Quella mattina, in ufficio sembrava esserci un gran fermento. Alessandro non diede neppure il tempo ad Enrico di posare la borsa ed accendere il computer: agganciando il suo sguardo sulla porta della stanza che condividevano, sembrava un bimbetto a cui avevano appena regalato un giocattolo nuovo, gli fece “Oggi arriva la stagista nuova, finalmente dopo tante ipotesi potremo scoprire la verità su di lei”. Da qualche settimana avevano saputo che al loro ufficio era stata assegnata un’aiutante, una conoscente del grande capo assunta più per togliere una disoccupata dalla strada per un po’ che per le sue reali competenze amministrative. E da allora s’erano scatenate le congetture più disparate su com’era, quanti anni aveva, quale scrivania avrebbe occupato e se avessero riorganizzato la dislocazione del gruppo per far posto alla nuova arrivata. Poi c’era tutto il capitolo su quali sarebbero state le sue mansioni, ed ovviamente il peccato originale di Monica Lewinsky, che macchia automaticamente tutte le stagiste del mondo, non risparmiava neppure questa poveretta. Leggi il resto di No turn on red
Archivio degli articoli in biblioteca, pagina 16
Mangia, prega ed ama
A quanto pare è tempo di shopping (vista la stagione di “saldi” che stiamo vivendo) per i giganti delle tecnologie: Cisco vuole comprarsi Skype, Intel sta acquisendo McAfee ed Infineon, ed Amazon che s’è appena comprato Audible. Quest’ultimo è uno dei più grandi portali americani di audiolibri, con un catalogo sconfinato di titoli, quasi totalmente in inglese, che vanno dalle grammatiche ai classici della letteratura, dai corsi di lingua ai best-seller appena usciti in libreria. Essendo io cliente Amazon, mi hanno regalato un buono per avere in omaggio due audiolibri a mia scelta, per provare il servizio. Trovandolo un ottimo modo per esercitare il mio inglese, per impegnare un po’ di tempo sull’autobus mentre vado al lavoro e per riposare gli occhi, ne ho approfittato subito ed ho comprato Eat, Pray, Love di Elizabeth Gilbert, letto per Audible dall’autrice stessa. Non so se in Italia è già uscito il film con Julia Roberts, attendo di leggere qualche parere in merito. Nel seguito racconterò (non in dettaglio) della trama, quindi se non vuoi sapere di cosa parla il libro, puoi anche fermarti qui 🙂 Leggi il resto di Mangia, prega ed ama
When you walked into my life
Quella sera i genitori di Laura festeggiavano il compleanno di Annalisa, la sorella minore che ancora viveva con loro. Avevano prenotato un paio di tavoli in un agriturismo a venti minuti dalla città, dove piano piano arrivarono parenti ed amici, una trentina di persone in tutto. Quel ristorante era familiare ad Enrico: era il posto dove aveva portato a cena Laura, quando finalmente lei s’era decisa a cedere a quel corteggiamento insistente ma mai invadente o petulante. Entrambi erano abbastanza imbarazzati, perché dopo mesi di considerarsi buoni amici, tutti e due sapevano che quella sera avrebbe segnato una volta nelle rispettive vite. Non serviva certo un genio a capire che quella sera l’uomo avrebbe fatto l’uomo, e si sarebbe dichiarato alla sua donna. Per entrambi non si trattava certo della prima volta, ma a queste cose non ci si abitua mai, e poi non erano più i ragazzini imbrufolati delle superiori, spesso dominati più dagli ormoni che dal raziocinio. Leggi il resto di When you walked into my life
La schiavitù del divertimento
Tra i post “a caso” che Google Reader Play mi propone la mattina, l’altro giorno ne è spuntato uno che m’ha fatto riflettere. Un confronto tra 1984 di Orwell e Il Mondo Nuovo di Huxley. Chi ha letto il primo o visto il relativo film, conosce quali siano le paure dell’autore per la nostra società: che un grande Governo imponga il proprio controllo assoluto sulla popolazione censurando le notizie, infliggendo punizioni corporali e spingendo così i cittadini all’obbedienza assoluta. Il Mondo Nuovo non lo conoscevo, ma stando al buon Wikipedia, il libro racconta una storia parallela. In cui il Governo del Mondo rende schiavi i cittadini non per la mancanza di notizie, ma al contrario perché ce ne sono troppe, e quindi il loro valore diminuisce fortemente. Il libro è stato scritto il secolo scorso, eppure pare che la sua profezia si stia avverando proprio ai nostri giorni. Volendo pensare alla guerra in Iraq, quello che dice Huxley è che per “controllare” i terroristi più che carri armati e mine, dovremmo mandare iPhone e televisori.
