due chiacchiere

Fare outing grazie al blog

Sin da quando muovevo i primi passi in questo inesplorato mondo digitale, ho sempre sostenuto che le potenzialità della rete risiedevano soprattutto nel mascheramento delle identità individuali. Oramai ce l’hanno detto fino alla noia: in rete puoi essere chi vuoi (anche te stesso) e dare libero sfogo alle varie sfaccettature della tua personalità, con tutto quello che ne consegue. Ma il (recente) fenomeno dei blog mette in luce una nuova tendenza: la rete aiuta a fare outing, inteso non come esternare le proprie inclinazioni sessuali, ma come rendere partecipi gli altri dei fatti propri, anche quelli più personali. L’ultima moda è quella di dire cinque cose di sé che nessuno sapeva.

A prescindere dall’analisi dei contenuti di queste esternazioni, che essendo troppo personali spesso non hanno alcun significato per chi le legge, quasi nessuno si è posto la domanda fondamentale: perché farlo? Capisco che la comunità si nutre anche della condivisione di sentimenti ed esperienze emotive, ma sembra proprio che la maggior parte degli scrittori di blog aderiscono più per “seguire la moda” che per consapevolezza di quello che stanno facendo. Entrando a far parte di questo stream of consciousness passivamente: ci si lascia trascinare dalla corrente, senza rielaborare l’informazione ricevuta.

E con la stessa rapidità con cui la moda si diffonde, sparirà. L’approccio “usa e getta” che riserviamo alla comunicazione ed alle notizie, in parte deriva dall’eccesso di dati da cui siamo circondati: la società contemporanea ci bombarda di informazioni, da ogni direzione, ed è naturale imporre una propria selezione per non lasciarsi travolgere e rimanere sommersi. In quest’ottica accettiamo quello che ci viene propinato, partecipiamo meccanicamente a quello che “qualcuno” ci ha suggerito come figo. Altri esempi recenti? L’adesione in massa al servizio Twitter, l’uso di Snap Preview Anywhere. Giusto per citarne un paio.

P.S.: Federico, ti ringrazio per avermi coinvolto, non prendertela se ho deciso di non partecipare… spero che nessuna disgrazia mi debba capitare per questa mia decisione 🙂

Commenti

  1. FN ha detto:

    Ho scelto di partecipare alla catena, perché mi sembrava un modo carino per offrire una conoscenza “migliore”, più reale di me, più off-line. In aggiunta credo anche che queste mode si sviluppino per scopi SEO

  2. Matteo ha detto:

    e dire cinque cose di sé che tutti sanno? Ma tutti chi? 😉

  3. davide ha detto:

    Condivido in pieno il tuo approccio, sono convinto che troppe cose sul web si facciano solo perchè è figo farlo, e spesso rischiamo di esserne coinvolti senza accorgecene..

  4. camu ha detto:

    federico: non vorrei che la intendessi come una critica… ognuno è ovviamente libero di fare quello che vuole e di rapportarsi con gli altri come più preferisce, intendiamoci… riguardo allo scopo dei motori di ricerca non mi è chiaro in che senso funzionerebbe, forse per incrementare i collegamenti dagli altri blog verso il proprio? riguardo al farsi conoscere meglio, non so quanto queste iniziative possano essere utili: la vedo più come una cosa passeggera, nessuno fra qualche settimana si ricorderà che hai più amiche che amici, tranne chi ti conosce veramente
    matteo: un mio professore diceva sempre “quando siete davanti ad una platea, non fate mai domande del tipo «avete finito tutti?» perché non si può rispondere ad una domanda del genere” aveva ragione…

    davide: e poi, come dicevo a federico, alla fine risulta una comunicazione poco utile, perché buttata lì al di fuori di un discorso contestuale

  5. FN ha detto:

    Camu, non l’ho interpretata come una critica, figuriamoci.
    Riguardo al SEO, si, secondo me c’è una finalità di ottenere più link in entrata. Certamente, ci saranno anche più link in uscita, ma forse è un gioco a somma positiva (se consideri anche i trackback che vengono inviati).

    Forse è vero, nessuno si ricorderà delle cose “nuove” scoperte, però avrà una conoscenza in più; e forse avrà trovato altri blog da leggere, degni di nota.

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