due chiacchiere

Archivio degli articoli in biblioteca, pagina 15

You’d better never let it go

Premessa: anche se non stai seguendo il mio racconto, questa puntata ti coinvolge personalmente, ho bisogno del tuo parere, quindi t’invito a votare la tua preferenza (vedi sotto) 🙂 Grazie.

La sera prima avevano dato in tv un vecchissimo film con Bud Spencer e Terence Hill, uno di quelli che ricordavano ad Enrico la sua adolescenza: le estati passate a macinare chilometri in bicicletta con gli amici del quartiere, a lucidare quel “bolide” di cui andava tanto fiero, ad imparare i trucchi del mestiere dal nonno agricoltore. Lo zio andava a noleggiare, una volta alla settimana, una bobina (altro che videocassette o dvd) con un film uscito da poco, montava tutto l’armamentario di proiezione con tanto di schermo bianco, poi si sedevano sulla grande veranda e si gustavano questo cinema “fatto in casa” d’altri tempi. Di quel periodo ricordava sempre con piacere la serenità, la spensieratezza ed i profumi della campagna. Leggi il resto di You’d better never let it go

Your love is my only desire

Serena ed Emanuele, i due colleghi di Laura che seguivano con lei i corsi di specializzazione, oggi sembravano in gran forma. Era il giorno prima di un esame, ed i tre s’erano dati appuntamento in biblioteca per ripassare, fare delle prove, e rivedere gli argomenti prima dello scritto. Non erano mai stati eccessivamente aperti verso il resto del gruppo, eppure da qualche settimana avevano quasi radicalmente cambiato atteggiamento. In particolar modo nei confronti di Laura. Che evidentemente aveva trovato questo cambio di rotta un po’ sospetto, ma com’era nel suo carattere, aveva finito per convincersi che tutti, prima o poi, tornano sulla retta via. E si rendono conto che la cooperazione paga meglio del conflitto: l’unione fa la forza, dice un vecchio detto popolare. La materia che avrebbero dovuto affrontare era particolarmente tosta: neurochirurgia infantile. Il professore era un tipo un po’ fuori dagli schemi classici, un ricercatore sulla quarantina che non di rado indossava sandali anche d’inverno, dimostrava di non saper usare un comune pettine e con la fissazione sull’uso delle nuove tecnologie per correggere difetti congeniti del cervello nei neonati. Leggi il resto di Your love is my only desire

Le malattie americane

In metropolitana, nelle ultime settimane, la percentuale di passeggeri che tossisce, starnutisce o si soffia il naso è aumentata notevolmente: tutta colpa del freddo repentino che c’ha colto tutti di sorpresa. Sembra una frase fatta, ma è proprio vero che non esistono più le mezze stagioni: fino a metà ottobre avevamo delle piacevoli temperature di fine estate, con serate in cui era persino bello starsene seduti fuori in veranda ad ascoltare i grilli, poi tutto d’un tratto, bum, crollo dei valori e corsa ad accendere i termosifoni. Mi sembra normale che il corpo presenti subito il conto, manifestando le comuni malattie del periodo: cold, flu, sore throat, cough. Nella semplicità della lingua inglese, il sostantivo “freddo” è collegato direttamente alla malattia: d’altro canto spesso il raffreddore è associato a brividi e quant’altro, no? Flu, invece, è il risultato della solita pigrizia linguistica americana: tecnicamente dovrebbe essere influenza, proprio come in Italiano. Sore, da non confondere con sour (acido), è un aggettivo e significa indolenzito: associato alla gola, si può tradurre con gola infiammata. Leggi il resto di Le malattie americane

Il tappetino e la tazza

Con tutto il lavoro che mi sono messo sulle spalle per la riscrittura del plugin per iscriversi ai commenti, sto trascurando alcune rubriche del blog. L’altra sera ero in bagno, pronto per farmi una bella doccia rinfrescante prima di andare a dormire. Il tappetino antiscivolo che metto fuori dalla vasca per quando ho finito, non era al solito posto, così ho chiesto alla moglie se l’avesse messo a lavare. Ti chiederai perplesso: e a me che ciufolo me ne importa di tutto ciò? Beh, sunshine dalla cucina m’ha risposto yes, the mat is in the washer, go get it if you want to use it. Notato nulla di strano? Il tappetino del bagno non si chiama carpet, ed a dire il vero questa è una parola che gli americani riservano a quella che noi chiamiamo moquette. Per esempio, il tappetone sotto il divano si chiama rug. Da quello che ho capito, se è peloso e grande in genere è un rug, altrimenti è un mat. Analogo discorso vale per tutti i rivestimenti che noi italiani accomuniamo sotto la voce parquet. In una nazione dove la maggior parte delle case sono di legno, è normale avere un linguaggio più specializzato per queste cose. Un po’ come gli eschimesi hanno un sacco di modi per dire ghiaccio. Leggi il resto di Il tappetino e la tazza

