due chiacchiere

Il disastro di Copenaghen

Ho già esposto in varie occasioni il mio pensiero riguardo al recente incontro di Copenaghen tra i grandi della Terra per discutere dei cambiamenti climatici e del futuro del nostro pianeta. Un articolo apparso sul Guardian (autorevole giornale britannico), noto per le sue prese di posizione critiche  e certo non asservite al “potere” di turno, m’ha fatto riflettere su quello che è successo in quell’occasione. Consolidando ancora di più le mie convinzioni che gli Stati Uniti, da molti additati come coloro che non fanno mai abbastanza, non sono più la fonte di molti mali come ci vogliono far credere. Abbiamo un nuovo gigante economico, una potenza mondiale che deve iniziare a prendersi le sue responsabilità: la Cina. Perché non si può pretendere che l’occidente “strozzi” le proprie aziende con rigidi vincoli, quando alla Cina viene lasciata libertà assoluta di inquinare come e quando vuole. Se vogliamo salvare il mondo, ognuno deve fare la sua parte. Eccoti alcuni passaggi del lungo articolo del Guardian qui di seguito.

(di Mark Lynas) Copenhagen è stato un disastro. E fin qui siamo tutti d’accordo. Ma la verità su quello che è accaduto veramente rischia di perdersi nel vortice di accuse reciproche tra Nazioni e nelle urla di chi ha protestato per le strade. La verità è che la Cina ha compromesso le trattative, ha umiliato volutamente Barack Obama, ed ha insistito su quello che molti definivano un pessimo accordo. Ma è stato tutto giostrato in maniera tale da far sembrare che la colpa fosse dell’Occcidente. Come faccio a sapere queste cose? Perché io ero in quella stanza, quel giorno, ed ho assistito agli avvenimenti in prima persona.

La strategia della Cina era semplice: bloccare i negoziati pubblici per due settimane, e quindi assicurarsi di ottenere ciò che voleva a porte chiuse, accusando l’occidente, in caso di fallimento, di non tenere in considerazioni i poveri del mondo, ancora una volta. E di certo le agenzie umanitarie, i movimenti per i diritti civili e gli ambientalisti hanno tutti abboccato all’esca cinese. Tra i tanti titoli ho letto quello dello dell’associazione internazionale Amici della Terra, secondo cui il fallimento è stato “l’inevitabile risultato del rifiuto dei Paesi ricchi di accollarsi le proprie responsabilità”. Anche miei colleghi del Guardian, hanno fatto l’errore di puntare il dito soltanto contro Obama. Ma io l’ho visto Obama, l’ho visto affannarsi disperatamente nelle trattative per raggiungere un accordo, ho visto il delegato cinese ripetere sempre e solo “no”.

Molti hanno citato le parole del delegato sudanese Lumumba, il quale ha bollato l’accordo di Copenaghen come “un patto suicida, un patto di distruzione, il cui solo scopo è quelllo di mantenere il dominio da parte di pochi Paesi””. Ora, il Sudan è evidentemente una marionetta nelle mani della strategia cinese: uno dei tanti Paesi che hanno sollevato la Cina dall’esporsi nella parte pubblica del dibattito. Un piano perfetto: mentre la Cina discuteva dietro le quinte, i suoi seguaci si stracciavano le vesti in pubblico.

Ma ecco come sono andate le cose davvero, quel Venerdì notte, quando una dozzina di Capi di Stato si sono incontrati a porte chiuse. Obama è stato presente al tavolo delle trattative per molte ore, seduto tra Gordon Brown ed il primo ministro Etiope, Meles Zenawi. Il primo ministro Danese  presiedeva, ed alla sua destra c’era Ban Ki-Moon, il segretario generale delle Nazioni Unite. Eravamo non più di 60 persone in quella stanza, con me facente parte di una delle delegazioni. Tra i presenti, non a caso, non ho citato il premier Cinese: durante l’incontro non s’è neppure degnato di essere al tavolo, ed ha preferito mandare uno dei suoi luogotenenti, il ministro degli esteri, seduto di fronte ad Obama. Lo snobbismo diplomatico era evidente. Non solo: questa situazione rallentava notevolmente le trattative, dato che in più occasioni il delegato doveva telefonare ai suoi “superiori” per ottenere indicazioni.

