due chiacchiere

23andme e la ricerca sul cancro

Qualche mese fa avevo parlato di questo servizio americano a cui puoi mandare il tuo DNA per essere sequenziato ed analizzato, e per contribuire alla ricerca sulle malattie genetiche. Perché donare qualche spicciolo a Telethon è sempre cosa buona e giusta, ma se poi quei ricercatori non hanno abbastanza dati e materia prima su cui lavorare, quegli spiccioli non è che vanno poi così lontano. Allora vorrei condividere oggi una notizia pubblicata recentemente sul blog di 23andMe secondo cui, grazie ai tanti sondaggi a cui hanno contribuito i loro iscritti, che hanno fornito dati preziosi su stili di vita e condizioni di salute, si sono fatti importanti passi avanti nello studio di una nuova terapia contro il cancro. Ti riporto qui di seguito il loro comunicato, sperando di scalfire lo scetticismo di coloro che pensano egoisticamente solo alla loro privacy ed alle multinazionali cattive.

(traduzione dell’articolo originale) 23andMe sta lavorando a una potenziale nuova terapia contro il cancro, un anticorpo denominato 23ME-00610 (23ME610), attualmente in uno studio clinico di Fase 1/2a. I risultati della fase 1 dello studio sono stati riportati di recente al meeting annuale dell’American Association for Cancer Research (AACR) ad Orlando.

I farmaci “inibitori del checkpoint immunitario” sono progettati per correggere e invertire una tattica che alcuni tumori utilizzano per consentire loro di crescere e diffondersi nel corpo. Alcuni tumori sono in grado di sopravvivere perché dirottano quello che viene definito un checkpoint immunitario, per impedire al sistema immunitario di riconoscere e attaccare le cellule tumorali. Gli inibitori del checkpoint immunitario ripristinano la funzione dei principali checkpoint immunitari, aiutando le persone affette da cancro a riattivare le loro cellule immunitarie, in modo che le cellule immunitarie possano riconoscere e uccidere le cellule tumorali.

23ME610 è progettato per fare qualcosa di simile, legandosi a un recettore chiamato CD200R1, che è stato identificato come un promettente bersaglio anti-cancro dagli scienziati di 23andMe che studiano il database 23andMe. CD200R1 è una proteina del recettore della superficie cellulare che è espressa principalmente sulle cellule immunitarie umane, in particolare sulle cellule T che combattono il cancro e sulle cellule mieloidi. Le cellule tumorali possono esprimere CD200, l’unico partner di legame noto per CD200R1, e utilizzare questa proteina regolatrice per disattivare l’attività delle cellule T. Un farmaco che blocca la capacità del CD200 di legarsi al CD200R1 può attivare le cellule T e migliorare la loro capacità di uccidere le cellule tumorali.

La fase 1 della sperimentazione clinica ha valutato la sicurezza e la tollerabilità di 23ME610 in pazienti con tumori solidi avanzati o metastatici attraverso una gamma di dosi diverse. Questa parte della Fase 1 ha anche esaminato se il 23ME-00610 si legasse al bersaglio previsto, CD200R1, sulle cellule immunitarie nel sangue.

“Siamo soddisfatti dei dati della Fase 1”, ha affermato Jennifer Low, MD, Ph.D., Head of Therapeutics Development presso 23andMe. “La fase 2a dello studio è ora in corso e non vediamo l’ora di ulteriori valutazioni”.

Commenti

  1. Se ho inteso bene loro sono cmq una società di ricercatori, quindi non sono interessati ed ossessionati solo dal dovere produrre utili che donino lauti dividenti ai loro azionisti realizzando e non proprio sempre sperimentando (leggasi “vaccino” covid19 della Pfizer) farmaci ad ogni costo, nonostante siano quotati al NASDAQ. Inoltre la donazione, l’invio di un proprio campione di DNA è assolutamente volontario. Unica preoccupazione è la loro collaborazione forse non solo ma anche con Pfizer e Genentech, il che non li mette in automatico dalla parte dei “cattivi” ma suscita in me il timore che possano prima o poi cedere ad eventuali ricatti e pressioni mirate a far loro realizzare a tutti i costi dei “risultati” da parte di questi “Partners”. Il timore poi in questi casi non è solo legato all’uso di quel DNA ma al timore di eventuali furti di tale materiale. Detto ciò ogni ricerca volta a curare tumori e malattie rare ed ogni patologia limitante e mortale per l’uomo è da me assolutamente benedetta. Magari ci fosse stata una medicina contro l’Alzheimer, mio padre sarebbe ancora con me. Quindi, nessuna demonizzazione aprioristica da parte mia almeno, ma sempre molta attenzione perchè basta un attimo affinché una ricerca vera e nobile si trasformi in qualcosa di molto diverso e peggiore.

    Risposte al commento di DANIELE VERZETTI ROCKPOETA®

    1. camu
      ha scritto:

      Siamo perfettamente d’accordo. Il problema è proprio il fatto che la ricerca spesso venga usata per scopi economici, non per il bene dell’umanità. Basta guardare quanto costano qui in America le punture d’insulina se non hai un’assicurazione medica. Cose da pazzi…

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