due chiacchiere

Il protocollo di Kyoto è scomodo

Spesso sentiamo parlare di questa intesa che Stati di tutto il mondo hanno siglato per ridurre l’inquinamento atmosferico, e per consegnare ai nostri figli una Terra meno inquinata e più vivibile. Si sente anche dire che alcune Nazioni, come Stati Uniti, Cina, India e Brasile, non l’hanno sottoscritto. Ma davvero sono scelte da biasimare “a priori”? O forse si tratta di una scelta meno ipocrita di quella presa da coloro che l’hanno firmato, pur sapendo di non poterlo rispettare?

In fondo, la vera difficoltà a rientrare nei limiti, la facciamo noi ogni giorno. Quando per andare a fare la spesa a poche centinaia di metri da casa, prendiamo l’auto invece che la bici. Oppure quando, per non soffrire troppo il freddo, ce ne importa ben poco di abbassare anche solo di un grado, la temperatura del nostro impianto. Perché parlare di protocollo di Kyoto, non significa solo biasimare chi non lo rispetta: significa soprattutto assumersi la responsabilità di rinunciare alle comodità a cui siamo abituati. In “soldoni” , se l’Italia ha firmato questo accordo internazionale, ognuno di noi deve fare la sua parte per rispettarlo.

Al contrario, continuo a vedere negli uffici pubblici il riscaldamento messo “a manetta” , perché al povero impiegato allo sportello non gliene frega molto dell’inquinamento, lui pensa solo alle sue mani gelate. Con questo non voglio offendere la categoria degli impiegati, me ne guarderei bene. Però è un esempio di piccoli spaccati di vita quotidiana che tutti viviamo. E che ognuno di noi, in sostanza, non collega direttamente a Kyoto ed alle rinunce che ci impone. Da un lato vogliamo cellulari pieni zeppi di funzionalità, dall’altro vorremmo un ambiente più pulito e auto che emettono vapore anziché anidride carbonica. Ma le due cose possono essere conciliate solo al prezzo di un piccolo sacrificio fatto da tutti. Anche dal prossimo governo. Spero che la sinistra non se ne dimenticherà!

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