Dare la colpa agli altri

A quelli che criticano Obama e gli altri Paesi ricchi in generale, vorrei dire che è stato il rappresentante cinese ad insistere che gli obiettivi dei Paesi industrializzati, precedentemente fissati ad un taglio dell’80% entro il 2050, fossero rimossi dall’accordo. “Perché dovremmo rinunciare ad annunciare questi obiettivi su cui noi stessi siamo d’accordo unilateralmente?” ha tuonato furiosa Angela Merkel. Il primo ministro australiano era così contrariato che in un paio d’occasioni ha picchiato il microfono contro il tavolo per farsi ascoltare. Persino il Brasile ha voluto evidenziare l’illogicità della posizione cinese. Insomma, i Paesi ricchi volevano porre a loro stessi, unilateralmente dei vincoli sulle emissioni, ed il cinese continuava a dire “no”. Se ancora ti stai chiedendo anche tu “perché?”, il motivo è presto detto: in questo modo la Cina ha poi potuto criticare Obama per una mancanza di ambizioni nel suo piano.

E così, poco a poco, Cina ed India hanno iniziato a rimuovere dall’accordo tutti i numeri che a loro non piacevano: il 2020 come anno in cui cominciare a ridurre seriamente le emissioni globali, è stato rimpiazzato da un più genico “il più presto possibile”. E così per tanti altri obiettivi, a lungo e medio termine, che cadevano sotto la scure dei delegati orientali.

Ma a quale gioco giocano i cinesi?

La domanda sorge spontanea: cosa cercano di ottenere i cinesi? Perché la Cina, usando le parole di un analista britannico che ha assistito ad ore ed ore di incontri tra i capi di Stato, “non solo ha respinto gli obiettivi per sé stessa, ma ha anche rifiutato che altri Paesi si imponessero vincoli sulle quote di inquinamento?” Lo stesso analista, che da più di 15 anni segue gli incontri sul clima, conclude che la Cina vuole indebolire le regole sul clima adesso “per evitare il rischio che venga richiamata alle proprie responsabilità, magari più restrittive, fra qualche anno”.

Tutto ciò non vuol dire che la Cina non prenda sul serio gli effetti dell’innalzamento della temperatura terrestre. Sta investendo parecchio sia nel settore eolico che nel solare. Ma la crescita cinese, ed il dominio economico e politico, sono basati largamente sul carbone “a buon mercato”. I cinesi sanno di essere la nuova superpotenza mondiale: e proprio questa confidenza nella propria forza è stata messa in bella mostra a Copenaghen. I leader della Cina non vogliono alterare la formula magica che lega il loro potere al carbone, a meno che proprio non diventi strettamente necessario.

Copenaghen, per concludere, è stato molto peggio di un accordo mal riuscito: ha evidenziato un profondo spostamento geopolitico. Che questo sia il secolo della Cina, è oramai chiaro a tutti. Sfortunatamente chi è alla guida di quest’impero sembra non avere, tra le proprie priorità, interesse a stringere accordi multilaterali sul fronte della salvaguardia dell’ambiente. Anzi, questa cosa è vista come un freno alla libertà d’azione ed all’incremento del loro dominio mondiale.

Commenti

  1. Emanuele ha detto:

    Beh che la Cina fosse *di cattive intenzioni* era palese. Come detto sanno di essere una superpotenza e “squadra che vince non si cambia”, lo sanno benissimo tutti. Purtroppo è difficile trovare strategie vincenti alternative, soprattutto quando non si tratta di cambiare lo schema della partitella domenicale sotto casa ma del destino di un intero continente. Questo ovviamente non li giustifica minimamente: tra X anni (non metto la data, c’è chi dice 20, chi 50, chi 100 etc…) sicuramente la terra avrà una faccia diversa perché è chiaro che tutti, chi più chi meno, la stiamo mordendo da tutti i lati (indipendentemente dalla rapidità rilevata, basta vedere le foto di certe foreste a distanza di pochi anni o la dimensione del polo nord…).
    Ciao,
    Emanuele

  2. Caigo ha detto:

    Vorrei dire che sono stupito ma purtroppo non è così. nel tuo racconto c’è una logica (quella della Cina)di un progetto che ormai va avanti da anni. E’ tutto “già scritto”…ondeggiano tra una LORO visione del comunismo e una LORO visione del capitalismo (o liberismo?) estremamente opportunistica.
    Potremmo dire che delle loro azioni risponderanno anche loro tra qualche anno, ma è una magra consolazione 🙁

  3. lurebu ha detto:

