due chiacchiere

John torna l’anno prossimo

Ebbene si, anche per quest’anno Lost è finito. Dopo la chiusura di stagione del dottor House e delle altre serie popolari americane, mancavano solo i dispersi a darci l’ultimo assaggio prima della lunga pausa fino all’inizio della quinta stagione. Prima di continuare, l’usuale ammonimento: qui nel seguito si parla di episodi non ancora trasmessi in Italia, quindi prosegui la lettura solo se vuoi scoprire anticipazioni e retroscena. Anche perché quello che si è visto ieri sera, nella lunga puntata di ben due ore, è proprio sconvolgente: un ingranaggio misterioso sepolto nelle viscere dell’isola, è in grado di muoverla nello spazio e nel tempo. Insomma, mentre i tasselli si vanno ricomponendo, la serie televisiva prende una deriva fantascientifica.

Però il finale è stato spettacolare: la morte di Jeremy Bentham (non ti dico quale dei personaggi si cela sotto questo nome, per mantenere un po’ di mistero) apre nuovi interrogativi: come ha fatto a tornare dall’isola, dopo esservi rimasto nel momento dello spostamento spazio-temporale? E soprattutto, come mai gli autori hanno scelto proprio questo nome? Spulciando un po’, infatti, si scopre che Jeremy Bentham è un filosofo idealista inglese vissuto nell’Ottocento. Fu reso famoso dal suo progetto di un carcere in cui un unico guardiano potesse controllare tutti i prigionieri allo stesso tempo. Quali similitudini hanno voluto suggerire gli autori della serie televisiva?

L’architettura del Panopticon sarebbe la figura di un potere che non si cala più sulla società dall’alto, ma la pervade da dentro e si costruisce in una serie di relazioni di potere multiple. La struttura carceraria era vista come un insieme di stanze per i detenuti, disposte a cerchio, con due finestre per ognuna: l’una rivolta verso l’esterno, per prendere luce, l’altra verso l’interno, in una colonna nella quale si sarebbe collocato il custode.

Commenti

  1. LiciaL - Ai ha scritto:

    Salve!Sono approdata qui dal blog di Ninna (spero non ti dispiaccia!)
    …e visto che tu hai avuto il coraggio di andartene da qua, volevo sapere come si sta per ora là.
    In bocca al lupo per tutto!

  2. camu ha scritto:

    Licia, prima di tutto non mi dispiace affatto che tu sia venuta qui dal blog di Ninna, anzi! Riguardo al coraggio, ce ne vuole abbastanza: lingua diversa, abitudini diverse, cibo diverso, leggi diverse, bisogna reimparare tutto da zero. Ma se hai tenacia, non è difficile. Qui ti posso dire che si sta bene: uno stipendio medio ti fa tranquillamente arrivare alla “famosa” quarta settimana senza problemi. Il costo della vita è simile all’Italia (un chilo di pane costa 5 dollari, un litro di benzina circa 90 centesimi) ma gli stipendi sono raddoppiati. Il “tipo” di vita puoi sceglierlo tu, come in ogni parte del mondo: puoi vivere in una villetta in campagna, come pure al centro di New York.

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