due chiacchiere

Ossidia incontra Tommy

Più o meno un mese fa ho intervistato una coppia di blogger che presto sarebbero convolati a giuste nozze. Oggi ritorno sull’argomento, ma intervistando due scrittori di diari che (stando alle loro stesse parole) non ne vogliono proprio sapere di fare il grande passo 🙂 Tommy (nel seguito T) è entrato nella mia lista dei nominati in seguito ad un commento che lasciò sul mio blog qualche mese fa. L’ho aggiunto al mio lettore e ne ho seguito i deliri, anche per trovare le giuste domande da porgli (o da “porci” come diceva un mio compagno di classe alle medie). Ossidia, la (quasi) consorte, invece l’ho scoperta dopo il battibecco di cui parlavo in apertura. I suoi interventi nella blosfera sono più rarefatti, ma non per questo meno interessanti, anzi! Ti avverto, stai per entrare nel terreno accidentato dei filosofi bloggaroli. Rischi di bruciare più neuroni del solito, oggi.

Esiste un aspetto terapeutico dello scrivere in rete?

OLa risposta è ovviamente sì, soprattutto se parliamo del blog: questo fa le veci del caro vecchio diario nel renderci più digeribili le quotidiane angustie, trasfigurandole in parole; e in più appaga il bisogno di esibizionismo che tutti (in quantità diversa magari) possediamo, permettendoci di creare (a tavolino) un’immagine di noi da mostrare soddisfatti ai nostri lettori. Parlo così, non certo basandomi su una conoscenza approfondita della blogosfera, ma riferendomi alla mia esperienza bloghesca che ha aumentato notevolmente la mia autostima (si, lo so è patetico), e che mi riempie di soddisfazioni come un’affettuosa e diligente figlia femmina.

TUna volta dicevano fossero terapeutici i diari. Per un certo periodo qualcuno li ha scambiati con i blog. Oggi però si scorge sempre più la specificità del blog, il suo essere anzitutto pubblico e privato solo in apparenza, cioè. In questo senso facciamo terapia come si può farla in un salotto della De Filippi… Anzi peggio: così strizzacervelli diventa ogni mio possibile lettore, dai parenti (anche quelli acquisiti!) agli allievi fino a coloro che mi trovano su Google cercandomi per nome e cognome; di conseguenza l’aspetto terapeutico del blog, dal mio punto di vista, coincide col pubblico sfogo, non senza l’aggiunta di una messa in ridicolo delle misere faccende delle nostre vite: è l’unico modo per prenderle col giusto peso, sempre insufficiente per definizione.

Raccontaci il tuo odore preferito

OEra la notte del mio 26 compleanno (lo scorso 11 luglio) e la profonda angoscia che aveva soffocato gli ultimi miei tre mesi universitari, non era totalmente svanita il giorno della laurea (4 luglio), e ne portavo ancora addosso i residui. Non riuscivo a dormire, così pensai di uscire fuori a prendere un po’ d’aria. Quello che mi trovai davanti fu spettacolare: la luna era piena e inzuppava il paesaggio con la sua luce bianca e ferma; il vento faceva smuovere i rami dei pini che avevo di fronte e portava con sé l’Odore. Un odore mai sentito prima, indescrivibile e inebriante: era fresco e umido, sapeva di pino, di terra e di mare, di posti lontani che avrei voluto vedere; lo respiravo a pieni polmoni cercando di non perderne neanche un po’, e il malessere incrostato cominciò a sciogliersi. Quello è il mio odore preferito (anche se non l’ho più sentito).

TDomanda facile risposta ardua. Distinguerei due tipi di odori: quelli legati alla memoria e quelli connessi col desiderio (ma forse rimembrare e bramare sono in fondo la stessa cosa…). I primi sono profumi proustiani, vaghi e disparati, spesso imprevedibili e imprendibili; i secondi sono quelli immediati, quotidiani, legati al bisogno. Concretamente: quando ho fame l’odore più buono è, per antica abitudine, quello del grasso di maiale sfrigolante sulla brace, o della nutella; le sere in compagnia d’amici può essere l’odore di Cointreau o di limoncello, con consorte sono lenzuola pulite e pelle di lei. Quando invece ho voglia di rievocare tempi passati, posso sempre riaprire un tubetto di colore ad olio, o spruzzare della lacca da capelli. Il mio preferito però, in questo momento (e forse in assoluto), è l’odor di mandorli in fior…

Come immagini camu, l’autore del blog?

ODue gambe, due braccia, una faccia offuscata, capelli castani taglio cartone animato, una fissa strana per l’aspetto del suo blog, una patinata vita americana, una brava moglie cuoca. Niente di più, per adesso…

TNonostante l’epoca materialista in cui viviamo, siamo ancora cartesiani: distinguiamo nettamente corpo e “anima”, oggi diremmo: carattere. Camu per me è stato prima il ragazzo col mento sulle braccia; ha poi assunto le fattezze di Adam Sandler (conosciuto solo tramite Google Images); infine, caso più unico che raro, almeno credo, tra le sue (tue…) conoscenze virtuali, ho avuto il privilegio e la scaltrezza di visualizzarlo tramite uno scatto remoto… Tolta l’immagine resta però l’immaginazione di un ragazzo pacato e meditabondo, piacevole e attento, equilibrato e saggio (anche nel senso siculo di “tranquillo”). Insomma, quello che si diceva “un buon partito”!

Commenti

  1. camu ha detto:

    Eh si, devo confessare che Tommy è uno dei pochi ad aver scovato una mia rarissima fotografia “dal vivo” che esisteva in rete. Comunque ringrazio per il “buon partito” e confermo la “fissa” per l’aspetto del blog 😉

  2. Tommy David ha detto:

    Alla fine sono riuscito in extremis ad annusare l’odore dei fiori di ciliegio. Che non sono quelli del mandorlo, ma sono ugualmente piacevoli… 🙂

  3. Cateno ha detto:

    Bella davvero, questa intervista! Tommy, sai che l’odore dei mandorli in fiore è pure il mio preferito? In quel periodo, quando studio ho sempre con me un rametto di quei fiori.

  4. camu ha detto:

    @Cateno: concordo, entrambi hanno fatto davvero una bella intervista. Sono proprio contento della scelta 😉

  5. Ossidia ha detto:

    @camu: sono lusingata, sai fare dell’ottima pubblicità!
    @Tommy: non quanto quelli del melo!
    Cateno che immagine meravigliosa quella di te che studi col rametto di mandorlo! 🙂

  6. Ossidia ha detto:

    Ecco il mio avatar. 😛

  7. FulviaLeopardi ha detto:

    non ho mai visto in giro blog terapeutici…ma non credo di essermi persa poi molto 😉

  8. camu ha detto:

    @FulviaLeopardi: io invece penso che ogni blog sia in qualche modo terapeutico, perché ci aiuta a condividere i problemi e gli eventi quotidiani, rendendoli meno pesanti e difficili da superare 😉

  9. Giofilo ha detto:

    E bravi Tommy e Ossidia! Speravo in qualche domanda più curtigghiara (cioè squisitamente pettegola) sulla loro vita di coppia (sul web e non)… ma d’altronde le loro liti sono già on-line 😀

  10. camu ha detto:

    @Giofilo: infatti, non aveva senza rigirare il coltello nella piaga, si fanno già del male da soli!

Lascia un commento