due chiacchiere

La tempesta dei cervelli

In questi giorni al lavoro, complice la voglia di fare che ogni tanto ci salta addosso, quasi come un senso di ribellione all’aria soporifera che circola negli uffici, stiamo assaporando le gioie del brainstorming. No, non si tratta di un nuovo tipo di allucinogeno brevettato per far sballare gli impiegati facendoli sembrare sobri ed impegnati quando il capo gira per le stanze. Probabilmente ne avrai già sentito parlare: sono quelle riunioni, che nascono magari bevendo un caffè alla macchinetta, costruite intorno ad un’idea o da una frase. La tempesta di cervelli, per fare una traduzione letterale, vuol dire mettere nell’arena idee di getto e vedere come sanno svilupparsi e combattere.

Traggo dal sito degli Uffici Relazioni con il Pubblico (gli scherzi del destino, vero Matteo?) questa bella definizione:

L’obiettivo originale del brainstorming è la generazione di idee in gruppo, sulla base del principio per cui le idee si concatenano l’una all’altra e i commenti degli altri partecipanti stimolano una sorta di reazione a catena delle idee. Il brainstorming funziona focalizzando la discussione del gruppo su un problema, necessariamente reale, semplice e noto ai componenti e poi lasciando libero lo scambio comunicativo, senza fissare precedentemente un ordine per gli interventi e spingendo la riflessione sul tema in questione quanto più lontano sia possibile.

Io spesso giro con un blocchetto di fogli a portata di mano, per prendere appunti su quello che viene detto dai partecipanti. E trasformarlo poi in relazioni o proposte di lavoro da presentare ai “piani alti” dell’organizzazione. Che in qualche occasione vengono pure tenute in considerazione, e contribuiscono a demolire un sistema “vecchio” e basato su gerarchie impositive, in cui le idee non circolano spesso per paura di proporle, per abitudine a ricevere ordini piuttosto che comunicare proposte.

Per le varie esperienze lavorative che ho attraversato, devo riconoscere che nel Bel Paese questa tecnica è spesso sottovalutata: la riunione viene vista più come una comunicazione “uno a molti” in cui il capo spiega le novità o introduce i progetti o le modifiche a lavori già esistenti, con un timido riscontro da parte di chi ascolta. L’approccio “due punto zero” sarebbe invece auspicabile: si lancia l’argomento di cui discutere e tutti commentano in un crescendo di idee e proposte, proprio come accade nel più scarso dei blog esistenti. In altre parole, come fanno dall’altra parte dell’oceano, dovremmo trarre più insegnamento dalla comunicazione in rete, e trasportarne le linee guida in quella tradizionale.

Commenti

  1. Matteo ha detto:

    Sono commosso!
    Noi i brain proviamo pure a metterceli, lo storming, invece come sai, è davvero mal visto. Si accorgono delle scintille nel buio, si spaventano… e ti spostano di scrivania 😛

  2. Alessandro ha detto:

    Brainstorming!?!! ma è un nuovo superpotere!?!? ah si quello di far spostare i colleghi in altre stanze… vedrai alla fine sposteranno di scrivania anche me! (incredibile ho postato un commento! e pure da casa!)

  3. EstroVersa ha detto:

    Nel caso del mio ufficio “il libero scambio comunicativo” si tramuterebbe in accesa litigata!

  4. camu ha detto:

    alessandro, sono commosso più di matteo… un commento da casa e pure di venerdì pomeriggio! a proposito di superpoteri, mi sto rimettendo in pari con il telefilm dei supereroi!
    matteo, l’unica soluzione è lavorare nel sottobosco della comunicazione, non esporsi troppo e presentare direttamente i risultati, con la giusta dose di faccia tosta!
    estroversa, effettivamente dipende molto dai caratteri… nel nostro caso siamo più o meno tutti mansueti, e tra di noi non avrebbe senso “scontrarsi”, ma a volte anche una sana discussione animata può essere produttiva ed alla fine ci si sente pure meglio eh eh

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