Premetto che, come ho ripetuto più volte, io in realtà vorrei scappare da questo Paese di matti, e non semplicemente da una stanza, ma ci accontentiamo di quello che passa il governo (si fa per dire). Oggi vorrei parlarti di un tipo di attrazione per grandi e piccini che è molto popolare nel Paese a stelle e strisce: le escape room. Quand’ero giovane, all’università, durante qualche momento di pausa, ci si divertiva a collegarsi ai cosiddetti Massive Multiplayer Online Role-Playing Game, o MMORPG, stanze virtuali fatte di solo testo, in cui le persone s’incontravano e cercavano di collaborare per risolvere i vari misteri disseminati nel gioco all’interno di una finestrella testuale. Ecco, la stessa cosa è stata riprodotta nella realtà: l’apparente tranquilla stanzetta che vedi nella foto qui sotto, in cui vieni rinchiuso all’inizio del gioco, nasconde in realtà un bel po’ d’indizi per trovare la chiave per uscire. Ovviamente in un tempo quantomai limitato, di solito un’oretta.

Grazie ad una telecamera, i gestori vedono quello che stai facendo insieme al tuo gruppo, e tramite un piccolo altoparlante, possono darti consigli su dove guardare o che codice digitare, se vedono che sei indietro rispetto alla tabella di marcia, e proprio non riesci a risolvere l’enigma di turno. In gruppi di quattro o cinque persone ci si diverte tantissimo, specialmente se si riesce ad organizzarsi nella suddivisione dei compiti, ed assumendo che il quoziente intellettivo medio sia più o meno equilibrato (io sono una capra), in modo da non lasciare indietro nessuno. In questo caso si trattava di un piccolo bar, ma ci sono anche le catacombe egizie (con tanto di sabbia per terra), la navicella spaziale, e via dicendo.
Prima di iniziare, un membro dello staff spiega le regole, fornisce alcuni esempi di come trovare gli indizi, ed infine chiude la porta dietro di sé. A questo punto parte il conto alla rovescia, ed il gruppo comincia a spulciare a destra e sinistra nel tentativo di trovare un indizio. Si inseriscono codici, ad esempio nella cassa della foto qui sopra, per farla aprire e rivelare il prossimo passaggio. Fino, sperabilmente, a trovare la chiave che apre la porta. Una nota sull’origine di quest’idea: molti pensano che le escape room siano nate in America, ma in realtà furono usate per la prima volta in Giappone nel 2008 😉