento epocale che auspichi, perché i soldi in ballo sono talmente tanti, ed il desiderio di controllare il mondo è talmente alto, che non si può più tornare indietro. Le multinazionali controllano il mondo, dobbiamo farcene una ragione. Però è bello fare voli pindarici con l’immaginazione…

      Risposte al commento di camu

      1. Beh le cose nel tempo cambiano, certo difficilmente nel breve e medio periodo. Quello però che mi premeva sottolineare col commento precedente è che non demonizzo la scoperta scientifica in se stessa ma temo l’uso distorto che se ne potrebbe fare ecco perchè sarebbe auspicabile quell’utopico ma essenziale cambiamento.

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