due chiacchiere

Thank God it’s Friday

Non faceva  ancora quel caldo afoso tipico dell’estate in tante parti d’Italia, ma le temperature più che primaverili, quest’anno, non promettevano nessuno sconto. Per fortuna era arrivato il fine settimana. Si prospettava un lungo e piacevole ponte lavorativo: la festa della Liberazione era tradizione che Laura ed Enrico si organizzassero con i loro amici per andare a passare una bella giornata fuori porta. Il meteo, anche quest’anno, anzi decisamente quest’anno, sembrava dalla loro parte. C’era una riserva privata, ad una mezz’oretta di macchina dalla città, che avevano eletto a loro posto “ufficiale” per queste occasioni. Un immenso prato verde si distendeva tra le colline piene di alberi e vegetazione selvaggia, e lungo la strada per inerpicarsi verso questo angolo di paradiso, si poteva osservare l’intera città sdraiata sonnecchiante sulla valle sottostante. Trattandosi di una meta molto gettonata, che attraeva gente da tutti i paesini del circondario, cercavano sempre di partire presto, così da accaparrarsi uno dei tavolacci in legno sparsi sotto gli alberi, possibilmente non distante dalle griglie.

Già, perché tra le varie amenità offerte dalla tenuta di San Sebastiano, c’erano tre giganteschi barbecue, lunghi almeno cinque metri a testa. Tenuti sospesi sulla brace da dei tiranti agganciati ad una struttura soprastante, era possibile regolarne l’altezza previo consenso di tutti i proprietari di bistecche che in quel momento occupavano un appezzamento della griglia. Ogni tanto qualcuno portava qualche ciocco di legno per ravvivare il fuoco, mentre tutt’intorno uomini e donne erano all’opera per rivoltare bistecche, salsicce arrotolate, arrosticini di maiale, e tutto quanto i carnivori del posto fossero in grado di divorare. Una volta una famiglia aveva portato persino un mezzo maialino per intero, e lo stava lentamente rosolando sul bordo di una griglia. La giornata aveva i suoi rituali: la preparazione del tavolo, la stesura delle coperte sull’erba, le interminabili partite a carte. Poi arrivava l’ora del pranzo, il pisolino incoraggiato dalla brezza fresca e dalla pancia strapiena, e due calci ad un pallone prima di riporre tutto l’armamentario nelle borse e tornarsene a casa felici e soddisfatti.

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