due chiacchiere

L’ultimo degli uomini di Margaret Atwood

In questi anni di assenza dagli schermi del mio blog, non ho mai smesso di leggere, o più che altro ascoltare, libri, riviste ed altre produzioni letterarie offline. Da quando abbiamo acquistato casa cinque anni fa, il tragitto tra l’interland e New York si è allungato a circa un’ora ad andare e un’ora a tornare, e bisogna trovare il modo di passare il tempo. Dato che per lavoro passo la giornata di fronte ad uno schermo per computer, ho preso l’abitudine di ascoltare audiolibri e podcast per riposare gli occhi per quell’oretta. Oggi voglio parlarti di L’ultimo degli Uomini (Oryx and Crate, in lingua originale), un romanzo del 2003 di Margaret Atwood. Da incallito appassionato del genere distopico, le opere di quest’autrice sono esattamente quello che vado cercando: probabilmente avrai sentito parlare de Il Racconto dell’Ancella, il suo libro più famoso. Non preoccuparti, qui di seguito eviterò di svelarti dettagli che possano rovinarti la sorpresa.

Lo so, in tanti sostengono che la fantascienza non sarà mai Letteratura con la ”L” maiuscola, perché è un genere che sacrifica spesso le sfumature morali e psicologiche a favore di questioni più concettuali e tecniche. Ma se proprio devo essere sincero, non sono convinto che oramai esista la “Letteratura” come quella che abbiamo studiato a scuola. Sono cambiate le aspettative, sono mutati i mezzi di fruizione, e la nostra conoscenza del mondo che ci circonda è più smaliziata e meno romantica. Ed in quest’ottica, non sarebbe un sacrilegio mettere quest’opera della Atwood accanto a Il Mondo Nuovo di Huxley o Robinson Crusoe di Dafoe.

All’inizio del romanzo, ci viene presentato un personaggio chiamato L’uomo delle Nevi (almeno spero così sia stato chiamato in Italiano, dato che io l’ho letto ascoltato in Inglese), un sopravvissuto a qualche cataclisma mondiale. Dopo un po’ scopriamo che il suo vero nome è Jimmy, l’unico superstite di un disastro batteriologico che ha distrutto l’intera umanità. Il suo compito è quello di prendersi cura dei Crakers, uomini e donne perfetti creati in laboratorio dal suo amico Crake, che voleva così disfarsi di tutti i difetti e vizi dell’umanità. Attraverso le parole di Jimmy, il libro comincia dunque a raccontare della loro amicizia, dei loro conflitti, dei sentimenti e di come si giunge all’epilogo che vediamo anticipato nelle prime pagine del romanzo.

Jimmy e Crake sono come il giorno e la notte: il primo si sente e viene descritto dai più come un inetto. Un elemento quasi allergico al progresso ed allo sviluppo della civiltà e che, una volta rimasto solo, si ritroverà a desiderare l’arte e tutto ciò che ci rende “umani”. Al contrario, Crake è l’incarnazione della ragione e della logica: in lui non c’è spazio per i sentimenti, i sogni o quelle che chiama umane debolezze o espressioni di una mente poco elegante. Il prodigio sulla quale una società di scienziati punta tutto per la consacrazione degli uomini a veri e propri dei. Tra i due una donna che entrambi amano: Oryx (da cui il titolo originale dell’opera). Scoperta quando erano solo ragazzini che navigavano in Internet, alla ricerca di siti pornografici, Jimmy la pensa in continuazione ed è inebriato dal suo passato, costellato di abusi, dalle sue parole che lo incitano a vedere il lato bello delle cose. Lei, come forse avrai già capito, è il cuore di tutta la vicenda. Che ti invito a scoprire per conto tuo.

Il romanzo è in realtà la prima parte della trilogia dell’Adamo Pazzo, che esplora in maniera più approfondita quest’idea di resettare il genere umano tramite l’ingegneria genetica. Avendoli letti tutti e tre, posso dirti che ne è valsa la pena, sebbene l’ultimo libro sia quello che mi è piaciuto di meno. Quello che apprezzo della Atwood è l’attenzione ai particolari, e l’uso di riferimenti scientifici che rendono il racconto più plausibile, e non così “campato in aria” come la fantascienza classica ci ha abituati. Qualcosa che potrebbe capitare davvero, con la tecnologia a nostra disposizione oggi. Chissà che (mi si perdoni il risvolto complottistico) questa storia del Covid non sia in realtà l’inizio di un esperimento in scala mondiale per fare quello che la Atwood ha descritto nel suo libro. Comincia a preoccuparti se vedi in giro dei maiali intelligenti. E tu, hai da consigliare qualche altro romanzo distopico?

Commenti

  1. Fiordicactus ha detto:

    Lo cercherò, anche se la scrittura dell’ “Ancella” mi è sembrata un po’ lenta . . .

    Ciao, Fior

    1. camu ha detto:

      Penso sia quello il suo stile, anche questo non è particolarmente “veloce” nella narrazione, e l’introspezione dei personaggi è abbastanza approfondita…

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