due chiacchiere

Archivio degli articoli in biblioteca, pagina 13

A cena in un ristorante americano

Quando ti trovi in giro per il mondo, a tutto puoi rinunciare, tranne che a mangiare. Arriva così prima o poi il momento di affrontare le nostre lacune linguistiche in un luogo famigerato e temuto, specialmente da noi italiani: il ristorante. Abituati da sempre alla suddivisione in antipasti, primi, secondi e contorni, in America ci troveremo spiazzati a leggere un menu che elenca entrées, (main) courses, appetizers and pastas (rigorosamente con la s finale, che rende il tutto vagamente spagnoleggiante). Ci sarebbe da dedicare un’intera categoria a questo argomento, ma partiamo dalle basi per fare almeno una figura decente davanti alla cameriera.
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Ascoltiamo il buon Dan Hesse

Ora che la primavera è iniziata (almeno sul calendario, da queste parti), la gente inizia a programmare i viaggi per l’estate, e spesso si tratta di mete all’estero, non di rado negli Stati Uniti. Un po’ come per la prova costume, è bene cominciare ad allenarsi sin da adesso a comprendere quello che i nostri interlocutori stranieri vorranno dirci, quando ci troveremo costretti a non poter parlare Italiano. Per aiutarti, ti propongo uno spot che sta andando in onda in queste settimane, con protagonista l’Amministratore Delegato di una compagnia telefonica mobile. Una specie di Giovanni Rana americano che mette la sua faccia in prima linea per promuovere i prodotti della sua azienda. Il suo tono di voce pacato e le parole scandite, lo rendono ideale per far pratica con l’ascolto. La trascrizione, come sempre, si trova subito sotto il video. Leggi il resto di Ascoltiamo il buon Dan Hesse

A face i will remember for a long time

Enrico era salito su quel treno da non più di 10 minuti quindi una voce gracchiante annunciò dagli altoparlanti che a causa di un guasto tecnico, la prossima sarebbe stata l’ultima fermata. “Non si può proprio far affidamento sui treni, in questo Paese” disse sorridendo, come pensando ad alta voce, la ragazza seduta di fronte a lui. All’inizio non l’aveva neppure notata, intento a giocherellare con il suo telefonino. Quando alzò gli occhi, vide la ragazza che s’era presentata al posto di Lorenza qualche giorno prima per pulire l’ufficio e svuotare i cestini. “L’unica nota positiva è che in genere ti puoi godere il paesaggio mentre viaggi” le rispose, con una lieve nota di rassegnazione. Lei non sembrava averlo riconosciuto, ma d’altronde era normale: la fisionomia di Enrico era assolutamente normale, nella media. Persino al lavoro, qualche settimana prima, una nuova impiegata dopo due o tre volte che s’erano parlati, aveva stentato a riconoscerlo e gli aveva chiesto se fosse mandato dalla ditta per una riparazione. Leggi il resto di A face i will remember for a long time

Dimentica i tuoi problemi in inglese

Il Dottor Casa ultimamente mi sta appassionando sempre di più, e non finirò mai di ringraziare abbastanza il mio amico Matteo che all’epoca mi diede la possibilità di scoprirlo prestandomi i DVD per recuperare le puntate perdute 🙂 La puntata della scorsa settimana è costruita intorno ai sogni di Lisa Cuddy, e di più non posso dirti perché non vorrei rovinare la sorpresa agli spettatori italiani che, immagino, sono un po’ indietro rispetto a noi qui in America. Uno dei sogni è questo bellissimo balletto di Gregory e Lisa, che ho deciso di sfruttare per la mia periodica lezione d’inglese (allenamento dell’ascolto). Una curiosità: i ballerini della coreografia sono tutti presi dall’equivalente americano di Amici. Chissà se in Italia fanno lo stesso. La trascrizione del testo (Get Happy di Judy Garland) è subito dopo il video. Leggi il resto di Dimentica i tuoi problemi in inglese

