due chiacchiere

Archivio degli articoli in biblioteca, pagina 14

La terminologia fiscale americana

Le curiosità sulla lingua inglese, stando ai miei archivi, si sono prese una bella pausa. Ma non temere, non ho abbandonato quest’appuntamento periodico, per la gioia di grandi e piccini. Lo spunto di oggi mi viene dai vari Form W-2 che ci stanno arrivando in questi giorni: un documento che potremmo considerare stretto cugino dell’italiano CUD, dove sono riassunti i compensi percepiti nell’anno appena trascorso, le tasse pagate e via dicendo. La struttura è molto simile, ed i numeri che contiene andranno trascritti sul Form 1040, che come puoi intuire è a sua volta l’equivalente americano del Modello 730. Leggi il resto di La terminologia fiscale americana

Will you break my mind apart?

NdA: quest’episodio è stato scritto in collaborazione con Simona. Se anche tu vuoi contribuire a scrivere la storia di Enrico e dei suoi amici, contattami e parliamone 🙂

Ero così agitata. Di certo ci doveva essere stato un gran parlare sul mio arrivo. Ero lì per uno scopo e nulla mi avrebbe fermata. Di solito non prendo mai l’ascensore, ma quel giorno lo specchio al suo interno mi serviva per dare un ultima occhiata a quel look stravagante: ero passata dal mio colore nero, naturale, ad un castano con ciocche rossastre. Unico modo per non farsi riconoscere dal Maestro. Alle 9.30 ero già davanti alla porta dei miei colleghi che all’improvviso avevano smesso di parlare per fissarmi: avevo intuito che l’argomento della loro discussione ero io. ‘Devo parlare con il capo, mi sta aspettando.’ Mi guardavano entrambi con aria scioccata e stupita: probabilmente si aspettavano la ragazza grassoccia, con gli occhiali spessi e con l’aria da sfigata. Uno dei due, dopo si sarebbe presentato col nome di Alessandro, si propose di accompagnarmi. Leggi il resto di Will you break my mind apart?

La lingua corta degli americani

Ricordo ancora quand’ho scattato quest’immagine: era l’estate del 2008, io ero da pochi mesi arrivato in questa terra di meraviglie, e già sentivo la nostalgia del mare nostrum. Così con la moglie andammo a fare un weekend sulle dorate spiagge del sud del New Jersey. Ed in un parcheggio notai un singolare cartello, che confermava una mia teoria: gli americani sono pigri, meno parole usano e meglio è per tutti. L’ovomaltina, famosa polvere al cioccolato da sciogliere nel latte, qui si chiama Ovaltine, per fare un esempio. Oppure il lunghissimo “allacciare le cinture di sicurezza” diventa un ben più corto buckle up. Leggi il resto di La lingua corta degli americani

I can still feel it inside me

[NdA: per i più distratti, dare una lettura veloce all’episodio 10]. Enrico arrivò in ufficio più presto del solito quel giorno. Le temperature miti della primavera l’avevano messo di buonumore, anche perché si prospettava una giornata tranquilla, senza grosse novità all’orizzonte. Poco prima dell’ora di pranzo, Papucci entrò in stanza ed annunciò, con il suo modo di fare pomposo ma mai arrogante, che finalmente gli avevano approvato la richiesta di avere una stagista che li aiutasse a sbrigare le questioni amministrative di cui finora s’erano occupati lui ed Alessandro. “Mi raccomando, Miriam è qui per imparare qualcosa da voi due, vedete di non deludermi”. Perché quel nome suonava fuori posto ad Enrico? Questa giornata era proprio strana: prima il dejà-vu appena svegliato, poi le chiavi magicamente apparse sul tavolo della cucina, ora questo nome a cui però non riusciva a collegare alcun volto. Appena Papucci andò via, iniziarono a dibattere sulle ipotetiche sembianze fisiche di Miriam, e vista la storia recente delle altre stagiste arrivate in azienda, non c’era da sperare poi tanto. Leggi il resto di I can still feel it inside me

