due chiacchiere

Il culto del nulla

La mia parentesi vacanziera giapponese, tra le altre cose, mi ha dato uno spunto di riflessione sui palinsesti televisivi. Nel Paese del Sol levante, vanno molto di moda i programmi educativi, quelli che da noi per intenderci sono i moderni quiz televisivi preserali (L’Eredità, Chi vuol essere milionario, e via dicendo). Ho riconosciuto spettacoli che da noi andavano di moda una ventina d’anni fa: ricordo ancora quando il pomeriggio mi mettevo davanti alla tv prima di andare a fare i compiti e seguivo “Tandem”, la trasmissione degli anagrammi che lanciò sulle scene un giovanissimo Fabrizio Frizzi. Oppure ancora il Gioco dei nove, condotto in Italia da un indimenticabile Raimondo Vianello (e da tanti altri poi).

I reality non si vedono proprio, forse li mandano in onda solo su canali a pagamento, o comunque non su quelli nazionali che trasmettevano in albergo. Ed analogamente non c’è tutto questo “svestimento” tipico della televisione del Bel Paese. Le vallette, come il buon Mike Bongiorno le voleva, indossano abiti normali, e non si esibiscono in provocanti balletti, quasi al limite del locale a luci rosse. Al contrario, la traccia di fondo è di una televisione divertente, con suoni stile cartoni animati o altre amenità che rendono la visione molto più piacevole.

Ecco perché a Tokyo è possibile girare alle undici di sera in metropolitana senza aver paura di alcun tipo. Dirai: che c’entra? Beh, è una questione di cultura: qui da noi si vedono “tette e culi” in tv ma poi c’è un puritanesimo dilagante, una repressione della sessualità che sfocia negli episodi di bullismo di queste settimane. In Giappone le ragazze vanno con la “marinaretta” a scuola (è veramente così, ne ho le prove fotografiche) e nessuno le importuna. Non voglio essere il “talebano” della situazione, semplicemente osservo che i media generano nel nostro cervello “occidentale” un cortocircuito pericoloso: da bambino mi ripetevano sempre un famoso modo di dire “si guarda ma non si tocca, te lo dice mamma Rocca” . Forse questo discorso non ha né capo né coda, vero? Però secondo me più che curare i bulli, bisogna prevenire il cortocircuito mediatico.

Commenti

  1. giocatore ha detto:

    Sono d’accordo con te sul “problema” mediatico della civilità occidentale. Ti segnalo un paio di post collegati in qualche modo: bullismo digitale e inizio di un game over

  2. stidduzza ha detto:

    Secondo me le radici di questo bullismo vanno cercate più in profondità. Il problema mediatico della civiltà è soltanto una conseguenza di un pensiero sociale che non ha la volontà di seguire le buone regole del comportamento. Siamo troppo “arrabbiati” con il modo in cui funziona il nostro Paese e quindi sfoghiamo questa rabbia in vari modi: un eccesso di esibizionismo in televisione, oppure il “fare come ci pare” per la strada. Tutto questo per dimostrare che “io posso fare quello che voglio”. Intanto in Giappone sono drogati di videogiochi pachinco, ma questo è un altro discorso. Secondo me sono fieri di essere Giapponesi e amano il proprio Paese, ma sopratutto rispettano il prossimo. Questo rispetto reciproco è una cosa che gli viene inculcata dalla religione, che non è una religione rigida ma una religione formativa. Non ti dice ciò che devi fare e ciò che non devi fare ma ti fa capire perchè lo devi fare: questo per ricollegarmi al tuo “puoi guardare ma non puoi toccare” ma perchè? Se i Giapponesi non mettono graffiti sui muri dei loro monumenti e non sporcano le loro strade, ma addirittura assumono delle persone per togliere le cicche di gomme dalle strade, vuol dire che il loro concetto di civiltà è molto più avanzato del nostro.

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