due chiacchiere

Le vittime dimenticate di beslan

Ieri mentre tutto il mondo commemorava l’annuale ricorrenza per l’undici settembre, data che è rimasta scolpita per sempre nella mente di tutti, io ho deciso di non scrivere nulla sull’argomento. L’anno scorso ricordavo cosa stavo facendo in quel momento, e la corsa frenetica a visitare siti d’informazione per conoscere i dettagli: da allora Bin Laden è diventato famoso al grande pubblico, mentre prima era uno “dei tanti” estremisti, ed i Talebani erano noti soltanto per aver deturpato le statue di Buddha da qualche parte nel mondo. Peccato che mentre la collettività piange le vittime delle Torri Gemelle, nessuno si sia ricordato un paio di settimane fa dell’attacco di Beslan, ad opera dei terroristi ceceni. Per i cui morti mi continuo a chiedere: esistono davvero quelli di serie A e quelli di serie B?

Controllo della mente

Alla luce di queste considerazioni mi rendo conto di quanto sia vera la teoria dell’agenda setting, di cui avevo parlato un anno e mezzo fa. Ne avevo studiato i meccanismi durante un corso di comunicazione organizzato in collaborazione con la Provincia, ed ogni giorno mi ritrovo a leggerne tra le righe gli effetti sui mezzi di comunicazione. Sfortunatamente sono pochi coloro che, a prescindere da questi trucchi, usano il proprio cervello per discriminare ciò che veramente è buono da ciò che buono non è: aumento delle tasse, giorno del “vaff…” di beppe grillo, guerre in giro per il mondo.

Commenti

  1. Vale ha detto:

    E’ vero, esistono morti di serie A, di serie B e di serie Z (vedi Rwanda…).
    Per i media e, di conseguenza, per la società imbambolata davanti alla TV.
    Beslan è stato in assoluto uno degli eventi che più mi ha colpito da sempre… Sarà perchè c’erano di mezzo bambini innocenti che non sapevano nemmeno il senso della parola terrorismo…
    Non che i morti dell’11 settembre contino meno… Però mi ha dato l’idea di una cosa molto più costruita (l’implicazione di Bush è palese no?), con molte più responsabilità. Quasi un tremendo film su maxi schermo…

  2. camu ha detto:

    vale, sono pienamente d’accordo… l’occidente è molto influenzato dalla televisione: questo i terroristi l’hanno capito ed infatti sfruttano molto più di un tempo questo mezzo di comunicazione. Già solo 10 anni fa (per non parlare di 20 anni fa, ai tempi di Rambo) forse non sapevano neppure cosa fosse la tv. Rimane il fatto che dovremmo imparare il rispetto per le altre culture: amici tornati dall’Egitto mi dicono che le donne, al contrario di quello che pensiamo noi occidentali “liberatori”, si sentono fiere ed orgogliose di indossare il velo e di seguire gli insegnamento del Profeta. E allora, mi chiedo, chi siamo noi per andare ad imporre loro il nostro punto di vista? Ecco perché queste guerre non finiranno mai, perché proprio l’idea da cui scaturiscono è sbagliata.

  3. Vale ha detto:

    Esatto! Un conto è non permettere che una donna venga lapidata, un conto è ritenersi superiori e “esportatori” di democrazia.
    Purtroppo siamo soggiogati dalle religioni che, direttamente o meno, portano ad ammazzarsi per un fine superiore. Il fatto che questo succeda dalla notte dei tempi e che sempre succederà non ci deve però allontanare dalla voglia di cambiare…

  4. Trap ha detto:

    Anche Putin ci ha messo di suo nella strage di Beslan.

  5. Vale ha detto:

    Altro chè.. Purtroppo viviamo in maniera differente quello che accade al di quà e al di là della… Puglia!

  6. meglio di voi ha detto:

    Siete solo degli anti-americani e nulla più riflettete prima di parlare ignoranti

  7. camu ha detto:

    Caro meglio di voi, credo che sulla tua affermazione tu non potevi sbagliare di più: chi mi conosce bene, sa quanto sia “pro” americano. Ma mi piace anche essere realista: non serve essere “pro” o “contro” una Nazione, quanto piuttosto valutare gli effetti di determinate azioni sull’umanità intera. E quando si parla di gente morta in una guerra che non vorrebbe (sia per le Torri Gemelle che per la Cecenia), non esistono morti di serie A e B, sono tutti da ricordare. Per non dimenticare i conflitti che insanguinano il mondo: troppo spesso ci si ricorda solo di alcuni, ignorando gli altri.

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