due chiacchiere

L’abito fa il monaco

Abbiamo tutti sentito sempre dire che la sostanza è ben più importante della presentazione. Estendendo questa “saggezza popolare” ai siti web, si potrebbe argomentare che un sito venga giudicato sulla base di ciò che esprime, non per come le idee sono rappresentate visivamente sullo schermo. In questa serie di interventi, vorrei provare a ribaltare questa concezione un po’ antiquata: sebbene il contenuto sia importante, nell’era della cultura dell’immagine è sempre più importante il ruolo visivo nella percezione di un contenuto veicolato attraverso un sito web. Alcune ricerche, infatti, suggeriscono che non basta assumere talentuosi sviluppatori, analisti ed esperti di statistiche d’accesso: il grafico deve essere una figura chiave, con cui tutti gli altri possano interagire, per veicolare la fedeltà dei visitatori.

La ricerca in questo campo ha fatto passi da gigante: studi condotti su campioni numerosi hanno consentito di spiegare come la credibilità di un produttore influenzi i possibili acquirenti, ed analogamente il rapporto che si instaura tra organizzazioni e consumatori. Si può facilmente immaginare che, in questo periodo, la percezione di credibilità della Regione Trentino Alto Adige sia maggiore di quella della Regione Campania. Tutta questione d’immagine: quello che vediamo in televisione basta a spostare il nostro umore verso o contro qualcosa. In rete vale la stessa cosa: associare una “bellezza” esteriore alla credibilità è possibile.

Stando al modello della “sorgente attraente”, l’impatto di un messaggio dipende dalla gradevolezza di chi lo propone (la sorgente, per usare la terminologia corretta), come anche la somiglianza a prodotti simili e l’attrazione emotiva che riesce a suscitare. Dirai: vabbè, ai miei clienti interessa il prodotto che vendo, non come lo propongo. Sbagliato: sempre le ricerche di cui sopra, dimostrano che la volontà di acquistare un prodotto è statisticamente associata con la percezione di affidabilità, serietà ed esperienza che traspare dal sito che lo vende (Ohanian, 1990).

Data questa forte relazione empirica tra quanto è attraente un produttore e la sua credibilità, è chiaro che una simile teoria si può applicare ai siti web. In un certo senso, il sito aziendale diventa il mezzo primario per veicolare la credibilità, e di conseguenza per indurre i potenziali consumatori ad acquistare quel determinato prodotto. Non a caso, negli scorsi anni c’è stata una “corsa alle animazioni Flash” su tanti siti costruiti per reclamizzare un prodotto o un servizio. Ma attenzione a non esagerare: “essere attraente” non deve mai scontrarsi con “essere facile da usare” e da navigare. Capita, infatti, che alcuni grafici troppo estrosi, pur di fare un sito accattivante, dimenticano di renderlo intuitivo, mancando di fatto l’obiettivo finale: portare il visitatore a fruire del servizio.

Riferimenti

  • OHANIAN, R. (1990) Construction and validation of a scale to measure celebrity endorsers’ perceived expertise, trustworthiness and attractiveness. Journal of Advertising, 19, 39-52
  • LONG, M. e CHIAGOURIS, L. (2006) The role of credibility in shaping attitudes towards nonprofit websites. International Journal of Nonprofit Voluntary Sector Marketing, 11.

Commenti

  1. Mademoiselleanne ha detto:

    Interessante il tuo blog, decisamente interessante! Complimenti

  2. Barbara ha detto:

    Concordo sui siti web appeal e soprattutto usabilità sono fondamentali per accogliere bene un utente , come del resto è fondamentale l’aspetto per tutto ciò che vendi ( alla fine un sito lo devi ”vendere” all’utente)

  3. camu ha detto:

    Barbara, sfortunatamente non la pensano così molte compagnie italiane, specialmente se si va a spulciare nella piccola e media impresa. La maggior parte di loro ha dei cataloghi sfogliabili di prodotti, ma nulla di veramente attraente e che possa convincere il cliente a comprare con più entusiasmo. Poi non parliamo della pubblica amministrazione, c’è solo da mettersi le mani nei capelli!

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