due chiacchiere

Non dimentichiamo l’utente

Un paio di giorni fa ho partecipato ad una interessante riunione in ufficio per discutere la strategia da seguire per il progetto di aggiornamento del sito web istituzionale. Sono stato coinvolto, sebbene soltanto parzialmente, in questa impresa di ristrutturazione, essendo l’unico “tecnico” del gruppo in grado di tradurre i concetti in codice comprensibile al server. La nostra responsabile, una giovane e grintosa ragazza dall’atteggiamento verace, ha già delineato la via da seguire per cavalcare la rivoluzione che si profila all’orizzonte. E visto che il nostro sito è gestito da un’azienda esterna, ieri li abbiamo chiamati per renderli partecipi di ciò che bolle in pentola.

Date a Cesare…

Il responsabile, dopo aver ascoltato un’introduzione dello scenario che abbiamo delineato, ha fatto un’osservazione che mi sento di condividere in pieno. Noi eravamo tutti contenti di aver convocato i redattori delle varie sezioni del sito, averli intervistati, aver raccolto i loro bisogni comunicativi e le impressioni sull’uso del CMS che gestisce le pagine. Ma lui giustamente ci ha chiesto “Vi siete posti il problema di sapere cosa cerca il visitatore medio nei contenuti che fornite in rete? Avete fatto un’attenta analisi dei log per dare all’utente ciò che chiede?”. Effettivamente solo in parte. Un errore tipico di molte realtà italiane che partono in quarta nel fare un sito bello, accattivante, ricco. Ma che non soddisfa i bisogni di informazione di chi lo visita.

Tutta questione di punti di vista

Da qui mi viene lo spunto per una riflessione sull’accessibilità e l’usabilità dei siti che oggi vediamo in giro, il mio per primo: quando sono partito a strutturarlo, ho pensato soltanto ad implementare “tecnicamente” tutta la lista di suggerimenti che gli esperti forniscono per rendere le informazioni fruibili dal maggior numero di visitatori, umani o googliani. Poi mi sono accorto che questo non era l’approccio più corretto: si, il sito dava zero errori se passato sotto la lente di ingrandimento di sistemi automatici di controllo. Ma ad un’analisi umana da parte di alcuni visitatori, è risultato un disastro: contenuti difficilmente reperibili, grafica che in alcune occasioni disorienta il visitatore, iconografia e semantica dei contenuti poco sfruttata. Cos’era successo? Non avevo tenuto in mente che il sito, oltre che essere un perfetto “modello” di accessibilità, è anche un veicolo di idee. Che qualcuno legge, guarda, ascolta. Con il cuore e con la mente. Non con il validatore.

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