The streetlight effect

L’effetto lampione (che in inglese suona molto più “figo”, come sempre) è una teoria elaborata da uno scienziato americano come base di una critica all’intero sistema scientifico internazionale, ed al modo di approcciarsi alla ricerca della verità. Prende spunto da una barzelletta in cui c’è un ubriaco inginocchiato sotto un lampione che sembra cercare qualcosa. Un passante, incuriosito, si ferma e gli chiede se ha bisogno d’aiuto. “Amico, ho perso il portafogli e non riesco più a trovarlo” gli fa l’ubriaco. “Sei sicuro di averlo perso in questo punto?” dice il passante, dandosi un’occhiata in giro. “No, anzi sono quasi certo che sia lì in quel parcheggio al buio” risponde, puntando il dito verso un’area ad una decina di metri di distanza, completamente buia. “E allora perché lo stai cercando qui, scusa?” si stupisce l’altro. “Beh, perché qui c’è più luce”. Dietro l’umorismo della battuta finale, si nasconde una triste verità che affligge non solo la ricerca scientifica, ma il modo stesso in cui costruiamo la nostra vita: a volte abbiamo la sensazione che la verità non sia dove la stiamo cercando, eppure la luce rassicurante del lampione ci spinge a perseverare in quella direzione, facendoci a volte costruire un castello di verità surrettizie al solo scopo di giustificare quello che non riusciamo a trovare. Leggi il resto di The streetlight effect

Lo spelling americano con i nomi

In Italiano, quando dobbiamo scandire una parola lettera per lettera (o come direbbero gli inglesi, quando ci viene chiesto di farne lo spelling), siamo soliti usare i nomi di città: la T di Torino, la D di Domodossola, la C di Como e via dicendo. Arrivando negli Stati Uniti, una delle prime difficoltà che ci si trova davanti è il diverso sistema usato qui per scandire le parole. Specialmente all’inizio quando la pronuncia è ancora quella che è, lo spelling è una pratica più necessaria che utile, per farsi capire. Qui, al posto delle città, usano i nomi di persona. E fin qui nulla di complicato, se non che bisogna conoscere sufficienti nomi inglesi per coprire l’intero alfabeto 🙂 Oggi voglio allora darti una mano elencando i nomi che uso io, invitandoti a suggerirmi qualcosa di meglio, se anche tu hai dovuto affrontare la penosa pratica dello spelling. Leggi il resto di Lo spelling americano con i nomi

You see the stars falling down

Matilde era tutto l’opposto di come Enrico ed Alessandro l’avevano immaginata tante e tante volte: la loro ipotesi di vedersi arrivare la “solita” ragazza con gli occhiali, topo di biblioteca, intimidita da qualsiasi rapporto sociale, s’era rivelata completamente infondata. Ma la cosa che colpiva di più era il suo carattere spontaneo, fresco ed interessante. Non c’era dubbio, lei stessa era ben consapevole della sua bellezza, ma non la faceva “pesare” di certo e non s’atteggiava affatto a prima donna, anzi. Il capufficio dispose che venisse aggiunta una scrivania nella stanza dei due compari, e quando venne a dare un’occhiata la mattina dopo, approfittando del fatto che lei non era ancora arrivata, lanciò un’occhiata maliziosa ai suoi due sottoposti e sorridendo li ammonì “Mi raccomando, non fate che vi trasformate nel gatto e la volpe. Voglio che Matilde impari qualcosa da voi due, e che questa sua esperienza con noi sia per lo meno divertente e positiva. So che non mi deluderete”. Era uno di poche parole, e lasciò che i due deducessero tutto il resto. Leggi il resto di You see the stars falling down

E poi cominciarono a litigare

L’altro giorno sunshine (altrimenti nota come la moglie) m’ha girato una di quelle email divertenti che in genere si spediscono a tutti i contatti della lista. Ma stavolta direi che lo “spam” può essere usato in maniera costruttiva, per il mio appuntamento periodico con le curiosità dall’inglese. Una lista di situazioni ed episodi che di sicuro darebbero spunto ad un bel battibecco, nella vita reale:

One year, I decided to buy my mother-in-law a cemetery plot as a Christmas gift. The next year, I didn’t buy her a gift. When she asked me why, I replied, “Well, you still haven’t used the gift I bought you last year!”

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