Inglesi ed americani a confronto

Abitando in Italia, sicuramente sarà più probabile che tu vada in Inghilterra che non negli Stati Uniti. Allora ho pensato di dedicare una lezione alle tanto “chiacchierate” differenze tra l’inglese britannico e quello americano. Nulla di difficile, ma qualche incomprensione si potrebbe creare, usando la parola sbagliata nel contesto sbagliato. Per esempio, se in America suggerisci al tuo amico di take the lift and go to the third floor, ti guarderà con aria perplessa: lift è l’ascensore britannico (elevator in America) ed è la voce del verbo tirare in americano.  Oppure quando vai a fare il pieno di benzina, al distributore inglese dirai petrol, mentre qui sarà il gasoline (spesso abbreviato come gas). Ma il più divertente, che crea qualche confusione, è il verbo to hire: assumere una persona in americano, noleggiare (in genere un’automobile) per i londinesi. Quindi non dire mai I want to hire a car all’autonoleggio dell’aeroporto di New York, il tipo ti prenderebbe per matto. Leggi il resto di Inglesi ed americani a confronto

I love the way it hurts

Allo scoccare delle sette in punto, la radiosveglia s’accese come tutte le mattine, diffondendo nell’aria le ultime notizie del giornale radio. Nel letto le lenzuola si mossero leggermente, mentre Enrico emise una specie di mugugno-grugnito, evidente manifestazione del proprio disappunto nel doversi già svegliare. Il silenzio, la temperatura perfetta e la penombra invogliavano di certo a rimanere avvolti in quello stato di pace e quiete. Ma per fortuna il profumo del caffè appena fatto e di cornetti croccanti sfornati al momento, aiutavano il ritorno dal regno di Morfeo. Quando Laura si avvicinò al suo orecchio, Enrico ebbe come un dejà-vu, e l’impressione fortissima di aver già vissuto quella stessa identica scena. La sua posizione nel letto, il modo in cui Laura s’era avvicinata, persino le stesse notizie di cronaca alla radio. Si guardò intorno un po’ stupito, e Laura notò subito che c’era qualcosa che non andava. Lui non voleva farla preoccupare, quindi cambiò subito argomento, abbracciandola ai fianchi e tirandola verso di sé. Leggi il resto di I love the way it hurts

Gli assassini delle cartoline

L’ultimo libro scaricato da Audible.com s’intitola The postcard killers, di James Patterson. Qui se n’è fatto un gran parlare nel periodo estivo, era uno dei best-seller in libreria. Così, spinto dalla curiosità e dal coupon che mi consentiva di ordinare un altro audiolibro gratis, l’ho scaricato e messo sul mio lettore mp3, per farmi compagnia la mattina mentre vado al lavoro. Sono arrivato a circa un terzo, e devo dire che dopo un inizio un po’ confusionario, la storia adesso sta prendendo forma, diventando ad ogni capitolo sempre più intrigante. Nel seguito parlerò della trama, se quindi non vuoi saperne di più per non rovinarti la sorpresa, puoi fermarti qui. La base non è certo nuova: il “solito” poliziesco dove un investigatore di New York si ritrova in Europa ad inseguire una coppia di assassini che, per motivi ancora non chiari, sgozzano giovani coppie di sposini in giro per il Vecchio Continente. Leggi il resto di Gli assassini delle cartoline

La lana, il legno, la stronza e la spiaggia

Uno dei problemi principali nell’imparare l’inglese non è tanto acquisire un discreto vocabolario di parole, quello è un compito che prende via un paio di mesi al massimo, per chi ha già una base scolastica abbastanza solida. Il vero ostacolo si chiama pronuncia, e può creare più confusione di quello che si possa pensare. Lo sapevi ad esempio che apple si pronuncia appol e non eppol come tutti dicono in Italia? All’inizio, quando parlavo dei prodotti di Cupertino, la gente non mi capiva, finché non ho scoperto il motivo. Gli accenti rientrano in questa categoria… che in inglese si dice càtegori e non catègori. Chi vuole contribuire a migliorare la propria pronuncia dovrà ricordarsi di dire contrìbiut, non còntribiut, addrèss e non àddress, ìmeg (con la g dura) e non imèg, e via dicendo. Ricorda inoltre che a differenza dell’Italiano, la h non è muta, ed aggiunge un suono aspirato o espirato alle vocali a cui si accompagna. Quindi eat ed hit potrebbero sembrare uguali per un italiano, ma la seconda, avendo la h espirata, è più hhhhit 🙂 Pensa ad avere uno specchio davanti a te ed ad alitarci sopra per appannarlo, l’effetto è lo stesso. Leggi il resto di La lana, il legno, la stronza e la spiaggia

Torna in cima alla pagina