due chiacchiere

La nostra dieta ha cambiato il mondo

Era una bellissima giornata d’estate. Mio cugino ci aveva invitato a pranzo in uno chalet in riva al mare dalle parti di Marina di Ragusa. Tra una forchettata di spaghetti allo scoglio ed un morso ad un anellino di seppia pescato fuori dal piatto con il fritto misto, la conversazione è caduta sull’ambiente e sui cambiamenti climatici. Io condividevo il mio scetticismo nei confronti di quelli che protestano contro i cambiamenti climatici, o che vogliono veder approvate regole più stringenti durante le riunioni internazionali dei Paesi più industrializzati. Scetticismo legato al fatto che la maggior parte delle emissioni sono causate dal nostro stile di vita quotidiano, al quale, diciamocelo chiaramente, non vogliamo certo rinunciare. La moglie di mio cugino, che da professoressa esperta in materia se ne intende certo più di me, riassume il suo pensiero con un frase che mi ha colpito davvero: basterebbe che il mondo intero tornasse a vivere come i nostri nonni, per migliorare enormemente il problema del cambiamento climatico.

Nello specifico, si riferiva alle sane abitudini alimentari ed all’esercizio fisico dei nostri avi. All’inizio del secolo scorso il consumo di carne era molto minore rispetto ad oggi, come parecchie fonti ci confermano. Non solo, la gente aveva uno stile di vita più attivo: si camminava a piedi in paese, invece che prendere la macchina per fare qualche centinaio di metri, e si lavorava nei campi di famiglia, dove venivano coltivate verdure ed allevati animali che fornivano latte ed uova. Il vero chilometro zero lo avevano già inventato loro, con il sudore e con l’impegno. Non si mangiavano le pesche a Dicembre o l’uva a Marzo, e ci si basava su quello che era disponibile a livello locale.

Verdure di stagione esposte all'ingresso di un fruttivendolo

L’industria della carne è oggi una delle principali responsabili dell’emissione di gas serra nell’atmosfera, producendo già nel 2013 uno spaventoso 14.5% del totale dei gas serra, più dell’intero settore dei trasporti, considerando treni, macchine, aerei e camion. Cambiare le nostre scelte alimentari e adottare una dieta meno ricca di carne avrebbe dunque un impatto significativo sulle emissioni globali di anidride carbonica e metano, era l’argomento propugnato da mia cognata. Ma figuriamoci se, ad esempio, gli americani potrebbero mai accettare una cosa del genere e rinunciare ai propri hamburger, rigorosamente cucinati al barbecue. Non che in Europa le cose vadano molto meglio: solo il 13% dei tedeschi, ad esempio, sarebbe d’accordo a ridurre l’uso della propria automobile per promuovere abitudini più ecologiche.

Ne avevo già parlato lo scorso Febbraio: la produzione di carne è, di fatto, un sistema decisamente inefficiente dal punto di vista dell’utilizzo delle risorse. Se carne e latticini forniscono solo il 18% delle calorie e il 37% delle proteine consumate a livello globale, la loro produzione comporta l’utilizzo dell’83% dei terreni agricoli, nonché di un terzo dell’acqua destinata all’agricoltura. Tale uso di risorse naturali, associato alla pratica degli allevamenti intensivi e all’uso di pesticidi, spesso avviene a discapito della biodiversità locale, ed ha un impatto negativo non indifferente sugli ecosistemi circostanti. E questa è solo la punta dell’iceberg: l’allevamento di animali comporta l’emissione diretta di un importante quantitativo di metano. Tramite la fermentazione prodotta dal processo digestivo degli animali ruminanti (che molti di noi abbiamo studiato alle scuole medie), i microbi nel tratto digestivo decompongono e fermentano il cibo ingerito, producendo metano.

Non per buttarla in vacca, ma le flatulenze di centinaia di migliaia di mucche hanno un impatto non indifferente, e sono responsabili di circa il 30% delle emissioni globali di metano. Ecco perché cambiando la nostra dieta, potremmo letteralmente salvare il pianeta: ad esempio, per singola proteina, la ricerca ci dice che la produzione di manzo emette oltre venti volte di più rispetto alla produzione di fagioli. Diete a base di verdure e legumi hanno dunque un’impronta sul clima decisamente più bassa. Secondo l’Intergovernmental Panel on Climate Change, entro il 2050 i cambiamenti dietetici ed una maggiore propensione alle diete a base di vegetali e legumi potrebbero liberare diversi milioni di chilometri quadrati di terra e ridurre le emissioni globali di CO2 fino a 8 miliardi di tonnellate all’anno. Mica noccioline.

