due chiacchiere

Una democrazia malata

A guardare il film Sicko di Michael Moore passa la voglia di andare negli Stati Uniti, e quasi quasi anche il sistema sanitario italiano sembra migliore. Sicuramente viene da chiedersi: ma com’è possibile che una nazione così potente, esportatrice di democrazia (almeno così si definiscono), in cui la crescita interna è mediamente superiore a quella europea, soffra poi di contraddizioni così evidenti. Sul suolo americano sono nate molte delle cose che utilizziamo oggi, dagli iPod ad internet, dai codici a barre del supermercato ai sensori delle macchine fotografiche digitali. Eppure questa fucina d’idee non è in grado di curare in maniera soddisfacente i propri malati. Neppure quelli che hanno dato una mano per il prossimo.

In effetti qualcosa non va

Posso confermare che il racconto non è tutta propaganda anti presidenziale: persino mio suocero, che abita dall’altra parte dell’oceano, ha avuto recentemente problemi a farsi dare l’assistenza sanitaria, dopo essersi messo in pensione. Decenni di contributi al sindacato non gli sono serviti a nulla, nessuno l’ha protetto quando ce n’era bisogno. Ma d’altro canto cosa si può pretendere quando una cosa fondamentale come la salute pubblica, viene messa nelle mani di aziende private: il loro principale obiettivo sarà quello di fare profitti, non di assistere i propri clienti. Con la complicità dei medici e degli ospedali che praticano prezzi mostruosi: riattaccare un dito può costare, dice Moore, fino a 60 mila dollari.

Un colpo al cerchio e…

Certo, volendo fare una lamentela bipartisan, bisogna dire che anche in Italia qualche problema c’è ancora oggi. Ospedali spesso fatiscenti, medici sottopagati, liste d’attesa lunghe anche vari mesi: io per un richiamo di un vaccino dovrò aspettare quasi due mesi. Eppure pagherò la “tassa sulla ricetta” di dieci euro, oltre al ticket dovuto. Senza contare tutti coloro che “abusano” del fatto che il servizio è gratuito: hai mai provato a fare un giro di notte in qualche pronto soccorso? La moglie di un mio amico ci lavora, e ti lascio immaginare cosa ci racconta. Più che un reparto, sembra un ostello. Ecco come mai Moore nel suo documentario, quando accenna alla situazione europea, si limita a parlare di Francia ed Inghilterra.

Commenti

  1. Trap ha detto:

    I “decenni di contributi al sindacato” a cosa servirebbero? 🙂

  2. camu ha detto:

    Da quelle parti, quando lavori, se non sei iscritto al sindacato di categoria, non sei nessuno… e poi visto che hanno i fondi pensione, sono loro a gestire il tuo (come vorrebbero fare in Italia) e che ti danno poi la cosiddetta “buonuscita” quando smetti di lavorare. Quindi credo sia obbligatorio essere iscritti 🙂

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