    Mi pare un discorso complicatissimo da racchiudere in così poche righe.
    Un elemento che sembra che nessuno tenga in considerazione è che oggi la Produzione Industriale Mondiale è in Cina. Compreso gran parte di quella americana.
    Chi produce inquina.
    Ma questo è solo uno dei mille aspetti.
    Obama cerca furiosamente di contrastare i vantaggi economici di tenere la produzione fuori dall’America, e in Cina in particolare, nel tentativo di riportarla a casa. Dopo il delirio del dollaro Clinton.
    Affossare la produzione alla radice, aumentando il costo dell’energia, rende meno appetibile produrre in Cina. La produzione in casa rilancia una economia sana e posti di lavoro. Infine, evita una guerra, tattica famosa ma malriuscita da Bush.

    Insomma .. la situazione è complicata.

    Nel pratico, la Cina è quella che però sta dimostrando un maggiore interesse nel ridurre l’inquinamento, o più correttamente di produrre energia rinnovabile, o ancor più correttamente di sganciarsi dalla dipendenza dall’Africa e da Paesi mediorientali troppo Fragili sul piano politico.

    La situazione è veramente molto più complessa di quanto possa apparire.

    Triste, in tutto questo del Pianeta .. non frega una mazza a nessuno .. e si, alla fine è questo il fallimento più grande. Un incontro sul clima in cui il clima è l’argomento di coda :/

  4. lurebu ha detto:

    @caigo: il vero vantaggio di quella specie di Dittatura, è che possono cambiare rotta in due minuti netti. Hanno già dimostrato più volte di poter “fare” senza troppi problemi.

    Il che NO, NON è sempre bene … ma è il vantaggio della dittatura.

  5. Caigo ha detto:

    @lurebu: Già…una posizione estremamente comoda.

  6. camu ha detto:

    @lurebu: “in così poche righe”?! Accidenti, credo che questo sia uno degli articoli più lunghi mai apparsi su questo blog 🙂 Comunque, concordo con Caigo, è facile trovarsi in una posizione comoda dove pochi capoccia decidono il destino di miliardi di persone…

  7. @lurebu ha detto:

    @camu: si, è terribile che pochi capoccia …

    hei ! ma sono pure Pochi quelli a Copenaghen .. no ?
    Ci hanno mica chiesto cosa ne pensiamo ? 😀
    In America prima di andare a Cope hanno chiesto un parere al popolo ?
    E in Italia ?

    Scherzo, comunque in Cina la situazione è drammatica. Anche se, come facevo notare, qualche vantaggio c’è.

    Va be .. poi in Italia al “Terribile” aggiungiamo anche la presa per il culo; mi pare che ci fu un referendum per il No a quel Nucleare che il governo sta facendo costruire ..

    Scusate .. divago 😀

    Ma siccome sono in Pausa Pranzo … tornando alla Cina ..
    Storicamente, (Comicamente) i popoli che hanno avuto una vita migliore, che hanno fatto cose eccezionali, che si sono distinti nel tempo per arte, cultura, e civiltà in generale, avevano tutti una Dittatura. Incredibile !
    Aspetta ! Non una dittatura qualsiasi, ma di quelle che vengono definite Illuminate.

    Lo scotto è che se la dittatura Non è Illuminata, allora al contrario abbiamo il peggio del peggio del peggio.

    Non sono assolutamente a favore del Re. Ma mi pare che queste democrazie si ammalino un pò troppo facilmente e nel Chiacchiericcio (Vedi Copenaghen) si finisca quasi sempre a risolvere ben poco.

    La sostanza del discorso alla fine è .. ma perchè hanno voluto fare sta cosa insensata a Copenaghen ? La situazione politica mondiale era chiara fin dall’inizio. Chiare erano le risposte che avrebbero dato i paesi. Chiaro era il risultato di Kyoto.

    Va bene sono io che sono talmente ignorante da non capire. Fosse che questa è la solita messa in scena per riempire i blog e dare il contentino al popolo pecorone ? Una soap opera di dimensione planetaria ? Aspettando il 2012 ? 😀

  8. camu ha detto:

    @@lurebu: le tue deduzioni finali (la “soap opera planetaria”) sono inquitanti ma verosimili al tempo stesso! Il discorso sulle dittature “illuminate” credo ci porterebbe molto fuori tema, ma è davvero interessante 😉 Anche se, credo, la storia insegna che anche la migliore dittatura prima o poi finisce per non essere più illuminata (vedi Mussolini ma anche Fidel Castroo le dittature africane).

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