due chiacchiere

In difesa dell’eugenetica moderna

E così il primo corso del mio Master in gestione della disabilità (il titolo originale sarebbe Certificate in Disability Studies) si è concluso. Dopo trent’anni spesi a studiare informatica in lungo e largo, volevo allargare i miei orizzonti culturali esplorando una disciplina completamente diversa, ed estendere la mia passione (ossessione?) per l’accessibilità web ad altri settori. Il professore ci ha assegnato vari articoli da leggere durante il semestre, per darci modo di familiarizzare con gli argomenti che avrebbe trattato nella settimane successive. Uno di questi affrontava il tema dell’eugenetica in modo provocatorio e stimolante, suggerendo che forse è arrivato il momento di superare la concezione negativa che tutti abbiamo di quest’insieme di teorie (derivata dall’incubo dal nazismo), e di guardare piuttosto al progresso fatto in questi anni dalla scienza. Così ho deciso di condividerne alcuni passaggi sul blog.

Ma cominciamo dall’inizio. Stando a Wikipedia, l’eugenetica indica tutto un insieme di teorie e pratiche miranti a migliorare la qualità genetica di una certa popolazione umana. Nel linguaggio comune, il termine si confonde spesso con l’ideologia la quale ritiene che la soluzione di problemi politici, sociali, economici o sanitari possa essere raggiunta attraverso il miglioramento della razza umana.

In molti concordano sul fatto che i genitori dovrebbero essere in grado di fornire un ambiente che promuova il benessere dei propri figli. I sostenitori dell’eugenetica si spingono oltre, sostenendo che manipolare la biologia sia un mezzo per promuovere tale benessere, a condizione che ciò possa essere fatto senza rischi per la prole o per coloro che gli staranno attorno.

Difendere l’eugenetica non vuol dire sostenere la coercizione di stato, né a sostenere le opinioni primitive ed ingenue degli intellettuali dell’inizio del secolo scorso. Analogamente, difendere l’eugenetica non vuol dire essere schiavi del determinismo genetico, secondo il quale i geni determinano ogni aspetto importante della nostra personalità.

Le scelte riproduttive a cui abbiamo accesso nella società contemporanea, costituiscono un enorme problema di azione collettiva intergenerazionale. In quasi tutti i paesi sviluppati del mondo le popolazioni che possono avere figli hanno tassi di natalità relativamente bassi. Eppure le generazioni future potrebbero avere un tenore di vita migliore se queste persone con i tratti ereditari che tutti apprezziamo, facessero più figli. Questo è un problema molto più difficile da risolvere rispetto al cambiamento climatico antropogenico, alla resistenza agli antibiotici e ad altri problemi con struttura simile. È anche molto più pericoloso cercare di risolverlo.

Involontariamente, sembra voler dire l’autore, la società in cui viviamo applica quotidianamente principi di eugenetica “al contrario”, in cui le persone benestanti preferiscono la propria carriera alla prole. Ce lo ricordano in fondo i telegiornali ogni volta che si parla di invecchiamento della popolazione, e di come le casse dell’INPS si stiano lentamente prosciugando. Se la nostra società accetta questa pratica senza battere ciglio, perché non dovrebbe accettare l’eugenetica mirata a migliorare lo stile di vita di chi verrà dopo di noi?

Darwin sosteneva che i programmi di assistenza sociale per poveri e malati erano una manifestazione dell’empatia umana, ma allo stesso tempo un pericolo per le popolazioni future, dato che incoraggiavano a riprodursi le persone con gravi malattie congenite e tratti ereditari che si traducevano in impulsività, scarsa intelligenza ed empatia. Certo, queste parole possono sembrarci crude al giorno d’oggi, ma dal punto di vista scientifico sono ancora valide.

I programmi di eugenetica messi in pratica durante il nazismo sono probabilmente il motivo per cui oggi la maggior parte delle persone non riconosce più che potrebbe esserci del vero nelle preoccupazioni di Darwin. Infatti, a causa della direzione razzista che il movimento eugenetico prese negli Stati Uniti e in Germania all’inizio del secolo scorso, molti studiosi iniziarono a negare, finita la seconda guerra mondiale, l’esistenza delle razze e della correlazione tra geni ed intelligenza.

Il problema identificato da Darwin oggi è aggravato dal fatto che le persone con alti livelli d’istruzione e reddito (correlato con una maggiore intelligenza), tendano non solo ad avere meno figli, ma anche a ritardare l’età in cui hanno figli, dando priorità ad altri obiettivi, come la carriera o l’appagamento personale (vacanze, hobby, animali domestici, e via dicendo). Queste persone progettano di avere un numero di figli inferiore alla media, in modo che da incrementare i benefici ricevuti dalla loro prole.

La soluzione proposta passa da politiche pubbliche che mirino ad educarci, piuttosto che a spaventarci, sull’adozione di principi di eugenetica. Certo, le politiche pubbliche da sole non possono creare un’utopia eugenetica. In effetti, le direttive “di stato” sono spesso più pericolose e risultano meno efficaci che affidarsi alla scelta volontaria dei cittadini per ottenere gli stessi risultati. Andrebbe incoraggiata la scelta informata sovvenzionando a livello mondiale l’uso di metodi di contraccezione ed inserendo programmi formativi all’interno delle scuole, per insegnare la genetica alle generazioni future già da piccoli, in modo che le persone possano fare scelte consapevoli sulle caratteristiche dei loro figli. In fondo, siamo riusciti ad accettare la donazione di ovuli e sperma, lo screening degli embrioni, la fecondazione assistita e gli uteri in affitto. Sconfiggere l’ignoranza è l’unico modo per cambiare il nostro atteggiamento verso certi argomenti.

Certo, l’articolo si guarda bene dall’affrontare il lato etico della questione. Si potrebbero versare fiumi d’inchiostro digitale su cosa sia meglio per il nostro futuro. Basta pensare a tutti i risvolti religiosi di tali pratiche, per perdersi in lunghe ed affascinanti conversazioni. Nel frattempo, atleti come Oscar Pistorius ci ricordano che l’evoluzione della specie umana è già iniziata.

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