Ed allora, se proprio non vogliamo rinunciare alla bistecca, forse è il caso di riconsiderare la nostra avversione nei confronti delle carni da laboratorio. D’altro canto, molte fonti indipendenti ci dicono che sono sicure. Vietare alle aziende italiane la commercializzazione di questi prodotti finirà soltanto per frenare la ricerca e farci superare da altri Paesi che invece sembrano essere più lungimiranti. Su questo, lo ammetto senza remore, il governo Meloni sembra aver toppato, rifugiandosi in un protezionismo miope che, come di consueto, mira solo a tutelare il portafogli delle aziende interessate. Soluzioni più creative potrebbero invece incanalare fondi verso la ricerca ed incentivare (dando soldi alla gente) uno stile di vita più ecosostenibile.

P.S.: Eccoti la versione che ho condiviso su Reddit per sondare il terreno, e che non sembra aver ricevuto una buona accoglienza. Beh pazienza, vorrà dire che non diventerò mai un influencer

Commenti

  1. Sicuramente non è con le regole severe e senza senso dell’Europa che salveremo il pianeta o meglio l’uomo. L’analisi della moglie di tuo cugino è giusta ma va anche aggiunto però il fatto che oggi nel mondo siamo molti di più rispetto a quel periodo a cui fa riferimento la professoressa quindi
    per avere un consumo di carne uguale dovremmo mangiarne molto ma molto meno rispetto ai nostri nonni Credo che le cause di questo cambiamento climatico siano molteplici e che l’operato folle dell’uomo abbia agito più che da elemento scatenante da vero e proprio accelerante

    Risposte al commento di DANIELE VERZETTI ROCKPOETA ®

    1. camu ha scritto:

      Il fatto che siamo molti di più è ciò che sta innescando i tanti problemi a cui assistiamo. Su Reddit mi hanno consigliato di guardare questo video. Tu che ne pensi?

      Risposte al commento di camu

      1. Interessante il video e concordo con esso. È vero,imporre la casa green come vuole L’UE e comprare un’auto elettrica dai prezzi inaccessibili per quasi tutti gli italiani, non risolve se non per una piccolissima parte il problema visto che le fonti più elevate di inquinamento causa del cambiamento climatico, o forse, più che causa, accelerante della stessa, sono altre. Visto che il video propone, anzi afferma, esista già la soluzione per invertire la rotta ma che a causa dell’esorbitante costo che comporterebbe adottarla per il momento non viene nemmeno presa in considerazione, forse sarebbe il caso, a mio parere, di concentrarsi invece su di essa per riuscire a trovare il modo per renderla anche economicamente appetibile.

        Risposte al commento di DANIELE VERZETTI ROCKPOETA®
        1. camu ha scritto:

          Sono d’accordo, eppure nessuno lo fa 🙁

  2. Trap ha scritto:

    Noi abbiamo ridotto moltissimo la carne, la mangiamo 1 al massimo 2 (raramente) volte la settimana, ormai ci siamo abituati così e al suo posto facciamo un sacco di polpette vegetariane 😅

    Risposte al commento di Trap

    1. camu ha scritto:

      Si, anche noi. Perché altrimenti è facile dire “armiamoci e partite”. Io sarei anche disponibile a mangiare gli hamburger di carne coltivata, se servisse a salvare l’ambiente, ed appurato che dal punto di vista alimentare non abbiano roba artificiale, ma siano solo cellule di manzo.

  3. claudio ha scritto:

    come ho gia’ latrato la carne e’ solo il minore dei problemi, cambierebbe pochissimo.
    Ormai per qualsivoglia attivita’ utilizziamo CARRETTATE di energia.
    I nonni avevano di media un mestolo e un cucchiaio, di sera mangiavano insieme per usare una sola candela, e poi tutti a nanna al freddo.
    Oggi abbiamo una casa tecnologica, che consuma MWh, andiamo al lavoro LONTANO, andiamo in vacanza (io per primo) a 5000Km di distanza, usiamo lussi a nastro che negli anni 30 non poteva avere neppure la regina Elisabetta, ma oggi un operaio ha (lamentandosi di non averne abbastanza).
    Vivere come i nonni, beh, sarebbe green, sinceramente io non sono cosi’ disposto e immagino che anche i verdosky che urlano tanto ma non fanno niente di green non siano certo green.

    E’ un metodo.
    sei verde o non lo sei.
    Un risparmio del 2% mondiale non cambia un ciuffolo, specie se e’ inferiore all’aumento di CO2 anno su anno.

    Risposte al commento di claudio

    1. camu ha scritto:

      Perfettamente d’accordo, specialmente per l’ultima parte sui verdoski che protestano ma poi vivono nelle comodità. Però se anche un 2%, ammesso che l’impatto della produzione di carne sull’ambiente sia solo quello, non sarebbe male. Se potessimo fare la carne in laboratorio (attenzione, non l’impossible burger vegetale) io la mangerei volentieri, ammesso che usi processi produttivi che non finiscono per diventare, in larga scala, peggio del problema che cercano di risolvere.

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