No stopping or standing
Laura stava attraversando un momento abbastanza stressante della sua vita. Sin da adolescente, la sua passione erano stati i bambini: era la baby sitter più amata dai piccoli del suo quartiere, in chiesa era stata animatrice ed educatrice per i ragazzi del catechismo, ed aveva sempre cercato di coinvolgersi in attività di sostegno alla sua comunità. Così quasi naturalmente s’era iscritta a medicina, completando il corso degli studi in leggero ritardo, ma con buoni risultati sul libretto. Adesso si stava specializzando in pediatria, ed all’ospedale le avevano trovato un posto con uno di quei contratti “a progetto” che tanto vanno di moda negli ambienti universitari italiani. Per lei, comunque, era stata una benedizione dal cielo, poter praticamente essere pagata per studiare. Specialmente perché cercava sempre di non pesare sulle spalle dei suoi genitori, i quali di sicuro non navigavano nell’oro. Gente onesta, che lavorava, avrebbe detto Celentano. Leggi il resto di No stopping or standing
Gli americani le vogliono corte
Nel titolo, se non si fosse capito, mi riferisco alle parole, caro il mio lettore malpensante! Oggi, dato che siamo in clima di ferie, mando in replica una puntata del mio corso d’inglese per tutti, andata in onda un paio d’anni fa. Dove parlavo di una delle tante forme per abbreviare le parole che qui vanno tanto di moda. Ad esempio, il nostro supermercato si chiama ShopRite. Si tratta di una catena, un po’ come in Italia può essere il Carrefour o l’Esselunga o ancora l’Auchan. Notato qualcosa di strano nel nome? L’errore nello scrivere la parola right (giusto, bene, corretto) è voluto: ho già detto che gli americani sono pigri quando parlano e scrivono, e questa ne è l’ennesima conferma. Visto che la pronuncia è la stessa, perché scrivere right quando si può usare il più breve rite? Se quindi vieni in vacanza in America, non preoccuparti di leggere parole come nite, lite, brite (rispettivamente notte, luce e brillante): il tuo maestro d’inglese non era un asino, sono gli americani a storpiare le parole. Leggi il resto di Gli americani le vogliono corte
Contro il logorio della vita moderna
Specialmente in questo periodo, il ritmo lavorativo in ufficio è abbastanza più tranquillo del solito. A volte mi metto ad aggiornare e migliorare il mio plugin, altre volte leggo articoli per tenermi al passo con le tecnologia. Ma ci sono occasioni in cui voglio semplicemente rilassare il mio cervello (rigorosamente nella pausa pranzo, in caso il mio capo stesse leggendo queste righe eheh). C’è un sito gestito da un ragazzo australiano che mi fa scompisciare dalle risate, che leggo “a piccole dosi” di tanto in tanto. In pratica è una specie di blog dove ogni articolo è uno scambio di email tra David (il tenutario, di mestiere grafico) ed un’altra persona: colleghi di lavoro, clienti, negozi che chiedono di saldare i debiti. L’umorismo tipico inglese con cui lui risponde ad ognuno dei suoi interlocutori è davvero incredibile. Senza considerare che le situazioni descritte dalle email, spesso càpitano anche a noi, e diventa quindi ancora più facile mettersi nei suoi panni o in quelli del malcapitato di turno. Quindi visto che siamo ad Agosto, niente “lezione” d’inglese oggi, ma solo un modo per allenarsi divertendosi.
Che casino le misure americane
Ricordo sempre quando in Italia andavamo all’Esselunga a fare la spesa: mentre la moglie si occupava di detersivi e frutta fresca (che io a quanto pare “non so scegliere” vabbé) io andavo al banco dei salumi per ordinare 200 grammi di prosciutto fresco o qualche fetta di prosciuttella, che pare sia un miscuglio non meglio identificato di prosciutto e mortadella. La stessa operazione non è altrettanto semplice qui in America, dove le unità di misura sono praticamente diverse dal resto del mondo, ed ovviamente non seguono il sistema metrico decimale. In altre parole, non esiste l’equivalente di un etto, ma bisogna dire “un quarto di una libbra”. Una libbra (ovvero un pound) equivale a 16 once, o per gli europei, a circa 450 grammi. Half a pound of Bologna (pronunciato boloni) sono quindi circa 200 grammi di mortadella. Una volta la mia pessima pronuncia di half a pound ha fatto capire al tipo al bancone a pound e quando mi sono accorto che aveva già affettato quasi mezzo chilo di formaggio, m’è preso un colpo 🙂 Leggi il resto di Che casino le misure americane