due chiacchiere

Carciofi bolliti

Il titolo potrà certo risultarti impronunciabile, me ne rendo conto. Ma è un modo come un altro per stimolare la tua curiosità. Non ti svelerò la “traduzione” in italiano di quelle due parole, però ti propongo una ricetta semplice e sfiziosa per un contorno di stagione, da servire come “passatempo” tra il secondo e la frutta. Se vuoi comunque provare ad indovinare cosa vogliano dire le due parole del titolo, ti basta leggere la ricetta. Google ho già visto che non ti aiuta molto!

Ingredienti per 4 persone
8 carciofi di medie dimensioni, possibilmente della qualità “mamme” (come la chiamano al mio supermercato), 1 limone, 4 cucchiai d’olio extravergine d’oliva, 1 cucchiaino d’aceto balsamico, sale.
tempo di preparazione: 30′ per la cottura. strumenti di lavoro: una pentola, una ciotola, un cucchiaio, una forchetta

Pulisci i carciofi togliendo il gambo ed un “anello” di foglie esterne. Lavali abbondantemente sotto acqua corrente, avendo cura di allargare un po’ le foglie per eliminare eventuali impurità o piccoli insetti annidati all’interno. Riempi la pentola d’acqua, aggiungi un cucchiaio di sale e metti i carciofi a bollire, a fuoco vivace. Dopo circa 30 minuti, scolali e lasciali raffreddare un po’.

In una ciotolina spremi il limone, aggiungi l’olio, l’aceto balsamico e due pizzichi di sale. Con la forchetta mescola bene il tutto, fino ad ottenere un composto omogeneo. Aiutandoti con il cucchiaio, versa tra le foglie dei carciofi (che si dovrebbero essere allargate per via della bollitura) questo condimento, e servi ancora tiepidi in un piatto di portata. Da mangiare “spiluccando” le foglie in compagnia.

Commenti

  1. Artemisia ha detto:

    Confermo. E’ una ricetta ottima nella sua semplicità. Io però non uso l’eceto balsamico, questione di gusti 🙂

  2. Trapanator ha detto:

    A volte si dice “vugghiati” 🙂 al posto di “udduti”

  3. camu ha detto:

    vugghiati non l’avevo mai sentito dire, ma si sa, le varianti sono sempre tante che uno non le conosce mica tutte eh eh. riguardo alla versione senza aceto balsamico, era quella preferita da mio nonno… quest’aggiunta “moderna” l’ho fatta io per sperimentare eh eh

  4. Trapanator ha detto:

    “A pignata tagghiata, nu vugghia ma’”

  5. camu ha detto:

    Dunque, in quel caso ci va la “v” davanti perché la parola che precede finisce per “u” , quindi suonerebbe male dire “nu ugghia mai” e ci si mette la v. Resta il fatto che ogni zona ha il suo specifico dialetto, un po’ come in Trentino credo, no? 🙂

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