due chiacchiere

Ecco perché gli americani vanno in bancarotta

Oggi vorrei raccontarti la storia del signor Flor, ricoverato in ospedale a Seattle per due mesi a causa del Covid, ritenuto dai medici in condizioni critiche, ed infine sopravvissuto per raccontare la sua testimonianza al resto del mondo. Ma non ti racconterò del miracolo che questo settantenne americano ha ricevuto all’epoca, piuttosto dell’astronomica fattura che gli è arrivata dall’ospedale dopo che l’uomo è stato dimesso: 1.1 milioni di dollari e centottanta pagine di spiegazioni dettagliate su tutti i servizi offerti durante la sua permanenza. In questo caso il signor Flor potrà dormire comunque sonni tranquilli: il servizio sanitario nazionale Medicare di cui usufruiscono tutti i pensionati a stelle e strisce, coprirà la maggior parte delle spese, specialmente essendo legate ad una degenza da Covid. Ma l’episodio ti fa già capire dove voglio andare a parare: stando ad una ricerca americana del prof. Himmelstein, due terzi delle persone che vanno in bancarotta, lo fanno per motivi legati alla salute, e si scopre che l’assicurazione medica a volte non rappresenta quel sicuro paracadute che pensiamo di avere.

Sfortunatamente le leggi varate da Obama per espandere la copertura sanitaria, sono state erose negli anni dagli attacchi sia di destra che di sinistra, soprattutto a colpi di riallocazioni di fondi verso altre iniziative. Se già la maggior parte delle famiglie non ha abbastanza risparmi messi da parte per una semplice emergenza, figuriamoci il dover pagare migliaia di dollari in spese mediche impreviste. E due anni di pandemia non hanno fatto altro che aggravare la situazione, mettendo a nudo tutte le fragilità di un sistema sanitario privato pieno di sprechi ed inefficienze. Un sondaggio pubblicato l’anno scorso da LendingTree ha rilevato che il 60% degli americani intervistati ha dovuto fronteggiare debiti sanitari, e che il 53% ha un debito superiore a 5 mila dollari. La parte più triste? Il 72% dice che per via dei debiti sanitari, si è visto costretto a posticipare l’acquisto di una casa o l’avere un bambino.

Ne avevo già parlato nei primi post dopo la riapertura: qui la gente preferisce chiamare un Uber per farsi portare all’ospedale sanguinante, piuttosto che pagare migliaia di dollari per un’ambulanza. La radice del problema, da quello che ho capito dopo 14 anni di permanenza sul suolo americano, è che l’assistenza sanitaria negli Stati Uniti è fornita quasi esclusivamente da privati. Inclusi gli ospedali, che sono di proprietà di società a scopo di lucro e di organizzazioni senza scopo di lucro e di beneficenza. Diventa evidente che quando sei un’azienda che deve massimizzare i profitti, poco importa se il tuo settore sono i salumi o le persone: alla fine della giornata tutto passa per il crivello del contabile, che deve solo far quadrare i conti.

La soluzione di mettere tutto in mano allo Stato potrebbe dapprima sembrare la più ovvia, ma se andiamo a guardare cosa succede non solo in Italia, ma anche in Inghilterra, ci rendiamo conto che anche questi sistemi sono pieni di problemi, generalmente legati alle lunghe liste d’attesa per poter accedere alle cure di cui si hanno bisogno. Sono convinto che il modello da seguire sia quello canadese, dove le strutture sono per la maggior parte private, ma esiste un’assicurazione sanitaria unica sovvenzionata dallo governo (sto semplificando,  ma è giusto per capirsi), che stabilisce in maniera chiara e univoca i costi dei vari servizi. Già, perché qui in America ognuno fa come gli pare, e la stessa procedura può costare poche centinaia di dollari in un posto e parecchie migliaia in un altro. Non ci sono standard, e soprattutto non c’è trasparenza: mica il dottore ti mostra il menù come al ristorante 🙂

Intanto, mentre la destra continua a picconare l’impalcatura della riforma di Obama, e la sinistra si perde in mille chiacchiere su argomenti futili, i cittadini rimangono con la proverbiale patata bollente in mano, e dopo due anni di ospedalizzazioni e chissà quali sintomi a lungo termine, si ritrovano a pagare il conto salato di un sistema disorganizzato che pensa solo al portafogli.

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