Facciamo un patto, in inglese

Da tempo non prendevo spunto dal blog dei miei insegnanti preferiti per la periodica lezioncina d’inglese. La nostra professoressa ci parla della parola deal, che a seconda del contesto in cui viene collocata, assume diversi significati. Essa può avere il ruolo sia di nome sia di verbo ed in quest’ultimo caso può essere usato in forma sia transitiva che intransitiva. Ricordiamo che un verbo è transitivo quando regge un complemento oggetto, mentre è intransitivo nel caso contrario 🙂 Il mio maestro alle medie ci spiegò che “transitivo” vuol dire che transita, ovvero fa passare, l’azione dal soggetto al complemento oggetto. Il che rende più facile ricordarsene all’occorrenza: il verbo leggere in “io leggo un libro” è transitivo, mentre correre in “io corro” è intransitivo. Leggi il resto di Facciamo un patto, in inglese

I will be there by your side

Non puoi capire in che direzione è andato il treno semplicemente osservando le rotaie. Era una frase che Enrico aveva letto una volta da qualche parte, e che risuonava sempre nella sua testa quando avvertiva quella sensazione che ci fosse qualcosa che non tornava. Per un motivo totalmente impalpabile, era come se nella faccenda di Miriam, la stagista annunciata da Papucci, mancasse un tassello, come se si trattasse di una storia incompleta. La ragazza s’era presentata solo pochi minuti prima, ma era probabilmente l’opposto di come Enrico ed Alessandro se l’aspettavano: capelli scuri, occhi castani accentuati da una matita scura sulla palpebra inferiore, piercing al labbro inferiore, giubotto in pelle ed anfibi neri. Eppure quell’abbigliamento così “dark”, apparentemente messo insieme a casaccio, lasciava intravedere la cura ossessiva nell’abbinare il tutto insieme in uno stile persino piacevole. Anche se Enrico non aveva mai capito e condiviso questa cosa degli “emo” o come accidenti si chiamassero i seguaci della filosofia del nero. Leggi il resto di I will be there by your side

Ho comprato una canteen per il vino

Questo 2011 iniziato ormai da un po’, si sta rivelando fin troppo pieno d’impegni per i miei gusti. Molte cose da fare, alcune per dovere, altre per piacere, che finiscono per consumare in fretta le 24 ore che ci vengono assegnate quotidianamente. Da tempo, ad esempio, avevo in mente quest’articolo sui falsi amici, le parole inglesi che, pur assomigliando a parole italiane, hanno un significato completamente diverso. Già in passato ho avuto modo di citare fine oppure sale. Oggi torno sull’argomento con alcune nuove entrate, a partire da quella del titolo, appositamente inserita in un contesto fuorviante 🙂 Infatti, la canteen non è la cantina a cui molti potrebbero pensare, bensì la borraccia. Tipo quella che i ciclisti tengono attaccata alla bici mentre pedalano in giro per il mondo. La mia la uso durante il giorno, dopo aver letto che chi fa vita sedentaria d’ufficio, dovrebbe bere almeno un litro d’acqua al giorno per mantenere i reni in funzione. Leggi il resto di Ho comprato una canteen per il vino

Il primo poliziotto a morire

Qualche tempo fa ho scritto sul blog le mie impressioni su un audiolibro di James Patterson che avevo scaricato gratuitamente da Audible.com, The postcard killers. Visto che m’era piaciuto, Silvana nei commenti mi consigliò di trovare un altro lavoro dello stesso autore: Primo a morire. Stavolta non avevo più la promozione, ma devo dire che i 10 dollari spesi per acquistarlo sono stati abbastanza ben spesi. Il libro racconta la storia di Lindsay, una giovane detective della polizia di San Francisco che si trova ad affrontare due sfide parallele: una personale contro una rara malattia del sangue, ed una professionale per acciuffare un killer che sembra accanirsi su coppie di giovani sposini. Un tipico poliziesco che non mancherà di affascinare gli amanti del genere, e di attirare verso questo filone letterario quelli che, come me, non l’avevano mai esplorato in precedenza (se non ai tempi di Topolino e del Commissario Basettoni). Qui nel seguito parlerò un po’ della trama in dettaglio, senza comunque svelare il finale, quindi vedi di regolarti sul proseguire o meno la lettura. Leggi il resto di Il primo poliziotto a morire

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